«Negli ultimi trent’anni – e in particolare negli ultimi sette-dieci anni – un maggior numero di musulmani si è convertito alla fede in Gesù Cristo che in qualsiasi altro momento della storia umana», scriveva nel 2008 Joel Rosenberg, e da allora il ritmo si è intensificato. Nel 2016, Uwe Siemon-Netto ha confermato che “è in atto un fenomeno globale: i musulmani si stanno convertendo a frotte alle varie confessioni cristiane in ogni parte del mondo”. In effetti, i missionari cristiani hanno persino coniato un nome e un’abbreviazione per loro: credenti ex musulmani o MBB. Perché questo fenomeno è in corso, quali è la sua dimensione e quali sono le conseguenze?

Contesto. Storicamente, quasi tutte le conversioni hanno comportato che i cristiani diventassero musulmani, e non il contrario. L’Islam è da 1400 anni “l’Hotel California” delle religioni (“Puoi lasciare libera la stanza quando vuoi, ma non potrai andartene mai”), in quanto vieta ai seguaci di dichiararsi atei o membri di un’altra fede religiosa, il che dal punto di vista islamico è la stessa cosa. Questo atteggiamento risale alle origini della religione (un hadith cita Maometto: “Chi cambia religione, uccidetelo”) e l’idea secondo la quale abiurare l’Islam sia come unirsi al nemico equivale pertanto a un tradimento. Inoltre, vivere da vero musulmano ha una forte dimensione sociale, perché significa partecipare al mantenimento di una comunità solidale.

Di conseguenza, ovunque, i musulmani apostati devono affrontare il rifiuto delle loro famiglie, l’esclusione sociale e la perdita del lavoro; nei Paesi a maggioranza musulmana, inoltre, i loro governi potrebbero anche perseguitarli, imprigionarli, torturarli e ucciderli. I musulmani scettici storicamente sono quindi rimasti in modo schiacciante all’interno dei confini dell’Islam; anche le nuove religioni derivanti dall’Islam (i Drusi, i Nusayri/Alawiti, gli Aleviti, i Babi e i Baha’i) inizialmente fanno lo stesso e mantengono da tempo un confuso rapporto con esso. Lo schema è ancora valido oggi, ad esempio, con il Misticismo interuniversale (Erfan-e Halghe), una versione new-age dell’Islam creata in Iran da Mohammad Ali Taheri.

Di conseguenza, storicamente solo un esiguo numero di musulmani è diventato cristiano. Un documento dello storico cristiano David Garrison, rileva 5 conversioni di musulmani al Cristianesimo prima del XX secolo e 69 solo nei primi 12 anni del XXI secolo. Almeno alcune delle prime 5 conversioni sono avvenute sotto costrizione o per ottenere un beneficio specifico. Precedentemente, conversioni più importanti si verificarono tra i Moreschi nella Spagna del XVI secolo, spinti a convertirsi dai loro governanti cattolici. In rare occasioni, intere comunità si sono convertite per ottenere vantaggi, come da me già spiegato:

Nella Russia del XVII secolo, una norma che vietava ai non cristiani di possedere servi della gleba portò alla conversione di ricchi tartari, compresi gli antenati di personaggi illustri come il musicista Sergei Rachmaninoff, il poeta e storico Nicholas Karamzin e il romanziere Ivan Turgenev. Intorno al 1700, alcune famiglie regnanti tra i musulmani sunniti in Libano si convertirono al Cristianesimo per accrescere la loro posizione politica.

Il dominio egiziano sulla Siria nel 1831-1841 fu un periodo di coscrizione di massa in cui “ogni musulmano siriano idoneo veniva reclutato nell’esercito egiziano”. Yvette Talhamy spiega:

Questa decisione non venne accolta dalla popolazione locale. (…) Mentre alcuni siriani scelsero di fuggire dal Paese o di mutilarsi per evitare la coscrizione, altri si rivolsero ai missionari e si dichiararono disposti a professare il Cristianesimo, poiché i cristiani erano esonerati dalla coscrizione in cambio del pagamento di una tassa di esenzione. I missionari protestanti americani furono inondati di richieste di accettare i Drusi e altri nella loro chiesa.

