«Tutto deve essere spiegato dal sociale e cioè dal mediocre; la socialità moderna, nata dalla tecnica moderna, non può ammettere né l’entusiasmo artistico, né lo spirito di profezia, né alcuna forma di trasfigurazione». È il giudizio tagliente di Andrea Emo (1901-1983), figura straordinaria, allievo di Giovanni Gentile e filosofo in silenzio. Non uno schiamazzatore speculativo, ma un indagatore privato. Mai i suoi diari sono stati diffusi in vita. C’è voluto Massimo Cacciari affinché fosse noto il suo pensiero. E come possiamo sintetizzarla la sua figura? Un indagatore del tempo, ma un tempo che non può uscire dalla sua attualità, dalla sua presenza. «Il tempo è un moto senza direzione – il tempo è l’eterno ritorno, cioè è l’attuale ritorno; cioè è la sempre attuale negazione di sé – il ritorno non è una direzione – noi siamo sempre nel tempo e sempre fuori dal tempo appunto perché il tempo è attualità – il tempo è la creazione dell’attualità, cioè è il crearsi dell’attualità».

Così, l’autore di opere già fondamentali,  pubblicate in Italia da Marsilio, Bompiani, Mimesis, come Il dio negativo, Il monoteismo democratico, Supremazia e maledizione, può scrivere: «Tutto è piatto, banale, ovvio, convenzionale; i caratteri della borghesia filistea, che era oggetto di tanta avversione da parte dei romantici, ultimi eredi di un mondo profetico, di un mondo intimamente assoluto e diverso in via di estinzione e che già si allontanava verso gli orizzonti del passato, i caratteri della borghesia deteriore, della sua mediocrità sono stati notevolmente sorpassati dagli eredi proletari che hanno portato questa mediocrità a delle manifestazioni ed espressioni quasi sublimi – forse la sola sublimità di cui questa è capacità sono le tirannie – e perciò una smisurata ipocrisia si è diffusa nel mondo, nella vita, negli spiriti – forse la sola speranza per l’individuo ora ridotto al silenzio, deposto dalla croce e nascosto in una tomba, è l’accettazione della condizione servile, della infinita inferiorità in cui si riconosce, in attesa che l’assoluto della inferiorità in quanto riconosciuto, possa diventare una metamorfosi – lo spirito è oggi nelle catacombe – e contemporaneamente nei cieli più lontani. L’ideale più alto a cui un uomo possa aspirare e riferirsi è l’abolizione dell’infinito passato e dell’infinito futuro in un’unica solare presenza. Soltanto con l’abolizione del passato e del futuro, si può conoscere, contemplare l’Unico, l’Uno – l’Uno che è attualità, cioè unità della propria negazione. Soltanto l’assoluta negazione può creare l’unità».

Oggi l’universo scientifico si atteggia a dogma assoluto, ma ha risposte fragili e contraddittorie. Quale sarà il suo futuro? Lo stesso della società laica e dissacrata, ci dice Emo. «La società tenta di salvarsi nella ideologia che è un’imitazione diabolica della sacralità. […] L’assoluto, lo sposo che non doveva mai rivelare il suo nome, oggi è presente soltanto nella sua mancanza, nella sua assenza; e ora appunto, con le ideologie astratte, con le astrazioni dell’intelletto, si tenta di rievocarlo». L’autentica libertà, se non è vissuta dalla pienezza dell’individuo è astratta come le ideologie, non in atto. Chiacchiera inutile, come le scienze empiriche. Lo spazio di autentica libertà è solo in una dimensione non pubblica, né oggettivizzabile in qualche modo, è vivo cioè solo nell’interiorità.