Bepi Pezzulli ha scritto una lettera aperta ai candidati Sindaco di Milano per aprire un confronto sui temi dello sviluppo e dell’innovazione. “Per Milano – scrive Pezzulli – serve una visione. Un’idea di città, di ruolo della città nel sistema-paese, e di ruolo della città nel mondo”. In calce il testo della lettera pubblicata su Milano Finanza e Italia Oggi.

LETTERA APERTA AI CANDIDATI SINDACO DI MILANO

di Bepi Pezzulli

Nella XVIII legislatura parlamentare e nella XVI consiliatura comunale non è stato possibile cogliere le opportunità a cui Milano ha diritto, come è stato ripetutamente segnalato nelle varie edizioni dell’evento Milano Capitali organizzate dal giornale che ospita questa mia lettera aperta.

L’importanza di Milano, però, non può e non deve essere sottovalutata sia a Roma che a Milano.

Entro il 2030, più del 50% del pil mondiale verrà prodotto in sole 400 città globali. Questo processo già da tempo impone agli investitori e ai responsabili politici di analizzare il mondo non come una comunità di nazioni, ma come una rete di città.

Questo perché sono le città che affrontano in prima linea le sfide globali del 21^ secolo. E’ su chi verrà eletto Sindaco che graverà il compito di attivarsi per tagliare il carbon footprint urbano; promuovere filiere di produzione e distribuzione di energia rinnovabile; accelerare la transizione digitale; ricevere e integrare i migranti; efficientare i servizi alla collettività.

Tra il XII secolo e fino alla Guerra dei trent’anni, la Lega Anseatica deteneva il monopolio del commercio nell’Europa settentrionale e lungo il Mar Baltico. Le città mercantili della Lega erano aggregati economici: Amburgo, Amsterdam, Danzica, Kaliningrad, Liegi, Londra, Lubecca, Riga. Analogamente, oggi i mercati incentivano forme di devoluzione federalistiche contro le tendenze centralistiche: Boston, Dubai, Francoforte, Hong Kong, Londra, New York, Shaghai, Silicon Valley, Singapore, Tel Aviv, Tokyo, Toronto, Zurigo – non esiste driver di innovazione e produttività o unicorno concepito o sviluppato al di fuori della rete delle città globali.

Nel mondo, le città sono, di fatto, in competizione con i governi nazionali per peso economico, influenza diplomatica e connettività internazionale.

In Italia, la città globale non può che essere Milano. Al Sindaco di Milano, di conseguenza, non è richiesta solo la capacità amministrativa, ma anche la visione per sviluppare un’idea di città, un’idea di ruolo della città nel sistema-Paese, e un’idea di ruolo della città nel mondo.

Da quando Borsa Italiana fu acquisita dal London Stock Exchange Group, Piazza Affari ha in parte beneficiato di sinergie industriali, economie di scala, e trasferimenti di know-how; ma soprattutto ha potuto avere (anche se non sfruttato) esposizione all’ecosistema di investitori specializzati del Miglio Quadrato londinese, mantenendo una sostanziale autonomia gestionale. Il passaggio di Borsa Italiana a Euronext cambia lo schema di gioco: Milano ora dovrà integrarsi con Amsterdam e Parigi e trovare una nuova specializzazione nel mercato pan-europeo. Milano e l’Italia, senza interventi adeguati, potrebbero perdere il controllo sulla gestione della liquidità del debito pubblico, e questo, nel caso, comporterà nuovi ed ulteriori rischi. Con la Brexit, Milano avrebbe potuto crescere di ruolo, affermandosi quale piazza finanziaria in euro della City di Londra, rafforzando invece che diluire le relazioni bilaterali con l’Uk. Ma la politica e soprattutto la fusione del London Stock Exchange con il colosso Refinitiv sono andate in un’altra direzione, e quell’occasione è sfumata.

Il governo Draghi offre ora una seconda chance. Con il cambio di inquilino a palazzo Chigi, la politica interna ha ritrovato stabilità e la politica estera italiana è tornata a posizionarsi sull’asse euro-atlantico. Prontamente, il Dipartimento di Stato Usa ha rilasciato un rapporto che illustra l’attrattività dell’Italia per gli investimenti esteri. E il Pnrr può aiutare l’amministrazione della città a mitigare i noti ostacoli allo sviluppo: la presenza ingombrante della burocrazia nelle attività economiche, la lentezza e farraginosità della giustizia civile, l’imprevedibilità della giustizia penale, la pressione fiscale oppressiva e disincentivante, e un livello di infrastrutture sub par rispetto agli altri membri del G7.

Ma serve di più. Durante la XVII legislatura, venne depositato un “pacchetto Milano”. Gli avvocati Sebastiano Di Betta, Stefano Loconte, Antonio Tomassini e il sottoscritto predisposero norme rispettivamente su porti franchi e Zes (Zone economiche speciali), incentivi agli investimenti nell’area metropolitana, finanza islamica, e l’istituzione del consorzio per il distretto affari in forma di Gruppo europeo di interesse economico (Geie o Eeig). Il progetto creava un regime speciale per Milano Piazza Finanziaria. Purtroppo, il pacchetto perì con la chiusura anticipata della legislatura, e, forse, anche per diffidenze milanesi rispetto al tema.

D’altra parte, sperimentare, innovare, cambiare, in Italia si scontra ancora con un forte status quo bias, alimentato da una politica divisa lungo faglie ideologiche. Nel 1991, internet venne famosamente definito un’americanata; la blockchain non è mai decollata, mentre ai confini nord e sud, Malta e Svizzera ne hanno fatto una leva di sviluppo. Per questo, va apprezzato il cambio di passo della Consob; l’attenzione del presidente Paolo Savona ai temi dello sviluppo e dell’innovazione ha prodotto il decreto sul sandobox, che crea un ambiente comune tra imprese e autorità di vigilanza per testare nuove tecnologie, prima che esse vengano azzoppate dalla consueta ossessione iper-regolamentare dei gabinetti ministeriali.

Il prossimo Sindaco può cogliere la seconda opportunità e farsi sponsor del pacchetto Milano presso governo e parlamento.

Milano produce, lavora, studia, assiste i deboli e attrae il turismo, malgrado le difficoltà. Ma ora la città chiede di ai candidati sindaci di prendere questo impegno. Non a tutti, il destino concede una seconda opportunità.

Chi è oggi candidato e diventerà Sindaco ha questa fortuna.