L’idea di esportare la democrazia fu del capo girondino Brissot che al club giacobino chiese che la Francia scendesse in guerra contro tutta l’Europa. Da notare che i più entusiasti per quella proposta visionaria, le armate francesi che rovesciavano i troni e gli altari di tutto il continente, furono il re e la corte, convinti che presto la guerra li avrebbe liberati da simili pazzi. Checché ne possa aver pensato Krugman, il piano del giovane Bush di democratizzare Iraq e Afghanistan due secoli dopo, sembrava più praticabile di quello di Brissot. In fondo si trattava di democratizzare solo due paesi vessati dal despotismo. Le particolarità erano molto diverse, però. L’Iraq era tiranneggiato dall’enclave di una tribù che rappresentava una minoranza nella Regione, per cui una proposta democratica avrebbe portato al successo della popolazione di etnia sciita, la maggioranza in Iraq, la stessa di quella dei mullah iraniani. Fino all’invasione irachena del Kuwait, l’America aveva sostenuto il regime di Saddam proprio perché sunnita, un pugno nell’occhio all’Iran. La situazione afgana era invece completamente opposta. I talebani di etnia pastun, non sono una minoranza, sono l’ élite politica religiosa del paese. La loro vocazione razziale ed omicida aveva sterminato anche in maniera molto appariscente ogni avversario possibile, motivo per cui nel popolo afgano era difficile trovare un’alternativa capace di imporsi. Già eliminati i leader più famosi, gli americani si dovettero inventare una classe dirigente dal nulla, che brillò subito per corruzione. Mentre l’Iraq aveva una base di massa dove poter trovare la futura leadership del paese, in Afghanistan ci si arrampicava sugli specchi. La crisi emerse nel 2009 con l’offensiva talebana su larga scala che mostrò quanto fosse debole il radicamento occidentale nella regione. Vu fu uno scontro nel vertice statunitense fra militari ed amministrazione ed i futuri sviluppi dello scandalo Petreus trovano qui il loro presupposto. Petreus disse che la guerra non la si stava vincendo e che non la si sarebbe vinta, a contrario di quanto raccontavano a Washington. La ragione era semplice. Per vincere la guerra sarebbe stato necessario radere al suolo l’intera popolazione dei villaggi fuori dalla cinta di Kabul. E poi spingerla in Pakistan dove i talebani trovavano il loro autentico sostentamento militare ed economico, nonostante le dichiarazioni di Islamabad. Fu in quel momento che si comprese per la prima volta che restare in Afghanistan non aveva alcun senso a meno che vi si sarebbe voluto restare per combatterne la popolazione, come fecero i sovietici. Le rivelazioni del 2019 sulla latitanza del mullah Omar nascosto tranquillamente in un villaggio a due chilometri di una base americana e morto per malattia, diedero il quadro definitivo e disperato della situazione. Per cui restare in Afghanistan si sarebbe dovuto fare dell’Afghanistan una Vandea, non fosse che l’Afghanistan ha dieci volte la popolazione della Vandea. E’ possibile che Obama avuta chiaramente l’idea del disimpegno, comprendesse la necessità di raggiungerlo con un’intesa di massima con l’Iran. L’Iran era infatti il beneficiario unico della guerra americana che lo liberava dai suoi principali nemici. L’allentamento del blocco sul nucleare iraniano era parte fondamentale di questa strategia distensiva. Una volta che l’America si fosse ritirata, occorreva avere un filo con l’Iran se non si voleva tutta l’area mediorientale contro. L’Iran è stato del resto il baluardo della democrazia americana in medio oriente fino all’avvento di Kohmeyni e l’assenza di questo baluardo inizia a creare non pochi problemi. Di tutta la complessità di questi aspetti non parve accorgersi Trump che inasprì le relazioni con l’Iran senza mettere a punto un nuovo piano in Afghanistan, ammesso che fosse possibile elaborarne uno senza un incremento bellico. Del crollo verticale delle strutture politico amministrative occidentali nella regione, Biden ha poche responsabilità se non quelle avute come vice presidente di Obama. Al più, Biden, poteva risparmiare l’invio dei bombardieri, senza truppe a terra, non servono a niente. Per la verità si può davvero esportare la democrazia sulla punta delle baionette, è avvenuto in Europa nel 1945, ma bisogna combattere tanto duramente per farlo, che un grande paese democratico non riesce più a sopportarlo. E’ la lezione dimenticata del Vietnam. I talebani, che sono persino peggio della dittatura comunista di Hanoi, dovevano essere odiati almeno come i gerarchi nazisti per essere sconfitti.