(Purtroppo per i convertiti, questo stratagemma fallì, poiché furono arruolati “indipendentemente dal fatto che la loro conversione fosse reale o simulata”.)

La stessa riluttanza è persistita fino a poco tempo fa. Visitando il Sudan nel febbraio 1972, ero in compagnia di un missionario americano che viveva a Khartoum da vent’anni, dove insegnava e teneva con discrezione le funzioni domenicali. Ma in tutto quel tempo il missionario ha ottenuto solo cinque conversioni, ossia una ogni quattro anni. Allo stesso modo, in un libro del 1984, Ten Muslims Meet Christ, un missionario americano racconta la storia dei magri risultati dell’attività missionaria in Iran.

 

Il numero dei convertiti. Gli MBB possono essere notoriamente difficili da quantificare a causa della loro discrezione e persino della dissimulazione. Tuttavia, esistono alcune stime sorprendenti. Secondo Duane Alexander Miller e Patrick Johnstone, il numero complessivo degli MBB nel 2010 si avvicina ai 10 milioni, segnando un aumento di 50 volte rispetto ai poco più di 200.000 convertiti di cinquant’anni prima. Notizie di conversioni diffuse di musulmani al Cristianesimo provengono da aree disparate come l’Algeria, l’Albania, la Siria e il Kurdistan. I Paesi con il più alto numero di conversioni sono l’Algeria, con 380 mila convertiti; l’Etiopia, con 400 mila; l’Iran, con 500 mila (rispetto solo ai 500, nel 1979); la Nigeria, con 600 mila, e l’Indonesia, con una sorprendente cifra di 6.500.000 (a causa di circostanze molto particolari). Secondo Andrew van der Bijl e Al Janssen, ci sono “anche cristiani a Medina e alla Mecca”.

In Egitto, secondo informazioni da me ricevute da una fonte copta, “un gran numero di musulmani si è convertito al Cristianesimo dopo la rivolta del 2011 e l’ascesa al potere dei Fratelli Musulmani. La Chiesa copta ha definito il presidente islamista Mohamed Morsi il ‘grande evangelista’ e ha smesso di contare i convertiti. Recati in qualsiasi chiesa e quasi sicuramente troverai ex musulmani, specialmente donne, che frequentano”.

In modo più drastico, in un’intervista divenuta virale rilasciata nel dicembre 2000 al canale tv Al Jazeera, il direttore del Faro dei Compagni della Libia per la Scienza della Legge Islamica (‏منارة الصحابة للعلومالشرعية, Manarat as-Sahaba li’l-‘Ulum ash-Shar’ iya ), Ahmad al-Qat’ani, ha affermato senza fornire prove che 6 milioni di musulmani si convertono al Cristianesimo ogni anno. Ha riferito che la popolazione musulmana dell’Africa è passata da oltre la metà ad appena un terzo e ha sollevato la prospettiva della scomparsa dell’Islam dall’Africa subsahariana. Forse ha esagerato a scopo di raccogliere fondi, ma i suoi numeri hanno avuto ampia diffusione.

Gli MBB vivono anche in Occidente, la maggior parte di loro risiede negli Stati Uniti (450.000) e in Bulgaria, in Europa (45.000). Dal 2014 la Cattedrale di Liverpool ospita una funzione settimanale  in lingua persiana (chiamata “Sepas”) officiata da un diacono di origine musulmana; il vescovo anglicano di Chelmsford, in Inghilterra, è figlia di un convertito di origine iraniana. Le conversioni musulmane hanno aumentato le dimensioni della congregazione di Evangelisch-Lutherischen Dreieinigkeits-Gemeinde, di Berlino, che in soli due anni è passata da 150 membri a 700. Sono state fondate nuove istituzioni, come il Pars Theological Centre, a Londra, che esiste dal 2010 “per equipaggiare e mobilitare la chiesa iraniana formando una nuova generazione di leader officianti per guidare la chiesa e trasformare il mondo di lingua persiana per la gloria di Dio”.

