Durante i lavori del Gruppo Programma per l’Italia, quale coordinatore dello studio sulla riforma penale, ero stato più volte sollecitato ad accelerare i tempi, la riforma penale era la prima a dover essere messa sul tappeto ed è stato così.

Non si pensi tuttavia agli obblighi imposti dal PNRR;  al “ce lo chiede l’Europa”, perché in realtà l’Europa e le raccomandazioni di Bruxelles avevano riguardo in primo luogo alla Giustizia civile, alle sue lungaggini che rendono gli investimenti stranieri  improduttivi e sconsigliabili nel bel paese. E allora?

Diciamolo chiaramente, la battaglia sul penale è la battaglia contro quel partito dei PM che da trent’anni tiene in ostaggio la politica italiana, con la supervisione della ANM che controlla attraverso il CSM carriere e posizionamenti strategici nelle procure d’Italia.

La misura in questi ultimi mesi è risultata, anche ai piani alti, colma, così come la necessità di intervenire in fretta.

Ed è per questo che la riforma Bonafede, fatta dal Guardasigilli più impreparato ed etero diretto della storia della Repubblica, è stata difesa con attacchi durissimi al Ministro Cartabia, accusata di aver, Lei, Presidente emerito della Consulta, fatto una riforma incostituzionale.

Attacchi irrispettosi e offensivi giunti da parte del CSM,  del Fatto Quotidiano – il foglio delle procure e del M5S – ed infine dello stesso partito dei PM, in prima persona attraverso l’ANM.  Il buon Travaglio ha recitato il ruolo di artiglieria pesante dipingendo Draghi come “un figlio di Papà che non capisce niente” e la Cartabia come una “Guardagingilli”.

Sul piano del merito, poi, quello che è stato veicolato con la falsa indicazione di un intervento per salvare i processi per i reati più gravi è, in realtà, un intervento finalizzato a conservare il potere di interdizione del Partito dei PM, l’allungamento delle previsioni di improcedibilità in Appello e Cassazione risponde in realtà a tale esigenza di potere.

Tuttavia proprio tale potere deve e doveva essere meglio interdetto e ridotto con i controlli dei tempi di indagine e di rinvio a giudizio.

È per tale ragione, insieme al deputato Andrea Costa ed al collega Placanica delle Camere penali, ci siamo battuti sui tempi certi delle indagini preliminari ed il controllo di legittimità sulle proroghe delle indagini stesse, boccone questo sì indigesto al Partito dei PM e che sono certo si cercherà di limare in fase di discussione parlamentare, da parte di M5S e PD con preannunciati emendamenti. Lì avremo la prova provata della natura di sodali del Partito dei PM da parte di queste forze politiche.

Il PD si è dimostrato in realtà e gioco forza, cavalier servente del Partito delle Procure, del resto non avendo più i numeri per fare interdizione diretta, non poteva che giocare di conserva al M5S che con la maggioranza relativa conservava un potere reale di interdizione.

La partita non è ancora chiusa, a settembre, con i referendum che incombono, ne vedremo delle belle, cari lettori. Lo spettro del drone Bonafede, comandato da remoto, continua ad aleggiare sulle Camere.

Ciò che unisce PD e M5S è il comune interesse a difendere il PARTITO DI PM.