Ormai è un genere letterario. Quello che non va troppo per il sottile. Sono due cose importanti quanto scrivi un libro: avere visibilità, e soprattutto vendere. Il resto è dettaglio da Flop-seller. Ferruccio Pinotti è un uomo saputo, che sa il fatto suo. Sa che i libri equilibrati servono a poco e quelli corretti ancora meno. Sa invece che immaginare poteri forti solletica fantasie, che l’Opus dei e il dietro le quinte del Vaticano ha il suo perché immortale, e che occuparsi di Lobby di Dio e di Wojtyla segreto ti rende sagace agli occhi del mondo. Aldo Cazzullo nella nota introduttiva la mette sul fair play. Riconosce alla Massoneria il suo ruolo culturale e storico. Per giustificare il però. Ed è un però corposo, 768 pagine, dove è difficile districare il dato storico dalla illazione, la teoria del complotto, la furbesca pretesa che suvvia, qualcosa di vero ci deve pur essere sul Bilderberg e mica vorremo per caso credere che dietro tutte le decisioni del mondo non ci sia un Think tank del Grande Fratello… Così che per smontare Pinotti devi paragrafare Pinotti, non ne esci vivo. Non è uno sciocchezzaio, intendiamoci, ma è un libro costruito da un punto di vista e giustamente, per spiegare il suo punto di vista, e qui insomma. Che è appunto che la massoneria è un dietro-sistema che condiziona il sistema. E che, in nome dell’interesse, e cioè del denaro, ricama le sue trame persino dietro la malavita, cioè la ’Ndrangheta, cioè la mafia. 

Intanto: che cos’è la Massoneria?. Non è facile definirla in poco spazio. Una chiesa del libero pensiero, un luogo deputato alla riflessione, laico, non confessionale, volto alla comprensione universale del vero, dove la differenza la fa l’aggettivo. Universale. Qualcosa che riguarda cioè l’uomo in quanto tale, indipendentemente dal suo credo, politico o religioso. Tutti gli uomini sono fratelli e tutti teleologicamente (avendolo cioè come fine) orientati alla conquista del senso. ‘Orientati alla’ non vuol dire conquista unica e definitiva. La Massoneria è palestra di libertà e di tolleranza. Perché aperta alle infinite sfumature delle possibilità. Hegel l’ha presentata un po’ meglio. È come se la Massoneria fosse una presentazione plastica di verità concettuali. Cioè ‘mette in scena’, con simboli, rituali, dei contenuti filosofici per rendere possibile un ‘rischiaramento’ (in Hegel il Sapere Assoluto). Sta di fatto che con la sua ansia di ‘rischiaramento’ ha influenzato l’Illuminismo (Lessing ha pubblicato i Dialoghi massonici), coinvolto Voltaire, è stata motore della Rivoluzione Francese e Americana (diversi presidenti sono stati Massoni, da George Washington in poi), del Risorgimento italiano, con Aurelio Saffi, Carlo Armellini, Carlo Cattaneo, Goffredo Mameli e Giuseppe Garibaldi primo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e su su fino ai mazziniani, a Ernesto Nathan, a cinque presidenti del Consiglio, a Meuccio Ruini e tanti padri dell’Assemblea Costituente. È stata la crema del pensiero della modernità, giurata nemica di tutti gli assolutismi, religiosi, e la chiesa ha reagito con vigore, e politici, è stata perseguitata dal fascismo (che ne vietò le attività e ne chiuse le sedi) e dal comunismo (nella terza internazionale si stabilirà l’incompatibilità, perché se credi nell’uguaglianza di tutti gli uomini, non stai sposando la causa del proletariato come soggetto rivoluzionario). Mozart l’ha amata (metà della sua produzione è dedicata alle logge), e in Italia hanno indossato guanti e grembiulino Ugo Foscolo, Giosuè Carducci, e Giovanni Pascoli, Salvatore Quasimodo

L’errore delle letture fanta-complottiste e l’odor di Mafia a tutti i costi. La Massoneria è fatta di uomini. Gli uomini sbagliano. Gli uomini, tutti, massoni, cattolici, comunisti, lupetti, fancazzisti di periferia, amano il denaro. Il potere. Capita che le istituzioni, degenerino. Non solo le istituzioni. Ogni fenomeno storico non è mai tutto bianco, tutto candido. Diciamola meglio: ogni fisiologia dello Spirito (cioè ogni prodotto della cultura dell’uomo) ha in sé una sua patologia. Nulla è adamantino. Tutto è anche corruzione. L’errore a mio vedere dove sta? Nell’ossessione di dover leggere un fenomeno non a partire dalla sua fisiologia, ma dalla sua patologia. Solo che così non ne usciamo più vivi. Intanto perché sopratutto in Italia dove per averla vinta si getta discredito sull’avversario, tutto quello che fa l’avversario sarà sempre letto in chiave patologica perché non si è mai visto un avversario che non sia anche arruffone, imbroglione e mezzo amico con la delinquenza. E quindi si tratterà sempre di mettere in evidenza le patologie altrui. Ritenendosi l’unica espressione fisiologica del bene, del bello, del giusto. Un atteggiamento di superiorità morale che in Italia è abbastanza tipico.

