La confusione creatasi nella comunità internazionale per la caduta di Kabul nelle mani dei talebani è più insopportabile che paradossale. Per prima cosa bisogna piantarla di parlare di Vietnam, si va completamente fuori strada. Il Vietnam era un’azione americana unilaterale a sostegno di un paese aggredito da una potenza ostile. L’Afghanistan è una missione militare della Nato a guida americana, sottoposta al benestare delle Nazioni unite. Questo, lo abbiamo già spiegato, significa regole di ingaggio, tali per le quali i marines americani non possono fare nessuna guerra, possono solo difendersi se attaccati da armi da fuoco. Il mullah Omar era nascosto a due chilometri da una base americana e i soldati gli passavano davanti, che beffa. E cosa dovevano fare i soldati? Mica potevano perquisire i villaggi e procedere ad arresti tra la popolazione civile. Le regole di ingaggio prevedevano di pattugliare il territorio, non di distruggerlo. E i talebani, quando non ti sparano, portano a spasso le capre. Nel 2009 a seguito di un’offensiva talebana che si potè giusto respingere, il generale Petreus, comandante in capo in Afghanistan, contraddì i portavoce del governo Obama che vedeva dei passi avanti nella situazione. In otto anni non se n’era fatto alcuno. Un esercito invisibile di pastori e studenti si costituiva per attaccarti e sparire. Petreus venne promosso e il governo statunitense comunicò la data della fine della missione al 2021. Il presidente Berlusconi, che oggi parla di disastro, poteva all’epoca telefonare ad Obama e chiedergli se aveva preso un colpo di sole. Come era possibile pensare che nei successivi dieci anni si sarebbe ottenuto quel controllo del territorio che non si era ottenuto nei primi otto? L’Italia aveva le organizzazioni non governative in Afghanistan che curavano i talebani dalle ferite riportate nei combattimenti con gli americani. Berlusconi poteva dire all’America che serviva più tempo, che si sarebbe preoccupato di sciogliere le sue ong. Di cosa si occupava nel 2009 Berlusconi? Enrico Letta anche è stato presidente del consiglio successivamente e oggi ha parlato di “disfatta dell’occidente”. Non ci ha pensato quand’era al governo di dire agli americani che bisognava restare oltre la data stabilita? La verità è che nè a Berlusconi, nè a Letta, gliene fregava niente di cosa facessero gli americani, non vedevano l’ora di togliersi dall’Afghanistan. Cosa può importare di cosa sarebbe accaduto nel 2021 a capi di governo che vivevano alla giornata o alla nottata. La posizione espressa dal cancelliere Merkel ha per lo meno il pregio della dignità che manca ai suoi ex colleghi italiani. Il cancelliere tedesco ha parlato di comune responsabilità. Anche la Germania aveva gli elementi per valutare la situazione per tempo e la Germania è come l’Italia per ragioni costituzionali uno degli alleati più riottosi a seguire l’America in guerra, meglio se resta a fare il bersaglio. Ci fosse stato un solo governo alleato dell’America che avesse detto ad Obama che il 2021 era oggettivamente troppo presto. Evidentemente nessuno voleva mettere in discussione la partecipazione ad una missione militare che si era rivelata fallimentare perché si erano volute legare le mani ai marines americani. Non fate la guerra ai civili. Ma i talebani sono civili! In compenso i governi occidentali hanno trovato modo di esprimere critiche a Trump di ogni genere. Escluso il solo presidente del consiglio Conte, che scodinzolava, Trump è stato ripreso persino da Jhonson. Ci fosse uno che gli avesse detto che era matto per aver aperto una trattativa con i talebani.
Scusate, gli incontri a Doha fra i talebani e l’amministrazione statunitense sono durati almeno un anno. La liberazione dell’emiro dai carceri pakistani voluta da Trump, è un atto pubblico, riferito dai giornali, non informazione riservata della Cia. Cosa hanno pensato i governi alleati di tutta questa attività con il nemico? Cosa hanno pensato i fascisti di Salò quando hanno visto i partigiani trattare con i tedeschi?
Doveva essere evidente che se l’America discuteva con i talebani, il governo di Kabul non contasse niente. Composto da magliari, signori della guerra e narco trafficanti, l’amministrazione americana ha cercato una discussione con qualcuno serio, i talebani. Era ovvio che si sarebbero ripresi il paese senza colpo ferire, infatti questo giornale ha descritto, due settimane prima che si compisse, il successo talebano e non abbiamo avuto bisogno di chiamare la Farnesina e nemmeno Langley.
Prima di gettare la croce sull’America, qualunque cosa faccia sbaglia, chi non la voleva in Afghanistan nè da nessuna altra parte, ora vorrebbe che fosse rimasta, guardiamo le nostre responsabilità. Su queste si può intervenire. Il presidente Draghi che è persona di buon senso anche in occasioni così drammatiche non si è messo a sputare sentenze, ha convocato una riunione del g20 per capire cosa bisogna fare. Non sarà certo un gruppo di studenti coranici, a Kabul o dove gli pare, a mettere in crisi la comunità internazionale, soprattutto, non sarà un branco di fanatici a seminare il panico in Occidente. Ce lo seminiamo da soli.