«Un manifesto conservatore per il futuro di Roma» è l’iniziativa che le realtà del pensiero liberale e conservatore hanno presentato ieri nella prestigiosa cornice di Palazzo Ferrajoli. Questo l’intervento di Amy K Rosenthal.

Sono stata invitata come storica e giornalista per raccontare la mia visione su che cosa significhi essere conservatore oggi. È importante per me essere chiara fin dall’inizio. La mia definizione della parola “conservatore” esclude inequivocabilmente tutte le categorie di antisemiti/razzisti, opportunisti o demagoghi. Dunque, che cosa è una buona amministrazione conservatrice? Che cosa dovrebbe fare e come?

Per tentare di rispondere a questa domanda, ricorriamo al pensiero di un grande italiano nazionalista e patriota: «La Repubblica – afferma Giuseppe Mazzini rivolgendosi all’Assemblea Costituente della Repubblica romana del 1849 – è conciliatrice ed energica. Il Governo della Repubblica ha la missione di perseverare intatti i diritti e il libero compimento dei doveri d’ognuno. Il suo Governo deve avere la calma generosa e serena, non gli abusi della vittoria. Inesorabile in quanto al principio, tollerante e imparziale cogli individui: aborrente dal transigere e dal diffidare: né codardo né provocatore; tale deve essere un governo per essere degno dell’istituzione repubblicana».

E in particolare continuava dicendo che un buon governo deve avere:
“Economie negli impieghi; moralità nella scelta degli impiegati. Ordine e severità di unificazione e di censura nella sfera finanziaria, guerra ad ogni prodigalità, attribuzione d’ogni denaro all’utile del paese; esigenza inviolabile d’ogni sacrificio, ovunque le necessità del paese lo impongano. Non guerra di classe, non ostilità alle ricchezze acquistate, non violazioni improvvise o ingiuste di proprietà; ma tendenza continua al miglioramento materiale dei meno favoriti dalla fortuna, e volontà ferma di ristabilire il credito dello Stato e freno a qualunque egoismo colpevole di monopolio, d’artificio o di resistenza passiva dissolvente o procacciante alterarlo. Poche e caute leggi. Ma vigilanza decisa nell’esecuzione”.

Il pensiero del grande rivoluzionario, per quanto è moderno, potrebbe fornire le linee guida di qualsiasi gruppo elettorale dei nostri giorni e fornire i principi per la realizzazione di qualsiasi programma.

Perché cito Mazzini che è di un’epoca lontana? Solo perché voglio tornare ancora più indietro nel tempo, fino al concetto di polis dei greci che aveva come obiettivo l’amministrazione di una città.  L’importanza della praticità era fondamentale per i filosofi greci.  Infatti, la più grande calunnia contro i “vecchi” pensatori politici come Socrate, Platone e Aristotele era quella di accusarli di sedere in piccole stanze senza finestre e sognare di creare mondi immaginari. Ma non è affatto vero. In effetti, usavano il loro buon senso e parlavano del mondo reale, molto più dei loro discendenti, nostri contemporanei. Apri un tipico libro degli antichi sulla politica e scoprirai che inizia parlando di questioni pratiche; apri un libro di scienza politica “scientifica” oggi e scoprirai che inizia con infiniti, arcane riflessioni metodologiche. Socrate riteneva che la filosofia dovesse ottenere risultati pratici per il bene della società.

Quante volte invece questa accusa potrebbe essere fatta ai nostri amministratori, che dopo una campagna elettorale ubiqua, si chiudono negli uffici del Campidoglio e perdono i contatti con i loro cittadini e le loro esigenze.

Molte volte la storia è passata attraverso periodi oscuri e terribili che ci hanno fatto dimenticare che la politica è amministrazione, e solo amministrazione. Chiunque dice il contrario è pericoloso. Penso alle grandi tragedie del secolo passato, fascismi, comunismi, gli assolutismi insomma del Novecento, La gente aveva dimenticato il contratto sociale che sta alla base di una buona amministrazione, credendo che le ideologie potessero servire a riempire stomaci e svuotare cassonetti.

Per fortuna la storia occidentale fatta di democrazia, diritti, doveri e libertà dei singoli ha lasciato indietro i suoi mostri, ma forse non i suoi opportunismi.

Ma ritorniamo alla buona amministrazione di Socrate e Mazzini … e torniamo a Roma:
il mio intervento, come avrete capito, non è sulle scelte degli interventi da realizzare, sono tante e sarà compito della nuova amministrazione stabilirne le priorità, ma su come dovrebbe essere una buona amministrazione. Ma anche io sono una cittadina che vive la città e potrei citare come esempio che sarebbe un grande bene non dover più vedere parchi trascurati e sporcizia dappertutto, con il problema della raccolta dei rifiuti, la bellezza di Roma oscurata dal degrado, persino al centro; per non parlare dei mezzi pubblici, pochi e sovraffollati, delle stazioni della metro con servizi che funzionano a giorni alterni, come dimenticare le principali stazioni della metro chiuse per mesi con i turisti che stentavano a credere di essere in una grande capitale europea.

