I repubblicani devono domandarsi come si possa festeggiare il 9 febbraio, Mazzini al potere a Roma, insieme al 20 settembre, Mazzini in galera a Gaeta. L’unica risposta possibile è dettata dalla real politik, ovvero che il processo risorgimentale aperto da Mazzini sin dall’impresa in Savoia, si conclude sotto l’egida della monarchia. Non possiamo biasimare coloro che fondato il partito repubblicano dopo la morte di Mazzini decisero comunque di riconoscere quello che Mazzini rifiutò, tanto da morire da esiliato in patria, ovvero l’unità nazionale compiuta da Casa Savoia. Ci mancherebbe che avessimo da contestare le decisioni del partito repubblicano compiute in quei frangenti. Il che non toglie una questione storiografica per la quale non bisogna necessariamente perseguire il percorso compiuto da quel partito repubblicano che nel giro di pochi anni sarebbe stato coinvolto in una guerra di potenze che l’Italia non era in grado di affrontare. La “vittoria mutilata”, dipende dalla disfatta di Caporetto.
Anche chi non ama Gobetti, è costretto a riconoscerne l’intelligenza, quando scrive sulla sua Critica liberale che il Pri sostenendo la guerra di casa Savoia, “era morto”. In fondo Gobetti non faceva alrro che eco al giudizio di Mazzini sulla terza guerra di indipendenza e poi sulla presa di Roma che compiuta dalla monarchia, chiudeva la prospettive democratiche e rivoluzionarie del Risorgimento. E Gobetti ancora non sapeva quanta ragione avesse, perchè il partito repubblicano ritrovatosi invischiato nel nazionalismo sabaudo si trovò poi parte significativa dei suoi effettivi, Bazzi, Casalini, per non parlare di Balbo, precipitati nel fascismo ed ebbe bisogno di una guerra in Spagna per ricostituirsi degno del suo nome.
Con tutto il rispetto per il partito repubblicano che si ritrovò ad agire sotto la monarchia, non c’è nessuna ragione di ripercorrerne i passi compiuti ciecamente. Disponiamo di una esegesi storica abbastanza incontrovertibile, tale per la quale si festeggia con emozione il 9 febbraio e si può stendere un velo pietoso sul venti settembre. Coloro ai quali invece dicono che il venti settembre significa la fine del potere temporale della Chiesa, cosa che ovviamente fa piacere, nessuno era più anticlericale di Casa Savoia, persino Vittorio Emanuele terzo appena poteva si sfogava con Mussolini contro il pontefice, poniamo un’altra domanda. La Chiesa è più forte ora, libera dagli impegni amministrativi verso lo Stato, intenta principalmente ad occuparsi dei suoi affari più specifici, o ieri, quando aveva bisogno delle armi francesi per mantenere un potere contestato dagli stessi cittadini che doveva governare? A secondo di come si risponde a questa domanda si può riuscire anche a comprendere come mai Porta Pia, la battaglia culminante del Risorgimento, registrò così pochi morti nelle fila dell’esercito pontificio. Escluso qualche zuavo, non si vede una grande ansia di battersi.