Di fallimento dell’Occidente in senso proprio si può parlare davanti alla caduta del modello coloniale continentale, non fosse che l’Inghilterra seppe gestirlo e prepararlo meglio della Francia. La Francia, a stretto giro tra l’Indocina e l’Algeria, subì un autentico crollo e i suoi paracadutisti che vedevano le rovine di Roma sporgere dal deserto ne ebbero la sensazione precisa. Ma l’Occidente nella sua interezza non si identifica con le semplici ambizioni di alcune nazioni europee.
La caduta di Saigon non fu un fallimento dell’Occidente, da li a poco sarebbe crollato il principale alleato del Vietnam del Nord, l’Unione sovietica, quando l’America godeva di ottima salute. La caduta di Saigon fu invece un tradimento occidentale per tutti quei popoli che avevano contato che l’intervento americano arginasse l’aggressione di Hanoi, sud vietnamiti, laotiani cambogiani. Persino i tailandesi erano disperati di ritrovarsi quelle belve feroci ai confini di casa e diedero agli americani basi e soldati. E’ evidente che non si può parlare di un fallimento dell’occidente, quando le popolazioni, vogliono trasferirvisi il prima possibile, come avvenne dopo la vittoria dei nordvietnamiti e per almeno un decennio nella regione che vide profughi di ogni provenienza. Gli stessi che quando se ne erano andati i francesi fecero festa.
Kabul oggi ricorda la Saigon di ieri, nel senso che si, vi sono le comparse sulle strade che gioiscono per l’arrivo dei conquistatori, ma dietro di loro la città è raggelata nel terrore. Basta pensare alla situazione dei due aeroporti dove si concentra l’unica vera attività del luogo. Il problema delicato è che gli americani arrivarono a Saigon su richiesta di un governo amico e sostenuti da tutti gli stati che temevano di vedere estendere il potere del nord Vietnam anche ai loro. In Afghanistan, nessuno gli ha chiesto di andare e quelli che avrebbero dovuto invitarli a rimanere sono scappati prima. Per cui, come dire, se gli americani non hanno avuto scrupolo di lasciare i loro alleati storici in Indocina, perché dovrebbero preoccuparsi di chi nemmeno sapevano che esistesse? Infatti, se non riusciranno ad imbarcare tutti coloro che lo richiedono, cosa ritenuta impossibile dopo il 31 agosto, mostreranno di non averne anche in questa occasione.
E’ una sciocchezza pensare che l’America non possa considerare conclusa una missione all’interno di un territorio estraneo ai suoi confini, indipendentemente da come si giudichi la conclusione di quella missione. Una disfatta e ben più ampia della sola identità statunitense, sarebbe invece vedere un gruppo di fanatici, armati del corano, impedire di far lasciare il loro paese a tutti quelli che lo vogliono entro una data stabilita. Anche perchè sarebbero inutili rassicurazioni sull’incolumità di quelle persone che resterebbero alla mercè del nuovo regime, senza protezione. Allora si che quelli da noi abituati ad aspettare da decenni questa disfatta occidentale che non arriva mai, potrebbero morire contenti. Finalmente l’avrebbero vista.