Cifre approssimative e contraddittorie indicano che se anche se nessuno conosce esattamente il numero dei musulmani che si convertono al Cristianesimo, l’ampiezza del fenomeno è significativo. I cristiani celebrano questo fenomeno; Joel Rosenberg esalta il fatto che “la Chiesa sta veramente risorgendo nelle terre in cui è nata”.

 

Perché i musulmani diventano cristiani

Duane Miller osserva che “coloro che si convertono alla fede in Cristo dall’Islam vengono spesso allontanati dall’Islam tanto quanto sono attratti da Cristo o dal Cristianesimo”. Se ci concentriamo qui solo sui fattori che spingono i musulmani specificamente verso il Cristianesimo, troveremo che la lista è lunga.

I sogni e le visioni, in particolare di Gesù, attirano probabilmente circa un quarto degli MBBMike Ansari, un convertito iraniano, afferma che molte persone “in realtà stanno avendo sogni e visioni su un uomo splendente vestito di bianco molto prima che noi siamo là fuori a raccontare loro di Gesù”.  Dabrina Bet Tamraz osserva che i convertiti iraniani spesso si chiedono l’un l’altro: “Hai visto l’uomo con la tunica bianca, hai visto Gesù?”. Il leader di una chiesa presbiteriana in Pakistan ha rilevato che gli imam afgani arrivavano da centinaia di chilometri per studiare la Bibbia con lui. Alla domanda su cosa li spingesse a farlo, il pastore ha risposto: “Sogni! Cristo era apparso loro nel sonno e gli aveva ordinato di venire qui per ascoltare la verità”. E in Colorado, il pastore George Naeem, che tiene lezioni in arabo via radio e Internet, afferma che “Praticamente tutti [i suoi studenti] sono arrivati da lui inseguendo dei sogni”.

Michael Stollwerk racconta quanto gli è accaduto dopo aver celebrato una funzione della cattedrale di Wetzlar, a nord di Francoforte: “Mi trovavo all’uscita, ancora vestito con i paramenti, per salutare i fedeli, quando una donna velata si è avvicinò a me. Frugai nella mia veste in cerca del mio portafogli, pensando che fosse una mendicante. ‘No, no’, disse. ‘Ho solo una domanda da porti: sei tu l’imam qui?’ Risposi: ‘Beh, in un certo senso lo sono, io sono il pastore’. E la donna proseguì dicendo: ‘In quel caso sei l’uomo giusto. Dio mi ha ordinato in sogno di andare alla grande chiesa sulla piazza del mercato e chiedere la verità all’imam’”. Fu battezzata diversi mesi dopo. Siemon-Netto, che racconta questi episodi, prosegue:

Successivamente ho sentito di episodi simili da un teologo luterano che ha raccontato che gli imam si sono recati da lui nel cuore della notte in Egitto, entrando dalla porta sul retro, per gli stessi scopi. Ho sentito parlarne da un missionario cattolico che aveva lavorato in Algeria, da un battista i cui visitatori a sorpresa gli dicevano che Cristo era apparso loro nelle loro tende in Arabia Saudita. Un prete anglicano ha parlato di centinaia di donne persiane che frequentano segretamente corsi di studi biblici, a Teheran, seguendo dei sogni. Il pastore Gottfried Martens, a Berlino, ha dichiarato che almeno due terzi dei suoi convertiti persiani e afgani avevano seguito le istruzioni di una “figura di luce” che si identificava come il Gesù della Bibbia cristiana e non come “l’Isa” del Corano.

Nabeel Qureshi, un MBB pakistano, ha spiegato questo schema comune con riferimento all’Islam: “I sogni sono l’unico mezzo con cui il musulmano medio si aspetta di ricevere direttamente un messaggio da Dio”.

