La politica italiana – bloccata da un bipolarismo delle estreme che accentua l’autoreferenzialità e il corporativismo – è sempre più preda di tatticismi di potere e si avvita in una banalizzazione d’analisi dei problemi disarmante.

Impegnata a disegnare o a disinnescare complotti, cerca scorciatoie pericolose per affrontare i problemi del paese e soprattutto paralizza le riforme, quelle che strutturalmente disegnano i livelli di civiltà e di sviluppo di un paese, quelle necessarie per accedere stabilmente ai finanziamenti del NGUE.

La sfida per la conquista del potere diversamente dalla sfida per governare l’interesse generale del paese, si nutre di tattiche, di agguati, di ricatti al governo e di demagogia, complottismo, rivendicazionismo e giustizialismo per l’opposizione.

Il meccanismo bipolare, in un paese che ha una costituzione parlamentare, pone perennemente in conflitto la governabilità col ruolo del Parlamento e apre immense crepe negli schieramenti per la conquista dell’egemonia politica che non è più il confronto e la sintesi di un argomentazione intellettuale, ma un puro esercizio muscolare, una continua mediazione che paralizza le riforme.

Nessuno ha più un modello di sviluppo del paese tarato sull’interesse generale e adeguato ai problemi immensi che la globalizzazione e la crisi mondiale pone a tutti gli stati.
Rispetto alle sfide che il mondo ci pone in termini di efficienza, di rigore, di ricerca scientifica, di autosufficienza energetica, di efficienza del sistema paese e della sua rete infrastrutturale, la politica è assente, e si occupa di problemi marginali: di omofobia, del voto ai sedicenni, di ius soli, di far celebrare la messa alle donne, a volte invadendo spazi che sono religiosi e di altri stati, come il Vaticano, di come continuamente accrescere il ruolo delle autonomie locali, senza mai tagliare i livelli inutili e gli sprechi.

Nessuno pensa alla riforma fiscale, si continua a far pagare pensionati e lavoratori dipendenti ad aliquote piene e con anticipi certi e si tollerano evasioni di 120 mila miliardi di euro all’anno. Nessuno si azzarda ad avanzare una proposta perché comunque colpirebbe ceti parassitari di entrambi gli schieramenti. Un paese serio e maturo costruirebbe insieme al governo di solidarietà nazionale diretto con autorevolezza, capacità e successo da Mario Draghi, maggioranza e opposizione nel parlamento una riforma fiscale capace di colpire l’illegalità, di ridurre il deficit pubblico e di disegnare una frontiera di sviluppo per il paese e per le nuove generazioni.

Un paese moderno risolverebbe la riforma dello stato abolendo gli enti inutili, le province, ridurrebbe le comunità montane ed i comuni. Il sistema bipolare rende impossibile le riforme strutturali perché le riforme strutturali guardano all’interesse generale, mentre il sistema bipolare ai consensi elettorali per prendere il potere.

Per primi, il gruppo dirigente del PRI ha chiesto un governo di solidarietà nazionale a guida Draghi, i risultati si vedono: la pandemia è sotto controllo, la ripresa va oltre le più rosee previsioni, il NGUE ha ottenuto, grazie al prestigio di Mario Draghi, l’assenso europeo, siamo collocati in Europa e nel mondo con l’occidente. Questo influirà sullo sviluppo futuro della politica italiana.

FDI e la Meloni, eredi di una tradizione che è sempre stata fuori dall’arco costituzionale, si sono posti fuori dal disegno di solidarietà nazionale e mietono consensi fra le proteste e il malcontento corporativo. Meloni si illude che potrebbe essere il prossimo presidente del consiglio, anche se fosse il primo partito d’Italia. Non esiste un vincolo costituzionale secondo cui chi ottiene un voto più degli altri ha diritto a governare. Sono il frutto di fandonie costruite col maggioritario. Il presidente del consiglio viene indicato dal Presidente della Repubblica e deve ottenere la fiducia del Parlamento. Ammettiamo anche per un attimo che questo avvenga, come può la Meloni, che ha votato contro a  tutte le politiche del governo, essere credibile verso l’Europa che deve finanziare 7 anni di NGUE?

