Chi da lungo tempo ha conosciuto e frequentato amichevolmente Massimo D’Alema, come Piero Sansonetti, ha derubricato le sue affermazioni sui talebani, semplicemente, come una “stupidaggine”. Per cui sarebbe facile anche per chi non ha avuto i riguardi di Sansonetti verso D’Alema, suo direttore ai tempi de “l’Unità”, dire altrettanto. Purtroppo dispiace per Sansonetti, ma D’Alema ha ragione, il Terrore non ha niente a che fare con i talebani, che sono solo dei volgari tagliagole. Sotto un profilo storico concettuale, il “Terrore” nasce all’interno della società occidentale contemporanea, i talebani, come Sansonetti, non sanno di cosa si tratta. “Bisogna terrorizzare i governi, mai il popolo”, è tesi di Saint Just che spacca il Comitato di Salute pubblica, in quanto essendo questo governo, ad un dato momento, vorrebbe invece il contrario. Ma soprattutto il Terrore ha una genesi concettuale nella Fenomenologia di Hegel, sezione III, “lo spirito estraniato”, “La libertà assoluta ed il Terrore”. che avrà una pesante ricaduta sul marxismo. È possibile che D’Alema si riferisse al profondo equivoco che segna la formazione culturale, di chi come lui, ricordiamolo, aveva giurato solennemente di non rinunciare mai alle sue idealità comuniste. Il “Terrore” in Hegel non è altro che opera della libertà assoluta. La libertà assoluta pone di per sé il Terrore, perché essa necessita della morte per affermarsi. Un pensatore filosoficamente rozzo come Marx, tradusse un processo dialettico piuttosto complesso, con una forzatura quale “la violenza è la leva della storia”. Semmai, in Hegel, la violenza è l’insignificante della storia, per non dire che probabilmente la storia stessa è insignificante. In Hegel il concetto e il reale sono lo stesso. Per cui quando Carrier, il rappresentante della Convenzione in missione a Nantes, autore degli annegamenti nella Loira di migliaia di preti, viene ghigliottinato, Hegel scrive a Schelling scandalizzato, “che ipocriti!”. Carrier aveva semplicemente applicato fino in fondo i principi della Rivoluzione che presupponevano lo sterminio dei suoi nemici. Ma i suoi nemici, erano i nemici del popolo, i preti, i contadini vandeani, le bigotte che piangevano il re. In Hegel è salda la distinzione di Saint Just che Marx annega completamente in una dottrina di violenza destinata a giustificare i massacri consumati dal regime staliniano cento anni dopo. Il Terrore rivoluzionario è pensato all’interno della difesa repubblicana, ma soprattutto nel giacobinismo come nel pensiero di Hegel, rappresenta solo un momento, viene superato. I talebani si divertono ad ammazzare la gente, e soprattutto considerano uccidere l’infedele morale di per se, perché uccidono un peccatore. In Hegel, come in Saint Just, il Terrore resta comunque spregevole. I talebani al più sono terroristi spregevoli, come del resto lo erano i bolscevichi che giunti al potere decimarono tutta la popolazione indistintamente inclusi loro stessi. È quindi comprensibile che un marxista pentito, come dovrebbe essere oramai D’Alema, rielabori in una battuta, tutta una concezione profonda del Terrore che non può riguardare gli studenti coranici. Chiamarli terroristi è una mera semplificazione, anche Bin Laden non sarebbe un “terrorista” in senso storico, ma semplicemente un assassino di massa. Altrimenti dovremmo pensare che D’Alema ignora aspetti così complessi e ritiene semplicemente che terroristi siano gli Usa ed Israele e che contro di loro, qualunque forma di guerra sia santa. In tale caso D’Alema si dimentica di quando il suo governo autorizzò l’uso delle basi italiane per i bombardamenti americani in Serbia.