I musulmani dalla mentalità abbastanza aperta da leggere la Bibbia tendono ad essere impressionati dal suo contrasto con il Corano, specialmente dalla sua enfasi sull’amore. Wasef spiega: “Quando leggono la Bibbia, [questa] li cambia immediatamente. È meglio di qualsiasi discorso o dibattito. Quando mi siedo e parlo con [i musulmani], tutto ciò che dico è tratto dalla Bibbia”.

C’è una sensazione diffusa tra i musulmani, suffragata anche da studi di ricerca promossi dai musulmani, secondo la quale, i cristiani si comportano meglio dei musulmani, e paradossalmente in modo più islamico. In un’intervista del 2014, con oltre 400 mila visualizzazioni su YouTube, una donna integralmente velata che dice di chiamarsi Shadya Sabir Hussein dichiara pubblicamente alla televisione egiziana che “odia l’Islam” e intende diventare cristiana a causa di tutte le uccisioni compiute dai musulmani. Uno studioso iracheno ha osservato che i problemi in Iraq hanno indotto “molti dei nostri giovani [a] convertirsi al Cristianesimo, dopo aver diffamato l’Islam come religione terroristica”. La crisi algerina degli anni Novanta ha avuto un impatto simile: tutte quelle morti in nome dell’Islam hanno indotto molti a dichiarare che “il Cristianesimo è vita, l’Islam è morte”.

Lo Stato Islamico in Iraq e in Siria (ISIS), grazie alla sua brutalità, ha rafforzato questa tendenza. Omar, un amministratore della Chiesa protestante, testimonia che “la maggior parte dei fratelli qui si è convertita o viene in chiesa a causa di ciò che l’Isis ha fatto a loro e alle loro famiglie”. Jasim, un meccanico, nel 2016, è stato incarcerato dall’ISIS per sei mesi perché disconosceva le basi dell’Islam, e durante la prigionia l’ISIS lo ha costretto a leggere il Corano e lo ha torturato: “Dopo aver assistito alla loro brutalità con i miei occhi, ho iniziato a essere scettico riguardo alla mia fede”. Visitando una chiesa “mi ci è voluto molto per scoprire che il Cristianesimo era la religione che stavo cercando”.

I temi della pace e della violenza hanno un peso enorme nelle storie di conversione. Mark Durie mi dice:“Nella mia esperienza, molti musulmani dei Paesi a maggioranza musulmana sono piuttosto traumatizzati e la pace interiore è un tema costante”. Lo ha confermato il ministro dell’intelligence iraniano Mahmoud Alavi citando le motivazioni dei convertiti: “Stiamo cercando una religione che ci dia serenità”. Sadegh, ora Johannes, iniziò a dubitare della sua fede mentre studiava all’università in Iran: “Ho scoperto che la storia dell’Islam era completamente diversa da quella che ci insegnavano a scuola. Forse, pensavo, era una religione iniziata con la violenza? Una religione che è iniziata con la violenza non può portare le persone alla libertà e all’amore. Gesù Cristo ha detto che ‘coloro che usano la spada moriranno di spada’. Questo mi ha davvero fatto cambiare idea”.

Il contatto personale con i cristiani che vivono rettamente ha un ruolo frequente nelle storie di conversione. Mohammad Eghtedarian è rimasto con un sacerdote per sei giorni, dando l’opportunità al sacerdote di rivolgergli la domanda che ha cambiato la sua vita: “Hai pace e libertà nell’Islam?”

Poi ci sono le ragioni pratiche della conversione. Il fatto che l’Islam e i musulmani siano in ritardo rispetto al resto del mondo spinge alcuni musulmani a desiderare di convertirsi al Cristianesimo, intuendo che così facendo sono dalla parte della modernità.

