Se non sappiamo più combattere le guerre, meglio non farle

Generali statunitensi come Petreus, usciti da West Point, erano inorriditi per come veniva condotta la campagna in Afghanistan. Petreus, alto comandante della missione americana nella regione venne promosso alla Cia, che non aveva più un militare come direttore dagli anni ’50. Aveva contraddetto l’amministrazione Obama la quale vantava piuttosto incautamente, “passi avanti”. E come avrebbe potuto farli? La funzione militare era solo difensiva. A West Point oggi si studiano le grandi battaglie della guerra civile americana come all’epoca si studiavano quelle della Francia Rivoluzionaria. Ad esempio la campagna della Valle di Shenandoah che insanguinò la Virginia per tutto il il 1864. I generali dell’unione seguirono lo stesso metodo dei generali rivoluzionari in Vandea. Incendiarono case, ospedali e campi, fucilarono civili e feriti, non risparmiarono i prigionieri. L’Unione, come la Repubblica in Francia, fu salvata da questi metodi, dagli Sheridan come lo fu dagli Hoche. I militari americani che in Afghanistan non potevano nemmeno tirare la barba ad un mullah, come pensavano di poter vincere una guerra di occupazione? Se il loro comandante in campo, Barak Obama, mentre sparavano, aveva inaugurato la politica della mano tesa verso il nemico, tanto valeva ritirarsi subito. Ancora nel 2019 il presidente Trump contestava alla missione Nato in Afghanistan la richiesta dell’impiego del supporto aereo tramite le autorità afghane. In pratica, i combattenti americani erano sottoposti all’autorità civile afghana. Non bastasse, Trump dovette anche cercare di convincere gli alleati che non si poteva pretendere che l’aviazione entrasse in scena solo quando il nemico era a contatto con le nostre truppe, perché questo significava che già erano state travolte. Si comprende che ad un dato momento Trump si sia rivolto direttamente ai talebani. Il problema è che per discutere con i talebani, servirebbe avere un fucile carico, quello che non c’è più da tempo.
Il premier britannico Johnson ha detto che non è ammissibile dover sgomberare l’aeroporto di Kabul entro il 31 agosto che serve una proroga e lo ha detto dopo che il portavoce Nato all’aeroporto di Kabul aveva fatto sapere che la proroga non era possibile. Siamo già sotto lo schiaffo dei talebani. I quali hanno assicurato immunità fino a quella data e non oltre. Anche qui quando tratti con una tribù, hai sempre il guerriero che sfugge al capo tribù. Il capo ciricahua Geronimo, aveva con se venti uomini che non riconobbero la pace siglata dalla nazione apache con gli Stati uniti e con quei venti uomini impegnò una intera divisione di cavalleria al confine con il Messico per più di un anno. Le prendeva la cavalleria, non Geronimo. Bastano tre guerriglieri dell’Isis per fare un attentato prima del 31 agosto all’aeroporto di Kabul e le vittime in poche ore sarebbero più di quelle causate dalla banda di Geronimo in un anno. Mai avvenisse una tale catastrofe allora sì, potremmo davvero incominciare a paventare l’idea di una disfatta dell’occidente, ridotto alla mercè dei terroristi peggio che dopo le torri Gemelle. Possiamo solo sperare nel senso dell’umorismo dei talebani. Tutto sommato sono già abbastanza soddisfatti della parodia della bandiera Usa issata sulla collina di Okinawa. Quello era un esercito americano che ancora sapeva combattere e con nessuno in grado di dettargli le regole di ingaggio.