Il capo dello Stato, Sergio Mattarella ha offerto una lettura perspicace ed attenta sulla condizione del’Unione europea. Va apprezzato in modo particolare il senso di responsabilità continentale mostrato da un europeista della tempra del presidente della Repubblica. Mattarella non si è messo a cianciare degli errori commessi dagli americani in queste ore, ma del ruolo svolto dalla Unione in tutti questi anni. E se, come ha detto, bisogna dotarsi ancora degli strumenti sufficienti e necessari di politica estera e di difesa, significa che quanto fatto finora non è stato all’altezza delle ambizioni che vennero esposte a Ventotene da Altiero Spinelli ottanta anni fa. In queste settimane si è preferito accusare gli americani di non aver discusso con gli alleati della loro decisione di lasciare l’Afghanistan. Nessuno ha accusato l’Unione di essersi messa a festeggiare appena avuto la notizia del ritiro data dieci anni fa. Mattarella ha ricordato che l’Europa deve saper rispondere a se stessa, indipendentemente da quello che fa e pensa l’America. Gli stati europei che partecipavano alla missione afghana, erano in grado, se volevano, di chiedere una esplicazione agli americani sul significato delle loro intenzioni e di valutare a loro volta cosa occorresse fare. Davvero qualcuno immaginava quel fantoccio di governo che si era instaurato più o meno all’interno della cinta della sola Kabul, capace di restare in piedi più di un secondo? E’ persino difficile credere che lo pensasse Obama undici anni fa, dopo un’offensiva talebana che aveva dimostrato come gli studenti coranici si erano ripresi sempre più il territorio. Henry Kissinger ha scritto che una politica di contenimento che non si fonda su una politica di sterminio, porta al disastro. Infatti i talebani in questo decennio sono prosperati, nessuno li ha contenuti e questi di oggi sono i risultati della politica di Obama nella Regione, l’unica. di tutte, confermata anche da Trump. Come era ovvio non si è riuscito nemmeno ad assicurare l’esistenza di un governo autonomo in Afghanistan capace di sopravvivere un solo minuto dopo il ritiro. L’Unione europea che casca delle nuvole è pure peggio. Non si può dire combattano gli americani, noi non combattiamo, addestriamo la polizia, spazziamo le caserme, controlliamo le nuvole in cielo. Ora, con tutto il rispetto per l’impegno del presidente Macron e del premier Johnson, l’idea di una zona sicurezza a Kabul gestita dall’Onu, appare per lo meno tardiva. Inghilterra e Francia avrebbero dovuto chiedere a Biden, se non a Trump e ad Obama, come pensavano gli americani di rendere plausibile lo svolgimento del ritiro e dell’esodo successivo in condizioni di sicurezza. Forse non era loro chiaro che lo stato afgano si sarebbe dissolto, ma perché allora le trattative a Doha? Se gli americani discutevano con i talebani quando quelli stavano in carcere o alla macchia, significava che i talebani avevano già vinto la partita. Gli americani trattano con i governi in carica, con il Vietnam del nord, non con i vietkong. Con il presidente cambogiano Lon Nol, non con i khmer rossi. In ogni caso sarebbe interessante capire come pensano francesi ed inglesi di istituire una zona sicura all’interno di Kabul. Macron ha detto dialogando sulle condizioni umanitarie con i talebani, il che, dal suo punto di vista, non significherebbe un riconoscimento. Infatti, significherebbe solo una follia, perché per dialogare con i talebani devi convocare almeno dieci mila capo villaggio e sottocapi. Se poi la Francia riesce a dialogare meglio degli americani, sicuramente Macron è più capace, auguri. La sola idea ci ricorda l’occupazione franco inglese del Canale di Suez. Non sapremo dire cosa accadrà di tante buone intenzioni che nel caso migliore sono il tentativo di reagire ad una condizione di impotenza. Certo che Macron tende ad assomigliare sempre più a Sarkozy, mentre Biden che piange, per lo meno non assomiglia ad Obama.