Pubblichiamo l’intervento del segretario nazionale del Pri, Corrado De Rinaldis Saponaro

In occasione di elezioni amministrative il partito repubblicano tradizionalmente si affida al pragmatismo e all’autonomia delle sue strutture territoriali. Il nostro principale interesse è rivolto al buon governo delle città e non sentiamo il bisogno di seguire uno schema politico ideologico indotto e di dover essere omologati in schieramenti precostituiti.
Va detto che il rinnovo del consiglio comunale a Roma ha meritato più da vicino l’attenzione diretta della segreteria nazionale. Roma è stata amministrata in maniera fallimentare dalla sinistra prima e dalla destra poi con tali ferite procurate al tessuto sociale e morale della capitale che i cittadini si sono rivolti ad una novità politica quale è stata il movimento cinque stelle.
Per quanto si possa dare alla formazione grillina tutte le attenuanti dovute all’inesperienza, e forse anche ad una inevitabile improvvisazione, questi cinque anni non hanno modificato in niente o quasi i guasti prodotti nel passato, anzi, in alcuni aspetti la giunta Raggi li ha persino peggiorati.
Abbiamo visto quindi con grande soddisfazione una proposta completamente diversa emergere in sede elettorale, quella di Azione di Carlo Calenda e l’abbiamo sostenuta con tutte le nostre forze, tanto che sento il bisogno di ringraziare l’amico Michele Pollini, segretario di Roma, i Dirigenti ed i nostri candidati al Comune e ai Municipi.
Il partito repubblicano con le elezioni amministrative non può solo preoccuparsi del miglioramento dei trasporti o della nettezza urbana. Il caso romano è l’emblema del caso italiano. Noi abbiamo visto prima un centrodestra, poi un centrosinistra, susseguirsi al governo del paese ininterrottamente e poi la maggioranza degli italiani quasi nauseata da queste esperienze scommettere sulla novità della forza grillina. Eppure questa nuova esperienza ha riprodotto gli stessi tratti fallimentari, sia al governo della capitale che a quello nazionale, dei governi precedenti.
Questa valutazione fu espressa dalla segreteria nazionale nel marzo dello scorso anno, quando il governo Conte si preparava a celebrare gli Stati generali e il pri propose un esecutivo di unità nazionale per gestire l’emergenza e un altro presidente del consiglio dal prestigio necessario per guidare il paese. Il profilo da rintracciare era nell’eccellenza italiana, capace di avere una ripercussione positiva sullo stesso scenario europeo. Indicammo Mario Draghi. Questo era il marzo 2020, e potevamo sembrare dei visionari, visto che Conte veniva descritto come il nuovo De Gasperi, per lo meno da certa stampa. Eppure nel febbraio 2021 il governo Conte veniva spazzato via in un nano secondo e nasceva il governo Draghi con quell’allargamento della maggioranza che a noi pareva indispensabile per gestire le gravissime emergenze. Quello che oggi possiamo affermare è che la scelta è stata felice per il Paese. L’Italia sta risalendo la china in cui era sprofondata e questo nonostante, hanno ragione le obiezioni a riguardo, non ci sia un cemento programmatico tale da istituzionalizzare la solidarietà nazionale. Vi sono invece delle energie importanti che liberate dai loro schieramenti di appartenenza sono capaci di servire egregiamente lo Stato. Possiamo fare dei nomi, come quelli di Georgetti, Orlando e Patuanelli, come espressioni politiche e quelli di Cartabia, Franco e Cingolani come tecnici.
A guardare la storia italiana di questi ultimi trent’anni di sistema bipolare, passa del tutto la voglia di schierarsi da una parte o dall’altra. Il partito repubblicano si impegna a valorizzare quando di buono ancora riesce a offrire la vita politica. Non è moltissimo, ma vi sono ancora delle speranze e una di queste è Mario Draghi, come lo è Carlo Cottarelli che per mandato dell’area democratica liberale, compreso il nostro partito, sta sviluppando il Programma per l’Italia.
Noi vogliamo far ripartire il Sistema Paese, affrontando alla radice i problemi strutturali ancora insoluti che ci separano dagli altri paesi occidentali. Non capiamo l’urgenza con la quale il parlamento italiano si è riunito per discutere di transomofobia e questo non solo in piena pandemia ma a pochi mesi dal ritiro dell’Afghanistan. Era dal 2011 che conoscevamo la data del disimpegno americano e nel 2019 il partito di maggioranza relativa in Italia ha trovato persino il tempo di festeggiare il ritorno annunciato delle truppe italiane con due anni di anticipo. Possibile che nessuna forza politica abbia sentito il bisogno di proporre a riguardo un dibattito parlamentare? Così in questi giorni ascoltiamo Sindaci, ricandidati a coprire questo ruolo, che occupano le pagine dei giornali annunciando che taglieranno i parcheggi in una strada importante di Milano, o che acquisteranno dieci biciclette elettriche per migliorare il servizio dei vigili urbani, la proposta del sindaco Raggi a Roma.
Nella nostra la lunga storia siamo sempre stati propositivi per la risoluzione delle gravi criticità che vivono i cittadini.
Ad oggi nelle elezioni del 3-4 ottobre avremo una presenza significativa, rispetto al recente passato, non solo nelle realtà storiche come l’Emilia Romagna con Ravenna in testa, ma anche nelle altre realtà, soprattutto i capoluoghi di Regione.
A tutti i Dirigenti ed ai candidati un ringraziamento del partito per il lavoro che stanno profondendo.