Per quanto l’élite rivoluzionaria si formi nel pensiero scristianizzatore e pluralista di Rousseau, sono rousseauiani il marchese di Condorcet, Manon Roland, Robespierre, Barnave, Rousseau non è il filosofo della rivoluzione. Rousseau non è un filosofo militante e infatti abbiamo citato quattro rivoluzionari che la pensano diversa su tutto. Soprattutto Rousseau non ritiene democratizzabile una nazione delle dimensioni e popolosa come la Francia. Taine che accusa Rousseau di essere il responsabile morale della rivoluzione, l’ha letto poco e male. E’ vero invece che il principale allievo di Rousseau contemporaneo della rivoluzione era convinto che sola un’Europa repubblicana potesse essere posta alla base della pace continentale e che l’abate Sieyés viaggiasse fino a Koenisberg, a suo rischio e pericolo, per mostrargli le bozze della Costituzione. Non fosse che se c’è la documentazione dei viaggi di Sieyés non possediamo uno straccio di prova che Kant, suddito prussiano, lo abbia mai ricevuto. Kant la rivoluzione la critica apertamente. Poco interessato alla questione politica, Kant è uno studioso del diritto per il quale un re non può essere processato da un Parlamento, tesi di Montesquieu e di tutti coloro che si opposero alla rivoluzione inglese. Sotto il profilo costituzionale invece, Kant distingue repubblica da democrazia, negando che la democrazia consenta quel principio di rappresentanza fondamentale per una repubblica. Infine Kant è pur sempre un allievo della logica di Wolff che non ammette un principio di contraddizione come quello rivoluzionario del “dispotismo della libertà”, dal suo punto di vista, una semplice insensatezza.

Per scovare un vero sincero filosofo della rivoluzione dobbiamo cercare in ambienti più giovanili, Fichte per qualche mese e poi gli idealisti Schelling ed Hegel. Schelling è sincero rivoluzionario fino a quando non ottiene una cattedra a Jena, praticamente intorno al 1796. Hegel è rivoluzionario ancora nel 1800 ed il suo pensiero non si distacca mai completamente da quell’epopea, “una splendida alba”. Hegel stenderà un filo rosso per tutto l’800. Detto di passaggio, Marx non fu allievo di Hegel, ma di Schelling a Berlino nel 1860. Ne la “Fenomenologia dello spirito” con la dovuta cura per la censura si affronta il significato del governo rivoluzionario. “La libertà assoluta è la morte”. Per cui la rivoluzione pone la libertà come un obiettivo indispensabile e primario, ma per tutelarla deve esercitare un limite. Questo è necessariamente dispotico. Il contraddittorio che scandalizzerebbe un Kant, esalta un Hegel. Egli fissa il principio dell’idealismo, per cui la contraddizione è la realtà delle cose, nello sviluppo della rivoluzione in Francia. E’ “l’idea” il concreto, non l’individuo che rimane meramente sacrificabile. O meglio l’individuo può essere solo ricompreso nel concreto dell’idea, il dovere nei confronti dello Stato.
Alcuni pensatori approssimativi hanno visto questa teoria, tra l’altro esposta nel linguaggio criptico ed oscuro della poetica tedesca della fine del 700, come il principio dell’assolutismo, persino del futuro totalitarismo. A tutti costoro rispose Goebbels, uomo di una certa intelligenza culturale. Quando i professori tedeschi gli chiesero di fare di Hegel il pensatore centrale della filosofia nazista, Goebbels li fece arrestare. Hegel non prospettava minimamente una soluzione autoritaria, piuttosto cercava un riconoscimento dell’individuo come cittadino, cioè di un uomo capace di compenetrare la legge dello Stato che solo lo tutela. Un individuo fuori dallo Stato, è come morto, anzi è morto, perché lo Stato promuove la libertà, non l’oppressione.

Non c’è da stupirsi se codini, bigotti, monarchici, indefessi avversari di ogni cambiamento abbiano sempre rifiutato un simile punto di vista, lo stesso de “il contratto sociale” del resto, Rousseau resta il punto di partenza. I repubblicani invece se ne impossessarono immediatamente. Mazzini ancora nel 1830 aspetta con ansia di ricevere l’ultima opera date alle stampe di Hegel. E’ la mistica della rivoluzione che ti lega, non la logica.