Infine, la conversione può essere compiuta con l’aspettativa di un vantaggio materiale. Il Daily Telegraph di Londra riporta che alcuni  “‘Rice Christians’, in Libano” (“Rice Christians” è un termine dispregiativo usato per definire qualcuno che si è dichiarato cristiano per ottenere vantaggi materiali anziché per motivi religiosi, N.d.T.) affermano di essersi convertiti per beneficiare dei generosi aiuti distribuiti da associazioni cristiane”, e racconta la storia di Ibrahim Ali, un siriano indigente a cui la Chiesa di Dio anglicana di un sobborgo di Beirut ha offerto “un letto, due pasti caldi al giorno e un piccolo stipendio mensile, a condizione che accettasse di partecipare alle loro sessioni settimanali di studio della Bibbia”. Ali spiega che si è convertito per ragioni pratiche, come hanno fatto altri.

 

Osservazioni

Tre riflessioni sul processo di conversione. In primo luogo, sebbene alcuni portavoce cristiani (Zakariya BotrosJay Smith e David Wood) critichino l’Islam, questo ha un’utilità limitata nell’attrarre i musulmani. Jill Nelson parafrasa Wasef: “I dibattiti pubblici tra musulmani e cristiani non sono strumenti efficaci di ministero, e anche la letteratura cristiana è di solito inefficace. […] Affermazioni come quelle fatte da eminenti leader evangelici che definiscono  l’Islam ‘malvagio’ e criticano Maometto tendono anche ad allontanare i musulmani dal Cristianesimo». Victor Atallah della Middle East Reformed Fellowship è d’accordo: “Dobbiamo stare attenti a non condannare Maometto, ma anche a non giustificarlo”.

In secondo luogo, gli sforzi missionari tradizionali degli occidentali, come fornire istruzione e curare i malati, giocano un ruolo sorprendentemente minore nell’ottenere conversioni. Le trasmissioni radiofoniche e televisive, alcune fondate e condotte dagli MBB, li hanno ampiamente sostituiti, tra cui Radio Monte Carlo, SAT-7 International, METV, High Adventure Ministries, Voice of Christ Media e Middle East Reformed Fellowship. Un quotidiano algerino ha spiegato il ruolo di queste emittenti radio-tv in Cabilia, la regione con la più alta densità di popolazione berbera (o Amazigh) dell’Algeria:

I fedeli che abbiamo incontrato hanno confermato che l’informazione aveva, a loro avviso, un ruolo importante nella legittimazione delle dottrine cristiane. Come Saïd, , che ha confessato di ascoltare molto Radio Monte Carlo e in particolare le sue trasmissioni popolari in lingua berbera. O come Slimane, il quale afferma: “L’80 per cento delle ragioni che mi hanno spinto verso il Cristianesimo sono dovute a Radio Monte Carlo”. Ci sono anche altre stazioni radio come “Miracle Channel” (SAT-7), e la maggior parte dei fedeli ha confermato di ascoltare queste emittenti che trasmettono il messaggio cristiano in tutto il mondo.

Anche le emittenti di un Paese, come Aghapy TV per l’Egitto o Elam Ministries, Iran Alive Ministries, Mohabat TV e Nejat TV per l’Iran, hanno un impatto sostanziale. Ansari spiega a proposito di Mohabat TV: “Sembra che circa 16 milioni di iraniani negli ultimi 12 mesi abbiano visto uno o più dei nostri programmi sulla TV satellitare e anche sui loro dispositivi mobili. Ciò si traduce approssimativamente in circa il 20 per cento della popolazione iraniana”.

In terzo luogo, se i missionari stranieri hanno innescato la scintilla iniziale, gli MBB guidano gran parte dell’attuale evangelizzazione dei musulmani. Il Cristianesimo è tornato ad essere dinamico tra i credenti nella sua regione d’origine.

 

Pie frodi

Alcuni musulmani si convertono tatticamente per motivi pratici, soprattutto per facilitare l’emigrazione in Occidente. Un pastore della Chiesa di Dio, Said Deeb, cita musulmani disperati che gli dicono: “Battezzami e crederò a chiunque mi aiuterà ad andare via da qui”. La National Public Radio parafrasa Şebnem Köşer Akçapar della Koç University di Istanbul, il quale afferma che “solo alcuni dei profughi sono dei veri convertiti. Altri utilizzano la persecuzione religiosa come un mezzo per raggiungere l’Occidente”. Aiman Mazyek, a capo del Consiglio Centrale dei Musulmani in Germania, reagisce con acuto scetticismo riguardo al numero crescente di musulmani convertiti al Cristianesimo.

