Sotto un esclusivo profilo strategico l’Afghanistan aveva assoluto valore geopolitico per l’impero inglese. Mentre sinceramente sarebbe già difficile capire le ragioni per cui i sovietici lo ritenessero così fondamentale, tanto che ad un determinato momento si è pensato si trattasse solo di una questione di prestigio comunista.

Per la verità la documentazione recuperata dalle compagnie minerarie statunitensi sui rilevamenti compiuti dai sovietici sul suolo afghano, trasmetterebbe una verità ben diversa. Secondo gli speleologi russi, che hanno scavato in Afghanistan per un decennio, si tratterebbe della regione più ricca di minerali preziosi al mondo. Non abbiamo competenza in materia, ma la stima che si legge acquisirebbe un valore di trenta trilioni di miliardi depositati nel sottosuolo. Da qui l’accanimento sovietico, e ora anche lo sbigottimento che si sta alimentando rapidamente. Non si tratterebbe più delle sorti di una popolazione destinata a tornare nelle sue miserabili condizioni di partenza, ma di tonnellate di materiali preziosi su cui si siederebbero gli studenti coranici, ben oltre gli interessi per la coltivazione del papavero.

Se poi l’opinione pubblica ed i governi occidentali fossero davvero convinti che l’America ha sbagliato a lasciare l’Afghanistan e che il ritorno dei talebani, come si legge oggi nell’analisi di Ian Bremmer sul Corriere della sera, apre “prospettive terribili”, bene l’America può ancora ripensarci.

Un veterano della guerra fredda come Biden non possiede la visione pacifista di Trump, e la cultura isolazionista del partito repubblicano. Biden rappresenta l’interventismo democratico, lo stesso che portò Clinton a definire l’America uno sceriffo mondiale. Per cui non ci dovrebbe esser nemmeno bisogno dei sondaggi in picchiata per rischierare le truppe. Si tratterebbe di riscoprire una autentica profonda natura che trovò solo Obama estraneo, quella che condusse Kennedy ad iniziare la guerra in Vietnam, e Roosevelt, a concluderla in Europa. In questo caso la presidenza statunitense potrebbe anche bypassare la Nato e lasciarsi alle spalle le Nazioni unite, per darsi un mandato pieno di intervento, quindi non più finalizzato a rimuovere un governo che proteggeva un terrorista internazionale. Si tratterebbe infatti di impedire che si formi un nuovo governo talebano, con tutte le conseguenze che sul piano militare comporta, ovvero qualcosa di inaudito per l’intera storia politica militare statunitense. Talmente grandiosa la prospettiva che sarebbe utile sapere che gli speleologi russi non avessero preso una clamorosa cantonata.

Il Vietnam era solo ricco di topi. In questo caso, più interessante di un ritorno americano, del vero volto di Biden, sarebbe quello di vedere gli europei costretti a rimangiarsi anni di sciocchezze contro i guerrafondai, i mai sopiti interessi, le brutalità yankee. Tutto un repertorio culturale ben rappresentato da Gino Strada dal 1968 al 2018. L’Afghanistan era meglio sotto la guerra americana. Cominciamo con il dirlo, finiremo con il farlo.