Una disfatta dell’Occidente vi è stata nel momento del quale delle società democratiche hanno chiuso i cittadini in casa, impedito il lavoro, serrato le scuole, costretto a mascherarsi il viso e stilato un insieme di regole che nemmeno le sette braminiche saprebbero prescrivere. Tutto questo per contrastare un virus che in Taiwan, 25 milioni di abitanti, ha fatto 84 morti. E quali terribili misure ha assunto il Taiwan? Ha fermato i viaggi con la Cina già alla metà del gennaio 2019 tracciando i connazionali che vi si erano recati. Incredibile, no?
Questo stillicidio delle società occidentali in nome della guerra al virus, noi combattevamo la movida e si infettavano i conventi di clausura, non ha riguardato l’America dove ha prevalso il diritto senza il terrorismo mediatico degli scienziati del governo. L’America si è preoccupata di mettere a punto la produzione del vaccino e ha iniziato una campagna di massa che da noi si contesta, in modo che prolungheremo ulteriormente il rischio del virus. Nessun altro paese occidentale discute dell’efficacia dei vaccini, ma della loro durata e se è giusta o sbagliata la somministrazione di massa a fine antipandemico, piuttosto che una platea selezionata di vaccinati. In ogni caso con la campagna di vaccinazione e il perfezionamento dei vaccini, la scienza è solo sperimentale, di non sperimentale c’ è la fede, l’America uscirà prima dall’emergenza di noi europei e sicuramente di noi italiani. Non c’è invece nessuna ragione di parlare, come avventatamente viene fatto da degli assoluti incoscienti, di “disfatta occidentale” per un ritiro stabilito dieci anni fa dal presidente Obama dall’Afghanistan. Allora la comunità occidentale al più, invece di incensare il presidente statunitense, come faceva di solito con Nobel per la pace e altro, poteva invitarlo a mantenere le truppe oltre la data stabilita. Dovrebbe essere stato evidente anche al presidente del consiglio italiano meno ferrato negli affari internazionali, che dieci anni non sarebbero serviti a stabilizzare una regione come quella afgana, dove la popolazione era legata a filo doppio con i talebani. I talebani sono i figli dei pastori dell’Afghanistan, quelli prediletti, mandati a studiare nelle scuole coraniche invece di allevare le capre. Badate il rapporto padri figli nella società afghana è saldo. Non c’è il divorzio, non si discute il decreto Zan e se i talebani hanno una propensione alla pedofilia, pazienza, si chiude un occhio.
Da parte sua, la missione Nato a guida americana non faceva la guerra alla popolazione civile, aveva delle regole di ingaggio molto precise. Quelli che con l’ossessione della disfatta evocano il Vietnam, si sono dimenticati la piccola differenza che corre fra una guerra statunitense e una missione internazionale con il benestare dell’Onu. Sostanzialmente le truppe Nato erano costrette a rispettare delle regole di ingaggio. Ad esempio i marines americani come i nostri ragazzi e gli altri del contingente internazionale non potevano aprire il fuoco se non attaccati. Pensiamo se Bonaparte avesse mai detto qualcosa del genere a Lannes, se gli austriaci non ti sparano, non far niente. In Afghanistan venivi sgozzato con un coltellaccio, per cui si stava direttamente chiusi nei compound. In simili condizioni è piuttosto incredibile che dopo l’offensiva talebana del 2009 a cui di fatto non si è potuta dare una risposta congrua, ci si è limitati a respingerla, l’America non abbia tolto il disturbo immediatamente.
Almeno ci si faccia le idee chiare sull’Occidente. Kabul non ne fa parte. L’America è intervenuta per rovesciare un governo che nascondeva un criminale internazionale e catturarlo, possibilmente morto. Poi ha sostenuto una forma di governo alternativo a quello rovesciato, ma il progetto di espansione della democrazia, è finito con Bush. Nè Obama, nè Trump hanno mostrato interesse ad andare avanti con un tentativo fallimentare. La comunità occidentale in questi vent’anni ha condiviso gli obiettivi di massima statunitensi li ha sostenuti a condizione di precisi limiti all’azione militare. In Afghanistan non si è ripetuta una nuova My Lai, perché nessun marines poteva andare a cercare i combattenti nei villaggi e nemmeno negli ospedali di Emergency per farli secchi. Non era il Vietnam l’Afghanistan, forse lo è stato per i sovietici. Se poi la comunità occidentale si indigna per quello che i talebani hanno sempre fatto sotto il loro regime, l’applicazione della sharia nelle forme più estreme, può sempre chiedere al governo americano e alla Nato un nuovo intervento. Si sappia solo che se si vuole sradicare un fenomeno etnico religioso di questo genere, occorre una guerra totale, non una parata di pizzardoni.