Una volta in Occidente, la conversione ha due vantaggi. Può facilitare il permesso di soggiorno, poiché i governi (qualunque sia la loro neutralità teorica) a volte favoriscono i migranti cristiani; e rende più difficile il rimpatrio, mettendo i migranti in pericolo di persecuzione a casa per aver abbandonato l’Islam. Come rileva Volker Kauder, leader dell’Unione Cristiano-Democratica: “Una volta che qualcuno ha rinunciato all’Islam, indipendentemente dal fatto che si sia convertito o meno autenticamente al Cristianesimo, può essere perseguito per apostasia. Quando si tratta di persecuzione politica, i persecutori non si curano dell’autenticità di una conversione”.

Di conseguenza, parecchi convertiti hanno credenziali spirituali dubbie. Rick Robinson della Chiesa Pentecostale Unita, in Turchia, ammette che molti dei suoi fedeli potrebbero non avvicinarsi a lui come credenti completamente sinceri: “Potrebbero anche esserci alcuni che iniziano a chiedere aiuto solo per ottenere lo status di profugo”. Gottfried Martens, il parroco di lingua persiana della Evangelisch-Lutherische Dreieinigkeitskirche a Berlino, ammette di non sapere quali conversioni sono autentiche e quali sono tattiche: “So che ci sono persone che – ripetutamente – vengono qui perché hanno una sorta di speranza riguardo alla concessione del diritto di asilo”. Vesam Heydari, un membro di quella chiesa, confessa che “la maggior parte degli iraniani qui non si converte per fede. Vogliono solo restare in Germania”. La congregazione del reverendo Hugo Gevers a Lipsia è per un terzo costituita da ex musulmani iraniani; il religioso ammette che “ci sono state occasioni in cui siamo rimasti profondamente delusi. Li abbiamo sostenuti per anni, il tribunale ha esaminato la loro richiesta di asilo e si è espresso positivamente, e lo stesso giorno loro si sono allontanati da noi”. Ma il reverendo osserva che le conversioni completamente false sono poche, soprattutto da quando i pastori hanno adottato dei protocolli per identificare gli impostori.

Più in generale, non si dovrebbe sopravvalutare il numero dei truffatori. Martens di Berlino rileva che “in questo momento, in Iran, c’è davvero una sorta di risveglio cristiano, ed è un fenomeno dalle dimensioni piuttosto grandi. Le persone che vengono da noi hanno già avuto questi contatti con le chiese domestiche e per questo sono dovute fuggire”.

 

Accuse musulmane

Preoccupati per “un incremento delle conversioni cristiane”, osserva Joel Rosenberg, “i leader musulmani si stanno innervosendo e adirando”. Concentrano l’attenzione sulle pie frodi e accusano tutti i convertiti di cambiare religione per profitti personali, come ottenere finanziamenti, un lavoro o un visto. Questo ha il vantaggio conveniente sia di screditare gli MBB sia di sottrarsi a ogni tipo di responsabilità. Tali accuse sono particolarmente comuni in posti come l’Iraq settentrionale e l’Algeria, dove le conversioni di curdi e berberi sono insolitamente elevate.

Subito dopo l’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti nel 2003, il segretario generale della Lega Musulmana Mondiale, Abdullah al-Turki, avvertì che “organizzazioni non musulmane” (cioè missionari cristiani) erano entrate in Iraq “per avviare la loro attività con la scusa di fornire aiuti umanitari” e mise in guardia contro “i pericoli che ciò rappresenta per i musulmani”. Ahmed al-Shafie dell’Associazione degli Scolari Musulmani a Sulaymaniyah, in Iraq, denunciò un presunto afflusso clandestino di missionari cristiani: “Condanniamo fermamente questo atto vergognoso compiuto contro l’Islam e i musulmani che dimostra la presenza di mani che agiscono nell’ombra e secondo fini stranieri con l’obiettivo di distruggere la società di questo Paese”. Un’altra personalità musulmana di Sulaymaniyah reiterò quest’accusa nel 2007: “I missionari stanno sfruttando la dura situazione economica che vivono i giovani di queste zone perché sono disoccupati e quasi depressi. In alcuni casi i giovani vogliono andare all’estero e [la conversione al Cristianesimo] è un modo facile per realizzare il loro sogno in quanto possono dichiarare che sono minacciati e hanno bisogno di un rifugio sicuro”.