Ma allora siamo paralizzati? Sì se insistiamo con un sistema elettorale maggioritario che costringe a blocchi contrapposti e a schiacciarsi sulle estreme, no se si passa decisamente ad un sistema proporzionale che costringe tutti a presentarsi con una propria visione di mondo e a costruire  alleanze che abbiano forte il senso dell’interesse generale e siano in continuità con la politica del governo Draghi.

Non esiste ancora, oggi, una cultura politica che voglia rappresentare quello che ho chiamato più volte  il “patriottismo costituzionale repubblicano” che è fatto di dovere, di senso di responsabilità verso l’interesse generale, di virtù civile e di istituzioni che a loro volta perseguono il bene comune non interessi di parte.

Solo il PRI può essere il continuatore di questa tradizione che è sempre più necessaria ad evitare il declino politico amministrativo del paese. Per fare questo i repubblicani, tutti i repubblicani, quelli che militano all’interno del PRI e quelli che militano a destra come a sinistra o liberi pensatori, devono costruire il progetto liberal-democratico e non farsi distrarre dai tatticismi di Meloni, Salvini, Letta, Conte  e Grillo.

In questo percorso di presa di coscienza del degrado del paese, saremo coraggiosamente in prima fila con proposte, incroceremo molti scontenti, ma anche molte opportunità, soprattutto fra coloro che sono fuori dai sacri templi del potere, i giovani, coloro che non vogliono umiliarsi al desco dei potenti rinunciando alla libertà, gli scienziati, i ricercatori, e tutti coloro che vogliono contribuire a creare un paese migliore, più libero e moderno, più civile e sicuro, democratico, non perché governato in nome della maggioranza, ma perché tutela i diritti delle minoranze.

Incroceremo anche gli opportunisti, quelli che fiutano il vento e colgono ogni possibilità di tutelare sé stessi; occorre far valere le regole del rinnovamento che non sono autoritarie ma di buon senso, di generosità nel coniugare il ringraziamento a chi ha operato con la necessità del nuovo senza rivincite, ma riconoscendo il merito e l’impegno.

Ecco perché un tavolo delle forze liberal-democratiche repubblicane laiche costringe tutti a confrontarsi sui problemi e non più facilmente a schierarsi coi potenti o coi tatticismi. Il  tavolo, presieduto da Cottarelli, costringe tutti a riconoscere il merito di chi studia, interviene, si confronta e fa una sintesi intelligente. Il progetto di costruire questo polo deve darsi anche un orizzonte politico ed è quello di presentarsi alle elezioni politiche con un unico simbolo quello dell’ALDE, il gruppo europeo non socialista e non popolare.

L’illusione  di costruire un progetto liberal-democratico che sia una tattica per sostenere il sistema bipolare è appunto un’illusione che non solo non incide ma non viene considerata come un apporto culturale importante. In quella logica muscolare contano le promesse, non il fare che è la caratteristica repubblicana, democratica e liberale.

Li incontreremo, ma stavolta non dobbiamo farci distrarre dai ricercatori di poltrone strutturali che non hanno mai un sussulto di repubblicanesimo vero e dobbiamo tirare avanti, poi le alleanze le possiamo fare tutte, ma sulla base di programmi e di impegni concreti e avendo alle spalle un progetto che elabora contenuti e che aggrega forze di tradizione repubblicana, liberale e laica.

NON OLTRE IL PRI; MA AVANTI COL PRI VERSO L’ALTRA EUROPA E L’ALTRA ITALIA NELLA COSTITUENTE LIBERAL-DEMOCRATICA E REPUBBLICANA!