E’ una questione oltremodo seria quella posta dal ministro Cingolani sul nucleare. Il ministro, un fisico universitario, ha detto che sarebbe una follia ignorare lo sviluppo tecnologico che ha condotto questa energia ad un livello di notevole sicurezza anche rispetto ai fattori inquinanti. Per la verità, la follia è stata quella di aver azzerato, con un referendum avvenuto sull’onda di Chernobyl, parliamo del secolo scorso, un intero settore italiano all’avanguardia nella ricerca scientifica nel mondo, per poi ridursi miseramente ad importare elettricità, con una bolletta che costa il doppio, da paesi che il nucleare ce l’hanno eccome e persino con le centrali situate ai nostri confini. Per cui se mai quelle esplodessero, hai voglia a fare i referendum. E ancora ci devono spiegare gli investimenti nell’eolico di un Paese praticamente privo di vento. L’uscita dell’Italia dal nucleare ha segnato in maniera drammatico il declino prima ed il ritardo ed il disavanzo poi dello sviluppo italiano rispetto agli altri paesi occidentali. E ciononostante altri governi con ministri egualmente consapevoli della situazione, non sono nemmeno riusciti a portare avanti la questione posta dal ministro Cingolani, anche perché si tratterebbe davvero di ricominciare da zero. Grazie ai fondi del next generation varrebbe la pena di riaprire il discorso. E’ pressoché impossibile che l’Italia possa tornare competitiva a livello mondiale se priva di una tale risorsa, a cui, è vero, ogni tanto qualcuno anche di recente, dichiara di volersi sbarazzare, non fosse che poi se la tiene stretta. Per non parlare di quei paesi che ritengono il nucleare come un volano indispensabile della loro stessa modernizzazione. Il ministro Cingolani ha detto che la principale obiezione viene dal un mondo “radical chic” più ideologizzato di quanto lo fosse quello marxista leninista. Al che, il verde Bonelli si è risentito e ha esibito orgogliosamente le credenziali di chi è nato e vissuto in un quartiere popolare di Roma. Premesso che l’eccezione fa la regola. il ministro ha detto la verità. Solo gente molto ricca può permettersi di disprezzare i vantaggi di un’ energia a basso costo. Il che non significa che siano necessariamente i radical chic il principale ostacolo al rilancio del nucleare in Italia. Molto di più ha fatto il conformismo partitico, la sua rinuncia a voler risalire la corrente, ritenendola impresa impossibile. Se l’attuale governo fosse in grado di smentire quanto è avvenuto finora, aprendo un capitolo nuovo sul fronte nucleare, riscriverebbe la storia del nostro sciagurato paese.