Perseguire l’interesse generale e la sicurezza di tutti, raggiungere i propri diritti come compimento di un dovere verso la comunità,  può essere considerata una costrizione?
Certamente no, è semplicemente ciò che un cittadino della Repubblica dovrebbe fare consapevole di ciò che significa essere repubblicani in Repubblica.
La Repubblica è un patto sociale con regole condivise. La prima cosa da capire è che si è cittadini virtuosi repubblicani se si è consapevoli che la nostra è una democrazia delegata.
La sovranità popolare elegge i rappresentanti nel Parlamento che elegge un governo, vota un programma dà la fiducia, fa le leggi. E le leggi fatte in democrazia, cioè in una condizione sottoposta al giudizio del popolo che può cambiare i propri rappresentanti
se lavorano male, vanno rispettate. Un governo di emergenza in Repubblica si ha quando esiste una situazione di particolare gravità che richiede senso del dovere e di responsabilità a tutti coloro che credono nel patriottismo costituzionale repubblicano, cioè in quell’amore smisurato verso il proprio paese che comporta Unità nazionale, rinnovo dei valori e dello spirito che portò alla Repubblica e alla Costituzione.
Non è un caso che il Presidente della Repubblica ha fatto un appello a dar vita a un governo di emergenza, di unità nazionale e non è nemmeno un caso che fuori da questo governo ci siano coloro che esibiscono la fiamma tricolore e qualche nostalgico del sovietismo. Le leggi sono uno strumento per gestire anche momenti di emergenza e l’articolo 16 e 32 della Costituzione consentono di limitare alcuni diritti in nome della tutela della salute.
Chi fa una questione di principio in un momento di emergenza lo fa solo per un vezzo di narcisismo o di speculazione politica. E quando poi, lo fa soffiando sulla disperazione della gente non è certo da ammirare. Sia chiaro che una disputa filosofica e politica sul uso del green pass è sempre possibile, ma scegliere il momento della pandemia per farlo è discutibile.
Se poi, la disputa finisce per alimentare il sospetto di uno stato autoritario o di un provvedimento nazifascista è chiaro che la riflessione fatta nelle condizioni di emergenza
previste dalla Costituzione è come se invece fosse un provvedimento fatto da un governo fuori dal parlamento e quindi produce esattamente l’opposto di ciò che si voleva produrre cioè l’anarchia concettuale e non la legalità repubblicana. Tra l’altro distinguere tra essere d’accordo sulla vaccinazione e contrario al green pass è l’operazione più squallida che si possa commettere. Non mi meraviglio della Meloni che si bea dicendo che si può essere per il vaccino e contro il green pass ma di quei pseudo intellettuali liberali che vogliono dimostrare che un documento di vaccinazione, come un passaporto o una patente di guida costituisce un formidabile atto di autoritarismo ai diritti individuali.
L’articolo 32 e l’art. 16 della Costituzione prevedono già i limiti e la straordinarietà della situazione ed avevano superato il vaglio di liberali veri come Calamandrei, di azionisti come Ugo La Malfa, di Repubblicani come Conti e tutto il meglio della cultura liberaldemocratica
che non ha mai confuso il perseguimento dell’interesse generale come un atto di lesa maestà democratica, ma come la massima virtù di un ordinamento giuridico repubblicano.
Fare di ciò l’occasione per dividere l’opinione pubblica, per coltivare le proprie vanità, costruire strategie aziendali di audience e pubblicità con talk show che incessantemente parlano non dei risultati ottenuti spiegando gli atti virtuosi di medici, professori, che hanno onorato il loro ruolo mettendo in sicurezza sé stessi e coloro con cui vengono a contatto, ma andando a ricercare, facendole passare per vittime, coloro che sono allontanati dalla professione di medico o di educatore perché non si vaccinano o non fanno tamponi che costano troppo. Una vergogna che dovrebbe finire con l’unico sistema democratico
che i cittadini virtuosi dovrebbero far valere a difesa della loro scelta, cambiare canale, fare crollare l’audience e l’autostima di pavoni che diventano tuttologi che sostituiscono gli esperti. Un consiglio, parlare meno ed operare come fanno Draghi e Figliuolo. La farsa sul green pass finisce nel momento in cui la Meloni ha quasi il 70% dei suoi potenziali elettori che è favorevole e così gli elettori di Salvini. I ristoratori e gli albergatori hanno capito che è uno strumento utile a bloccare i lock down e tenere aperti anche i prossimi mesi. Per cui o il centro destra trova argomenti più utili a governare meglio il paese o rischia di schiantarsi.
L’ultimo sondaggio dà la Meloni al 18,8 il PD al 20, Salvini al 21,3 FI sale all’8%. Cioè paga la coerenza, Salvini con i suoi stop and go di partito di lotta e di governo sta per suicidarsi e la Meloni con una politica che ammicca alla destra estrema sia in politica estera che nelle piazze ha finito il suo trend di crescita. Salvini sta preparando il suicidio, sta attaccando il ministro Lamorgese con un argomento che gli si può ritorcere contro. Ha sostenuto una linea di difesa, nei processi in cui è coinvolto, che la responsabilità sulla politica migratoria era collettiva del governo e oggi attacca la Lamorgese sostenendo l’opposto. Ora se volesse essere coerente dovrebbe attaccare il governo o uscirne anche considerato il fatto che ha un sottosegretario agli Interni.
La Lamorgese a mio giudizio ha molte lacune ma ne avrebbe di meno se Salvini o qualcuno dei suoi non aizzasse le piazze. L’idea che questa destra prigioniera della Meloni o dei Borghi sia la garante dei nostri rapporti con l’Europa fa tremare, quasi come questa sinistra lettiana che non ha visione se non lo ius soli, l’omofobia, il voto ai sedicenni e dire messa alle donne, che per mesi si è sentita vedova di Giusepi Conte e che ha come unico momento tattico rendersi dipendenti del trasformismo grillino.
L’unica strategia che può ridare respiro alla democrazia italiana è liberarla dal feticcio del bipolarismo e ritornare ad un proporzionale puro che costringe tutti a proporsi con valori e programmi ai cittadini.
Per i repubblicani, i laici, e i liberaldemocratici, l’unica chance che possono avere è quella di creare per le elezioni uno strumento che si riconosca come simbolo nel Renew Europe superando le velleità di egemonia, di stare dentro e fuori al bipolarismo. La legislatura dovrebbe durare fino al 2023 con Draghi e Mattarella, se chiede unità e responsabilità, deve fare la sua parte, dando la disponibilità alla rielezione.