Nel 2006, un funzionario del ministero degli Affari Religiosi algerino, Mohamed Aissa, affermò che i missionari cristiani attiravano i musulmani locali con tali offerte traendo “profitto dalla confusione dei giovani per convertirli”. (Osservò inoltre che “numerosi giovani si sono pentiti, e sono tornati all’Islam.”) Quello stesso anno, il governo algerino approvò una legge che proibisce “chiunque solleciti, costringa o tenti di convertire un musulmano a un’altra religione”, rischiando una pena da 2 a 5 anni di reclusione e un’ammenda da  5.000 a 10.000 euro.  Ai sensi della suddetta legge, nel 2008, due musulmani convertitisi al Cristianesimo vennero condannati a due anni di carcere e al pagamento dell’ammenda di 5.000 euro per “proselitismo e pratica illegale di una religione non islamica”.

 

Vivere da cristiano

Conquistare gli MBB significa vincere metà della battaglia e convincerli a rimanere cristiani costituisce l’altra metà. Uno studio condotto da Julia Sianturi su coloro che hanno fatto ritorno all’Islam in Indonesia ha rilevato diversi fattori che motivano le loro azioni:

Il forte attaccamento alla propria famiglia e le profonde radici islamiche sembrano essere le principali cause della loro decisione di tornare all’Islam. La discriminazione da parte della comunità circostante e della divinità di Gesù potrebbe avere una certa influenza nel loro processo decisionale. E la loro delusione nei confronti dell’etica pastorale desta preoccupazione per i suoi effetti sulla percezione della Chiesa e del Cristianesimo da parte degli MBB.

Queste difficoltà sono così grandi al punto che Andrew van der Bijl e Al Janssen riconoscono che “almeno la metà di tutti i convertiti musulmani [al Cristianesimo] torna all’Islam”. Per affrontare questo problema, Duane Miller ha scritto un libro proponendo delle idee su come ottenere un numero senza precedenti di MBB tramite “una casa nuova e accogliente”.

I convertiti che rimangono cristiani affrontano alcune scelte difficili:

