Appena abbiamo letto la dichiarazione del ministro degli Esteri francese, secondo cui “la Francia era stata pugnalata alla schiena”, ci è ternato alla memoria il suo omologo della presidenza Pompidou, Michel Jobert. Jobert, da gaullista incallito qual era, finì con il perseguire una politica antiamericana con la più assoluta naturalezza fino ad aprire una delle più gravi crisi delle relazioni atlantiche del dopoguerra. Un rischio sempre presente nell’animo della diplomazia francese, inevitabilmente ridimensionata nella sua Grandeur, dispiace dirlo, dallo scenario del 1939. La Francia allora era molto meglio armata della Germania, erano i suoi comandanti che non sapevano più battersi, come nemmeno il suo governo. Le frustrazioni subite successivamente, Indocina, Algeria, la più grave di tutte, Suez, superano di lungo quelle americane, anche per la semplice ragione che l’America è sufficiente a se stessa. La Francia no. Le togli dodici miliardi di commissioni navali con l’Australia e subisce un colpo che tramortisce. Vogliamo dirlo con franchezza, siamo istintivamente solidali con la Francia. Non fosse e dispiace davvero che era ovvio per l’Australia, potendo scegliere tra una tecnologia convenzionale, e una nucleare, non avere un attimo di esitazione a strappare tutti i contratti precedenti. Ha un bel vantare il presidente della Commissione Europea il doppio di investimenti dell’Unione nell’area, le dimensioni del mercato e tutto quello che preferisce. Bisogna misurare queste cifre formidabili con le aspettative del mercato, perchè se la proposta europea è quella delle armi francesi, meglio prepararsi ad un prossimo buco nell’acqua. Da notare come l’Inghilterra della Brexit sia dentro la partita che si è aperta fra Canberra e Washington, a maggior spiegazione di una scelta tanto discussa. Londra, il continente europeo lo considera un fardello ingombrante.
Oggi, come al tempo di Jobert, i primi anni settanta del secolo scorso, nelle capitali europee è tutto un fiorire di dichiarazioni di indipendenza militare, di piena autonomia, di schiena dritta. Il presidente della Commissione di Bruxelles ha persino annunciato di voler dispiegare una flotta continentale nel Pacifico. Speriamo bene. Charles Michel infatti si è precipitato a dichiarare che non intende minacciare la Cina. Si rassicuri. Può escludere che i cinesi si preoccupino per una dichiarazione così difficile da realizzarsi, per lo meno a breve termine. Se poi parte la flotta francese, quella che gli australiani ritengono obsoleta, sai la fifa che proveranno i cinesi.
Tutto sommato l’Europa farebbe meglio a confrontarsi con la nuova realtà che le si presenta. Intanto la presidenza Biden potrebbe dimostrarsi tale e quale, o persino peggio, di quella Trump. E quindi potrebbe maledire gli americani secondo la vecchia strada tracciata da Jobert. Oppure accorgersi, che passati cinquanta anni da allora, l’Europa non è stata capace di compiere grandi passi avanti, tanto da apparire un mondo destinato al tramonto, o per lo meno incapace di prefigurarsi all’altezza degli standard richiesti da una potenza occidentale. Possiamo piangerci addosso o provare a cambiare passo.