Che i governi statunitensi possano commettere degli errori, anche clamorosi, va da se. Il presidente Hoover ancora nel 1929 ricevendo Dino Grandi alla Casa Bianca, davanti alle contestazioni degli antifascisti, disse al ministro italiano di riferire al Duce l’amicizia e la fiducia che l’America riponeva nell’Italia. Una posizione rimasta a lungo valida anche per il suo successore, Roosvelt. E’ difficile cambiare le coordinate della politica internazionale statunitense tra un mandato e l’altro, genericamente si tende sempre a recepire le indicazioni della precedente amministrazione. Questo non è avvenuto con Obama. Obama si era dato il compito di recuperare il perduto prestigio dell’America nel mondo dalla presidenza Bush. Il motivo di questa perdita di prestigio di Bush era principalmente la guerra all’Iraq e successivamente l’occupazione dell’Afghanistan. Obama, quando ha offerto all’università del Cairo la mano tesa ai nemici dell’America, inizio del suo primo mandato, si è principalmente preoccupato del disimpegno statunitense in quei due paesi, quale che fosse l’idea della risposta americana da dare agli attentati del 2001. Il suo vice presidente Biden, oggi comandante in capo, ha ricordato che se mai Osama Bin Laden non avesse attaccato gli Usa, l’America non sarebbe andata in Afghanistan, o in Iraq. Ed è una sacrosanta verità. Per cui scrivere, come pure si legge oggi sul Corriere della Sera che la presidenza Biden esprime una dottrina per la quale il pragmatismo surclassa i valori morali, è come dire che l’America, che mai sarebbe intervenuta in Afghanistan senza le Torri gemelle, non sappiamo se in Iraq, era priva di valori morali. Mancava il moralismo d’accatto del Corriere della sera, per rendere un quadro completo della situazione. Non c’è dubbio che sia difficile capire come l’amministrazione Biden non si sia resa conto dell’implosione immediata del governo di Kabul. Anche perché se Trump si era messo a trattare con i talebani il ritiro, cioè con al Quaeda, che è una formazione paramilitare di quella gente fondata dal loro protetto saudita, significava per lo meno che il governo di Kabul, nemmeno presente alle trattative di Doha, già non contava più niente. Può darsi che il contenzioso post elettorale avvenuto negli Usa sulla presidenza possa aver reso più difficili le informazioni di determinati pregressi. Ma che Biden abbia sbagliato valutazione non ci piove. Il ritiro è spasmodico e disordinato per colpa di Biden, il presidente non era preparato. Ma il ritiro lo ha stabilito Obama, un vice presidente non ha incarichi operativi, lo ricordiamo mai qualcuno lo avesse dimenticato, e lo ha confermato Trump. Trump poteva dire bisogna restare, non ci penso proprio ad andarmene. Obama e Trump, che pure è difficile trovare d’accorso su qualcosa, lo erano sulla permanenza in Afghanistan. Biden ha seguito il programma di due presidenze che lo precedono. Poteva mai cambiarlo? E’ dunque questo l’errore che si vuole contestare all’America, quello di aver lasciato l’Afghanistan dopo l’Iraq. Benissimo. Questo errore poteva essere contestato per evitarlo, dieci anni fa, appena Obama lo ha annunciato. Oppure, lo si poteva contestare a Trump quando ha iniziato i contatti con i talebani. Si poteva dire al ciccione con il parrucchino. gli si diceva di tutto, che cosa caspita stai facendo, quelli sono i terroristi, sono al Qaeda. Stranamente tutti zitti. Coloro che erano contrari all’impresa americana in Afghanistan, che non avevano mai avuto nulla da rimproverare ai talebani e magari nemmeno a Saddam, non vedevano nulla di sbagliato nella scelta americana, anzi era ora. Il partito di maggioranza relativa in Italia, festeggiava già nel 2019 questa scelta ed era sicuramente un sentimento diffuso, ad esempio all’interno del partito socialista spagnolo. Anche per questo è difficile accettare la lezione di politica estera impartita all’America dall’alto commissario europeo Borrell. Se fosse per il partito a cui appartiene del suo paese, non ci si sarebbe mai andati in Afghanistan ed i talebani avrebbero continuato il loro dominio ininterrotto di omicidi e liberticidi fra un secolo ed un altro. Almeno un qualche problema l’America ai talebani l’ha creato, quando l’Europa intera si voltava da un’altra parte. Vogliamo comunque dare una parola di conforto all’alto Commissario e alla Unione. L’Europa può sempre sostituire l’America in Afghanistan. Formi il suo esercito, invii i suoi soldati, combatta il nuovo regime del terrore annunciato. Mostri all’America quei valori morali che la nuova presidenza avrebbe calpestato. Ma Borrell già ritiene inevitabile discutere con i talebani, quelli ancora non si sono dati un governo ed il commissario già ci vuole parlare. Questa discussione dovrebbe essere elementare, toccate le donne e vi facciamo a pezzi. Invece si preferisce accusare di immoralità chi ha cacciato quel regime quando mezza Europa diceva che nemmeno bisognava andarci in Afghanistan e l’altra mezza si preoccupava di evitare una guerra su larga scala che mettesse in ginocchio i talebani per sempre.