  1. Tenere la bocca chiusa sulla loro conversione mantenendo il segreto assoluto e continuando a vivere serbando l’aspetto e le abitudini dei musulmani. Nelson osserva che in molti indossano ancora “l’abito tradizionale musulmano per evitare le conseguenze delle loro conversioni”. In alcuni casi, mantengono persino la miriade di costumi e rituali islamici. Ma questo significa soffrire di profonda solitudine e risentire del fallimento morale. La pressione può diventare insopportabile.
  2. Annunciare il cambio di religione (o confidarsi con un parente stretto o un amico che, indignato dalla notizia, tradisce la fiducia del convertito) è ciò che induce gli MBB a vedere la loro vita sconvolta. Devono far fronte a pressioni incessanti e talvolta violente da parte della famiglia, della società e del governo, a un senso di isolamento e a una perdita di reddito. Non possono abbandonare la loro identità musulmana. Possono essere sottoposti con forza a un trattamento per malattie mentali. Quando un solo coniuge si converte, i matrimoni possono essere sciolti e il contatto con i figli può essere perso. Nei Paesi a maggioranza musulmana, le autorità in genere si rifiutano di riconoscere le conversioni dall’Islam, incastrando legalmente gli MBB come musulmani; le donne convertite che possono sposare solo correligionari musulmani poiché le loro carte d’identità le indicano come musulmane, sono limitate nella loro possibilità di sposare MBB maschi. Paradossalmente, i cristiani di nascita evitano gli MBB e le chiese stabilite li respingono, per paura di essere accusate di aver partecipato alle loro conversioni e punite di conseguenza. Come ha detto crudelmente un prete, i convertiti “devono tacere sulla loro fede in nostro Signore, o soffriremo tutti”.
  3. Trasferirsi in un’altra città per ricominciare una nuova vita come cristiani di nascita significa abbandonare la famiglia, iniziare nuove relazioni sociali e guadagnarsi una vita tranquilla, vivendo costantemente nella paura di essere riconosciuti o denunciati.
  4. Emigrare in Paesi a maggioranza non musulmanapotrebbe sembrare la soluzione ideale, ma non lo è. Al di là degli sforzi per riorganizzare la propria vita, dovendo apprendere di solito una nuova lingua, la pressione islamica può continuare inesorabilmente anche lì. Alcuni MBB hanno paura dei loro governi dei loro Paesi di origine e quindi vivono in “un’atmosfera carica di enormi sospetti”. Un convertito osserva che “forse qualcuno all’interno della chiesa è uno di loro”. Di conseguenza, “i rifugiati stanno attenti a mantenere le distanze gli uni dagli altri, non rivelando mai informazioni sulla loro vita nei Paesi di origine”. Le donne affrontano problemi speciali. Come osserva l’European Centre for Law and Justicein merito alla Francia, “gran parte delle donne convertite viene minacciata di essere costretta con la forza a sposarsi, inviata nel Paese di origine dei genitori o sequestrata finché non ritorna all’Islam. In casi poco frequenti [e] sempre più rari, le donne convertite vengono linciate o addirittura uccise dagli islamisti”. Così si perpetuano la paura e la solitudine.

 

Conclusione

Le conversioni reali e volontarie dei musulmani al Cristianesimo costituiscono una novità storica, che altera un venerabile disequilibrio, per cui l’Islam quasi invariabilmente reclutava credenti a scapito del Cristianesimo.Questa inversione di tendenza ha potenzialmente grandi implicazioni su come i musulmani vedono se stessi e la loro religione; la tradizionale fiducia derivante dalle conversioni a senso unico non regge più. Qualche altra cosa la rimpiazzerà o questa vulnerabilità minerà la fiducia dei musulmani? Le implicazioni sono profonde.

Le conversioni al Cristianesimo, a loro volta, fanno parte di un più ampio allontanamento dall’Islam, che include anche la conversione ad altre religioni (soprattutto allo  Zoroastrismo tra i curdi e all’Induismo tra gli indiani; anche l’Ebraismo e il Buddismo attirano i convertiti) nonché l’adozione del deismo e dell’ateismo. L’insieme di queste tendenze correlate rappresenta un fenomeno raramente osservato, ma significativo che induce a vanificare un altro fenomeno ampiamente noto dell’ultimo mezzo secolo, quello dell’impeto islamista. In effetti, il movimento di conversione potrebbe vanificare quell’impulso.

Traduzione di Angelita La Spada

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Storico, politologo, commentatore e analista politico, specialista di Islam e Medio Oriente. Fondatore e attualmente presidente del Middle East Forum. Ha insegnato all’Università di Chicago, alla Harvard University, alla Pepperdine University e all’U.S. Naval War College. Ha ricoperto diversi incarichi presso il Dipartimento di Stato e presso quello della Difesa, ed è stato vice-presidente della Commissione Fulbright. Nel 2003, il presidente George Bush lo ha nominato membro dell’United State Institute of Peace (USIP), un’organizzazione no-partisan nata per iniziativa del Congresso allo scopo di “prevenire e mitigare i conflitti internazionali senza ricorrere all’uso della violenza”. Il suo sito web, DanielPipes.org, con un archivio dei suoi articoli e delle apparizioni nei media, ha registrato 70 milioni di pagine visitate fin dal suo esordio, nel 2000. Più di 11.000 traduzioni dei suoi scritti sono state pubblicate in 37 lingue. È autore di sedici libri.