Successo ieri sera, a Parco Milvio, lungo il Tevere, per un nuovo concerto dal vivo di Roberto Kunstler, all’interno di una rassegna che ogni sera ha offerto interessanti contenuti. Davanti alla fine del mondo ormai è un piccolo classico. Una presenza discreta, ma invasiva. La storia la conosciamo. Grazie a Massimo Ricciuti, giornalista dell’Avanti! e fine musicologo, l’autore storico di Sergio Cammeriere incontra il pensiero e l’opera di Mauro Cascio. Nasce così la decisione di mettere in musica l’ultimo omonimo libro del filosofo pontino (oggi distribuito da Sony music in tutte le piattaforme online). «Sono temi originali, certo, declinati con maestria. Ma non è giusto dire sia stata una scoperta. I temi sono sempre stati con me. Mauro mi ha aiutato a dargli una nuova prospettiva».

Il tema delle parole, del linguaggio. Di una fine del mondo che ci colpisce proprio dal significato delle cose. «Qualcosa di nuovo verrà dal silenzio». Qualcosa che è caro al Kunstler pre-Cascio. Basta pensare a una canzone che in qualche modo ha profetizzato l’incontro tra i due: Senza dire niente. In apertura di concerto viene proposta anche Mentre, di cui tutti conosciamo una splendida versione con Asia Argento.

Il resto della serata è un viaggio in una carriera trentennale, da Tutto quello che un uomo, il grande classico, a Vita di Artista e Se c’è l’amore, passando per una rivisitazione di Leonard Cohen, Hallelujah. Ricorda la genesi con Andrea Libero Cito, che lo accompagna al violino. A lui confidò la prima volta la voglia di farne una versione in italiano. E la paura di non essere all’altezza. «Tu puoi», gli rispose semplicemente il musicista fiorentino. E così è stato. C’è spazio anche per Acqua nell’acqua, una delle canzoni più delicate e intense del nuovo ep.

Canzone di Abelardo merita una divagazione. Il riferimento è a Lo Sposalizio di Arale, che apre il libro del filosofo pontino. Lo stile è quello della commedia ridicolosa, proprio quella che Benedetto Croce definì il punto più basso della nostra letteratura, fatta con i personaggi della Commedia dell’Arte, con trame essenziali e spazio per le improvvisazioni. Così, in scena, ci vanno tipi e sentimenti. In un linguaggio che linguaggio non è. Si parla non a caso di Grammelot. Un miscuglio fatto di suoni, un po’ napoletano, un po’ veneto. Un linguaggio che non c’è per un protagonista che non c’è. Sì, perché lo spaccone Abelardo, che conquista terre e foreste in realtà non esiste. Non è un Capitano. È solo un Servitore. E Arale, la sua amata, è la figlia del suo padrone. Ma non importa. Nel testo di Cascio Arale è la maledetta al di là di ogni conoscenza possibile. È il Sapere Assoluto che sogni, ma non hai. L’amore che esiste solo nel tuo cuore. Arale invece ha in testa ben altri e fruttuosi matrimoni. Non importa, dicevamo, perché quel che importa non è il “sentiero degli amanti” di lei, importa la devozione che fa vivere all’infinito, canta Kunstler, “l’amore suo più grande che non fu mai tradito”.

Chiude la serata Davanti alla fine del mondo. La abbiamo conosciuta in un video in anteprima sul Corriere della Sera (e poi ripresa in Home Page sul portale della Microsoft), con la splendida direzione artistica di Francesco Musacco, due Sanremo vinti con Povia e Cristicchi e la partecipazione di Ottavia Pojaghi Bettoni.