Tutte le critiche di cui è oggetto il presidente Biden, più che ingenerose sono prive di senso. C’era davvero qualcuno convinto che con il ritiro dell’esercito americano dall’Afghanistan, non si sarebbe scatenato il caos più completo? Ammesso che Biden non si fosse reso conto di cosa sarebbe avvenuto con il ritiro, ovvero che il governo afgano si sarebbe squagliato come un gelato al sole, come non immaginare per lo meno la condizione in cui sarebbe precipitato il paese? In questi quindici anni i talebani non sono mai stati combattuti con una qualche efficacia bellica e si sono ripresi l’Afghanistan. Non c’è un rapporto dell’intelligence americana che dica, abbiamo sgominato il movimento talebano, tanto da potersene andare tranquillamente. Ve ne sono invece a iosa che testimoniano come i talebani attaccati dall’esercito pakistano, si liberassero facilmente di quelle truppe e ne recuperassero le armi. L’ultima sciocchezza sarebbe che i depositi di armi americane finiti nelle mani dei talebani ne abbiano aumentato la pericolosità, quasi che gli studenti coranici avessero bisogno di altre armi oltre quelle che posseggono. Tutti hanno concorso ad armarli in questi anni, gli iraniani, i cinesi, i pakistani e magari pure qualche ditta americana, per non dire altro. I talebani sono pericolosi non per le armi che hanno ma per il modello di società che propongono, paragonabile solo a quella nazionalsocialista. L’etnia pastun che ha vinto gli inglesi la si considera eletta, quando la tagika e le altre indegne di starle a fianco. L’unica differenza rispetto al nazionalsocialismo, il fascismo italiano era molto più complesso, è che loro hanno Allah come unico Fuhrer. Non è dunque detto che il vertice politico religioso sia così uniforme al suo interno e bisognerà vedere se la nuova leadership sarà riconosciuta senza prima una notte dei lunghi coltelli. L’unico errore certo commesso della presidenza statunitense è stato di Obama, che non si è mai preoccupato della realtà dei talebani, come in fondo non si preoccupava di quella dell’Isis. Obama era fondamentalmente convinto che risolto il problema Bin Laden, i talebani sarebbero stati messi a posto, senza capire che Bin Laden era solo uno strumento nelle mani dei talebani, probabilmente nemmeno di questa grande importanza e che se i talebani lo vorranno ne troveranno presto un altro di sceicco del terrore, o magari un semplice pastore, dipende dalla loro fantasia. Questa sottovalutazione della forza del movimento talebano è stata comune anche alla presidenza Trump, che ha voluto correggere tutto di quella precedente, tranne la politica sull’Afghanistan. Il fatto che Trump abbia compreso meglio di Obama il dramma militare che si preparava, non lo salva, al contrario. Obama per lo meno comprendeva un punto strategico, la ripresa dei rapporti con l’Iran, che Trump ha subito rifiutato. Al limite il dialogo andava tentato con l’Iran non con i talebani. Per il resto l’unica presidenza che avrebbe potuto gestire il ritiro era quella Obama se lo si fosse deciso subito dopo la cattura di Bin Laden. Obama avrebbe dovuto dire la missione è finita saluti a tutti. Voler restare altri dieci anni è invece la base del disastro consumato in questi giorni e nemmeno un presidente cento volte più capace di Biden sarebbe stato in grado di evitarlo. Bisognava mettere prima in ginocchio i talebani, che sotto Obama sono prosperati, tanto che Trump è andato a farci l’accordo. Ecco il risultato. Risolleveremo il prestigio perduto dell’America, nel mondo. L’incipit della presidenza Obama lo vediamo realizzato nell’aeroporto di Kabul quindici anni dopo.