Il primo ministro cinese Zhou En Lai, nei primi anni settanta del secolo scorso non riusciva a capire come fosse possibile che un gigante economico come l’Europa dipendesse militarmente dagli Stati Uniti d’America. Per un vecchio nazionalista comunista come lui, l’autonomia di uno Stato era data solo dalla potenza militare. Quando a natale del 1973 gli americani bombardano il Vietnam del nord per le prima violazioni degli accordi di pace, tutti gli stati europei, esclusa l’Inghilterra, condannarono quella scelta. Zhou allora temette di assistere alla rottura fra Stati Uniti ed Europa che avrebbe consentito alla Russia di fare un boccone dell’intero continente. Avvenne invece che gli americani ascoltarono i loro partner e presto interruppero completamente le azioni di guerra in Vietnam. Furono le contestazioni europee, insieme alla debolezza dell’amministrazione statunitense all’interno, a far finire la guerra del Vietnam nel modo rocambolesco in cui avvenne. Il governo di Pechino ne rimase esterrefatto.
E’ chiaro che lo scenario Afghano si presenta oggi completamente diverso. L’America ha agito in Afghanistan di comune accordo con l’Europa e non si comprende adesso l’Europa, che cosa esattamente voglia. Se si è davvero sorpresi della piega degli eventi di Kabul, evidentemente nessun governo europeo, meno che mai la Commissione, ha saputo fare un’analisi realistica della situazione. Gli europei che contestavano la guerra del Vietnam auspicavano anche che i vietkong prendessero il potere a Saigon. Nel caso dell’Afghanistan nessuno in Europa, se non il marito della signora Marion Le Pen, fondatore de “il talebano”, sosteneva il successo degli studenti coranici. Per cui rispetto agli anni di Zhou, l’Europa non difetta solo di forza militare, ma anche di visione strategica. Le due cose vanno necessariamente insieme. In verità all’America del Vietnam importava relativamente e dell’Afghanistan niente affatto. Per l’Europa invece l’Afghanistan sembrerebbe più importante, anche se non rischia un esodo da quella regione. Oltre coloro che sono arrivati da noi con il ponte aereo sarà difficile vedere molti altri disgraziati che se possono fuggono in Pakistan, o al limite in Iran, i tagiki, in Tagikistan. Quando poi si ascoltano proposte di un piano Marshall per l’Afghanistan, abbiamo difficoltà a comprendere di cosa si parli. Il piano Marshall fu fatto dagli americani in Europa a seguito di una guerra vinta, con governi nati dalla collaborazione con gli americani e con una classe dirigente che sotto la cenere del fascismo aveva alimentato un’idea democratica di società. Un piano Marshall rivolto ai talebani è ancora più irrealizzabile di un piano Marshall per la Palestina. I soldi nel caso migliore verrebbero sperperati e basta, non c’è nessuna struttura capace di pianificare un progetto finanziario, nè a Gaza, nè a Kabul e certo non ci sono le condizioni per crearla. Vi sono invece tutte le condizioni per rilanciare il terrorismo. Per cui se l’Europa è davvero preoccupata per una situazione irrimediabile come quella che si è creata, di fronte a sè ha solo la necessità intravista da Zhou En Lai di emanciparsi militarmente. Per ora l’unico ad essersi posto questo problema è stato il presidente Macron che ha parlato di un esercito in grado di difendersi dall’America come dalla Cina. Non fosse che nè l’America nè la Cina ci minacciano, ed è sbagliato impostare in questi termini l’idea dell’indipendenza militare europea. L’Europa deve dotarsi di un esercito capace di difendersi dalle eventuali minacce che le si possono rivolgere, ma che non avvengono più sulla base degli schemi della guerra fredda. Sono le potenziali aree di crisi in cui l’Europa deve poter intervenire a dettare l’agenda di un esercito europeo, soprattutto se l’America ripiegasse sulla sua vocazione isolazionista, o si concentrasse sul versante dell’oceano Indiano e Pacifico, profondamente stanca dalle tensioni atlantiche. Ci ha salvati, le abbiamo sempre rotto le scatole. Un caso immediato lo abbiamo appunto in Afghanistan. Noi europei non avremmo mai avuto un esercito capace di restare a svolgere la funzione che gli americani hanno declinato appena catturato Bin Laden. In compenso potremmo avere la capacità di mobilitare una forza sufficiente per garantire al Panshir l’indipendenza dal nuovo regime islamista ed un intervento andrebbe organizzato immediatamente. Abbiamo invece tante chiacchiere che danno già l’impressione di non portare a nulla.