Più corretto invece, ed è quello che normalmente libri del genere non fanno, è rendere conto della diffusione della patologia. Certo, se l’autorità giudiziaria dimostrasse che il 90% di un’Istituzione fosse corrotta, non rimarrebbe che chiuderla. Il marcio se ne è impossessato e probabilmente non si può più intervenire. Ormai è troppo tardi. Quindi, fermiamoci sulla Mafia, prima di fare quotidianamente titoli sui giornali sulla ‘Massomafia’, prima di dare per scontata una permeabilità al sud, bisognerebbe chiedersi: quanto è diffuso il fenomeno? Se la Massoneria ha problemi di infiltrazioni malavitose, ammesso e non concesso che le abbia, quanto è grande questo problema? Di che ordine di grandezza è la patologia? Perché solo nel caso di una patologia considerevole noi potremo ignorare la fisiologia. Partiamo dall’ultima discutibile iniziativa della commissione antimafia che ha sequestrato gli elenchi degli iscritti nel mezzogiorno. Lasciamo perdere la liceità. Lo ha fatto. Ha controllato quegli elenchi. Bene. Circa 17000 nomi. 193 sono risultati ‘toccati’ da indagini di Mafia. Grave. Ma dobbiamo cominciare a dare un’idea della grandezza del fenomeno. Lo 0,011 %. Percentuale destinata a calare se si considera ovviamente non il sud, ma tutta la penisola. Se alcuni giornali, e tutti giorni, danno risalto a tutte le singole storie dei singoli ‘fratelli’ stiamo freschi, non ne usciamo più e l’impressione che mi faccio io lettore è che tutti i massoni siano malavitosi, faccendieri, eccetera. I giornali, anche quelli tradizionalmente più esagitati (l’Espresso, Il Fatto Quotidiano) non danno informazioni false, perché le informazioni magari le danno le Procure. I giornali danno probabilmente buona informazione, ma sullo 0,011 di un fenomeno e tutti saremo costretti a concludere che la fisiologia è patologia, quando invece c’è un tessuto sano del 99,9% la cui vita e la cui attività (che pure c’è e ogni giorno, la Massoneria ha addirittura un Ufficio stampa e fa iniziative con regolarità) forse meriterebbe altrettanto spazio. Cosa si fa invece? Prime pagine sul trascurabile, totale silenzio sul resto. 

Un’altra cosa molto fastidiosa, è ricicciare vecchi personaggi, ormai lontani ma rancorosi, a supporto delle proprie tesi. Che è un po’ come intervistare Moratti sulla Juventus.

Ora,  è giusto: chi sbaglia paga. È giusto evitare le apologie a tutti i costi, perché fenomeni complessi non possiamo leggerli con Walt Disney, è la realtà, non sono cartoni. Nella storia si gioca sporco, non c’è spazio per le signorine. Ma a furia di raccontarci un mondo così, dove ognuno distrugge la tradizione dell’altro, e chi crede all’ideale è uno sprovveduto (o un filosofo) non avremo una storia di idee, fatti, organizzazioni, ma un’idea di macerie di buone intenzioni. Chiunque si sentirebbe legittimato a raccontare il Pd a partire dalle brigate rosse, come se tutti gli iscritti oggi siano o siano stati comunisti o come se tutti all’epoca avessero abbracciato la lotta armata. O a raccontare la chiesa, ignorando il cristianesimo o il suo contributo anche artistico, anche culturale, a partire dalla pedofilia. Si può criticare la Massoneria, è giusto. Ma prima cerchiamo di conoscerla per quello che è. Non per quello che qualcuno ritiene sia. Ed è facile, basterebbe leggere. Perché tanti giganti del pensiero la hanno raccontata. Lessing ne ha scritto. Goethe anche. Fichte pure. Persino Hegel nell’introduzione alle sue Lezioni della Storia della Filosofia. Prima di dare retta alla Bindi o al primo capiscione di Facebook perché non cominciamo da loro?

In coda segnaliamo questo testo in corso di pubblicazione per la Atanòr. Sono i lavori di una Loggia di Taranto, che si chiama Prometeo e che a Prometeo ha dedicato importanti studi. Uno dei tanti modi per vedere come si lavora ‘dall’interno’. Da segnalare un filosofo bravo di Latina, non lo nominiamo per pudore; con lui Claudio Bonvecchio, ordinario di filosofia dell’Università degli Studi dell’Insubria,  Marcello Fagiolo, già ordinario di Storia dell’Architettura alla Sapienza Università di Roma, Graziano Biondi, ordinario di Storia della filosofia antica all’Università di Urbino e Moreno Neri, tra l’altro storico collaboratore di Giovanni Reale per Bompiani. I lavori sono curati da Alessandro De Stefano, che tra l’altro è anche il presidente della sezione locale del PRI. Staremo a vedere di nascosto l’effetto che fa.