Ecco come una buona amministrazione sotto le regole di moralità e visione comune del bene pubblico, ribadite dal Mazzini, dovrebbe ambire a rendere la città più bella e funzionale in un continuo ascolto delle esigenze dei cittadini, ricordarsi della bellezza della mobilità cittadina trasporti pubblici comodi e efficienti, la bellezza di una città pulita, la bellezza di vivere una citta a dimensione di uomo in ogni sua zona, dal centro alle periferie e per ogni fascia sociale.

Riprendiamo l’analisi storica ricordandoci anche di quei valori che rappresentano la nostra identità occidentale radicata nella tradizione giudaico-cristiana: libertà, uguaglianza e solidarietà. Dal profeta Daniele che sosteneva che i governi sorgono e cadono secondo la volontà di Dio alla tradizione cristiana che aspira al regno celeste ma cerca anche il benessere e la giustizia nel mondo terreno.

Ora vengo al punto. La missione di chi sarà scelto a governare Roma il prossimo mese sarà quella di rimettere insieme i pezzi di un vetro infranto. Che vuole dire? In breve, un sindaco che riesce ad amministrare la città con dignità per il bene dei suoi cittadini. Parchi curati, mezzi in ordine e abbastanza numerosi per evitare il pericolo sanitario di affollamenti di studenti e lavoratori, infrastrutture e sicurezza per tutti. Soprattutto, una persona in grado di capire che la politica, oggi come ieri, non può essere subordinata all’ambizione.

Roma è la citta eterna, ma è arrivata l’ora di uscire dall’incantesimo dell’inazione.

Spesso si confonde Roma con i palazzi delle istituzioni nazionali ma c’è una famosa frase usata spesso nella politica degli Stati Uniti: tutta la politica è locale. È dalle buone amministrazioni a livello locale che si arriva ad una grande politica nazionale. La mia speranza è che il prossimo governo della città di Roma sia ispirazione per le altre citta italiane e che guidi e ispiri la politica a livello nazionale.

In politica ci si divide in destra e sinistra spesso associando l’idea dei conservatori ai primi e di progressisti ai secondi, ma ambire ad amministrare questa grande città con acume ed economicità per renderla più bella e adeguata alla vita e al lavoro dei suoi cittadini e delle persone che la visitano potrebbe conciliare le politiche opposte e diventare una rivoluzione sia conservatore che progressista specie dopo l’immobilismo a cui ci hanno abituato in questi anni.

Si può essere conservatori nei valori ma rivoluzionari nell’amministrare con la continua ricerca di idee per il futuro di questa grande città.

Ma per una buona amministrazione servono anche dei grandi leader. Ricordo l’esempio del grande sindaco israeliano di Gerusalemme Teddy Kollek, amato e rieletto per cinque volte, guidando quella città per 28 anni, contribuendo al suo sviluppo e tentando di riconciliare le sue diverse comunità religiose. Fu considerato “il più grande costruttore di Gerusalemme dopo Erode”. Kollek a proposito di Gerusalemme come capitale di Israele diceva che “un corpo può vivere senza un braccio o una gamba, ma non senza il cuore”.

Come cosi Gerusalemme è il cuore di Israele, Roma è il cuore dell’Italia e merita un grande Sindaco per fare grande se stessa e l’Italia intera.

Articolo precedenteG20 Religioni: appello, via parola “razza” da Costituzione
Articolo successivoD’Alema ha ragione anche quando ha torto e viceversa
Americana del Midwest, vive tra Italia, Israele e USA. Ha conseguito un Master in Politica Comparata alla London School of Economics ed un Dottorato in Storia Contemporanea Europea al Queen Mary College (University of London). Ha insegnato nel Dipartimento di Relazioni Internazionali alla American University, sede di Roma, e alla Ben Gurion University in Israele. Ha scritto per Il Foglio, Panorama, The Jerusalem Post, The Weekly Standard, The World Jewish Digest e The Journal of International Security Affairs. Ha pubblicato La Storia del Partito d’Azione e la diaspora degli Azionisti, 2008. Attualmente siede nel board del Guarini Institute for Public Affairs - John Cabot University a Roma. Inoltre lavora come traduttrice e scrive per il The Times of Israel. Segue la politica estera per La Voce Repubblicana.