Era da ritenersi inevitabile che una nazione sottomessa per un intero anno ai deliri di una cricca di incapaci ritrovasse scorie difficili da rimuovere. Bisogna pur ricordare che sui vaccini, il governo precedente non si era nemmeno preoccupato di ottenerne le sufficienti forniture e di quei pochi che aveva reperito, un quarto era stato inoculato a chi non ne aveva nessuna emergenza. In compenso, ogni settimana, l’allora presidente del Consiglio stilava le regole più assurde di comportamento per l’intera popolazione e questo quando si era arrivati a novecento morti al giorno. Bisognerà pure che il governo precedente una volta risponda del perchè in un anno, nonostante tutte le misure prese, l’Italia ha avuto centomila morti ed il Giappone, con una densità di popolazione superiore alla nostra e altrettanto anziani, ottomila.
Davanti a tutto questo amiamo credere che un parlamento umiliato, estromesso da ogni processo legislativo abbia avuto un sussulto di coscienza e mandato a casa quel governo ignobile. Il governo Draghi non ha dovuto raddrizzare un legno storto, ma spezzare un legno marcio. Quali che possano essere stati i suoi difetti, ovviamente ne avrà, la sua condotta è stata encomiabile. Draghi ha ripristinato lo spirito repubblicano. Un presidente del consiglio che emana decreti dalla sede del governo in diretta televisiva, senza nemmeno un confronto ministeriale, si vedeva solo nel presidenzialismo sudamericano. La “junta” di Pinochet, ad esempio.
Una vita costituzionale ferita in tutti i suoi gangli è stata ripristinata. Il professor Cacciari ha già dimenticato “il coprifuoco”, tipico di uno Stato sotto occupazione nemica, per non parlare dei bimbi che dovevano circolare non oltre cento metri dalla propria abitazione e accompagnati da un solo genitore. Nemmeno nel ghetto di Varsavia vigevano regole simili. E queste aberrazioni venivano spacciate come un modello per il resto dell’umanità, dove pure c’era la Svezia. Ovviamente non c’erano scienziati in Svezia, noi invece abbiamo geni della medicina come Crisanti. Questa la situazione paradossale in cui ci siamo trovati ed è ancora poco.
Non per questo abbiamo giudicato stupefacenti coloro che accettato senza battere ciglio ogni ignominia per un intero anno, si siano messi a discutere la costituzionalità del green pass. Anzi, abbiamo detto, bene è una ripresa della sensibilità repubblicana criticare i provvedimenti del governo, anche se fa un po’ ridere, per non dire pena, l’onorevole Borghi che vuole ricorrere alla corte costituzionale contro il green pass, quando non ha ricorso per la chiusura delle scuole. Il green pass, ha ragione il governo, è uno strumento di libertà e ha ragionissima il sottosegretario Giorgetti che vuole estenderlo ulteriormente. È chiaro che il limite del green pass, sono i controlli e ci manca solo che il governo si avventuri in una politica di reclutamento di controllori, come avrebbe voluto fare a suo tempo il ministro Boccia, grazie a Dio tornato al suo banco di Montecitorio a fare barchette di carta. Un governo della Repubblica propone e predispone la legge, non le regole con cui questa va applicata, di queste se ne occuperà il ministro dell’Interno, al limite con i prefetti. Il governo precedente dettava solo regole senza la legge, eravamo in un limbo di regime senza definizione democratica.
Il governo Draghi fa bene ad insistere sul green pass, nonostante la canea insensata che si è sollevata e fa ancora più bene a resistere all’obbligo. Non perché teme che con l’obbligo si sollevi una questione costituzionale che non si è sollevata nemmeno nei confronti della tutela dei minori, ma perché l’obbligo creerebbe un altro precedente in un tessuto costituzionale già abbastanza stravolto, e forse il precedente più pericoloso, quello che concerne direttamente le cure di un individuo. È ovvio che bisognerebbe obbligare tutti a vaccinarsi per farla finita con la pandemia, ma un governo repubblicano e democratico come è finalmente quello Draghi, raccomanda, non obbliga, soprattutto quando si tratta della salute pubblica, della salute dello Stato, quella mentale prima di tutto.