La sinistra vorrebbe farmi credere che l’identità di genere – la teoria del gender, o gender – e l’orientamento sessuale siano la stessa cosa. Agli uomini gay piacciono gli uomini, ed essere trans è come essere supergay, giusto? E dato che non vogliamo discriminare nessuno, dalle donne, ai gay, alle lesbiche, aggiungiamo anche i trans e il gender all’elenco.

Ma il fatto è che non sono per niente la stessa cosa: il gender non è una cosa reale.

Sebbene sia un concetto che si trova nella letteratura medica, nei manuali e nei libri di testo di psicologia e psichiatria (è stato per anni chiamato “disturbo di genere”), il gender non è una cosa reale nel senso quotidiano della parola. L’identità di genere è l’idea che da qualche parte dentro una persona esista un’anima gender, per così dire. Si sente protestare: “macché, chi ha mai parlato di anima”. Carissimi, voi avete parlato di anima. Avete detto anima senza usare la parola “anima”, ma il concetto è quello, assolutamente identico. Perchè voi dite che nelle persone c’è una parte fondamentale della loro identità che si “identifica” come maschio, come femmina, o a metà tra maschio e femmina o nè maschio nè femmina, o qualcos’altro ancora. E questa identità è una componente naturale e universale dell’essere umano: quando nasciamo, sia che nasciamo maschi o femmine, abbiamo tutti un senso interiore dell’essere maschio o femmina a prescindere dal nostro corpo. E le persone trans – secondo questa teoria – fanno parte di quella minoranza nelle quali l’identità incorporea di genere, l’essenza animista di genere, appunto, non combacia con le fattezze fisiche del loro corpo.

La conseguenza più importante – e grave – di questa teoria è che quando un uomo ‘sente’ di trovarsi nel corpo sbagliato, l’unico modo di alleviare le sue sofferenze è di sottoporsi al bisturi, cosicchè il suo corpo possa combaciare con la sua anima. Infatti oggi si eseguono interventi chirurgici di ‘riassegnamento di genere’ o addirittura di ‘affermazione di genere’. Ad ogni modo, ritorniamo sempre sullo stesso punto: si può nascere nel corpo sbagliato.

Ora, tutto questo non ha senso se non si crede nell’anima. Non esiste un altro paradigma che concepisca la possibilità di nascere nel corpo sbagliato. Come si fa a nascere nel corpo sbagliato? Come è possibile se tu sei il tuo corpo? Ecco quindi che bisogna risalire per forza al dualismo cartesiano, che è appunto il credo religioso del gender, cioè il dogma dell’anima o dell’essenza spirituale incorporea, se vogliamo. E molte persone ci credono, e va bene, hanno il diritto di crederci, ma questa nuova religione – perchè di questo si tratta, di religione – ebbene, questa nuova religione necessita per forza che si creda nell’esistenza dell’anima gender dentro ognuno di noi.

Gli attivisti trans oggi vorrebbero cambiare le leggi in modo che questa auto-identificazione animista prevalga sulla realtà fisica del sesso del persone. Per questo ripetono ossessivamente il mantra che le donne trans sono donne; per questo vogliono che diventi un diritto sancito dallo Stato: se affermano di essere donne, deve essere questa loro affermazione a trionfare giuridicamente su un fatto osservabile da chiunque: il loro essere fisicamente, biologicamente, un maschio o una femmina.

Che la realtà oggettiva debba essere definita da un credo animista è una pretesa legittima. Nel medioevo.