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(Alliance News) – I funzionari della Fed, nella dichiarazione della riunione di settembre, hanno indicato che l’economia statunitense ha compiuto progressi verso gli obiettivi di occupazione e inflazione e, se tali progressi continueranno ampiamente come previsto, potrebbe presto essere giustificata una moderazione nel ritmo degli acquisti di attività.

Eccles Building ha anche segnalato che gli aumenti dei tassi di interesse potrebbero seguire più rapidamente del previsto, con nove dei 18 membri che prevedono che i costi di finanziamento dovranno aumentare nel 2022.

La Fed stima che l’economia cresca del 5,9% nel 2021, meno del 7% nella proiezione di giugno, ma stima un’espansione più rapida sia nel 2022 con il 3,8% rispetto al 3,3% della proiezione di giugno, che nel 2023, portando la stima al 2,5% dal 2,4%. La previsione sull’inflazione PCE è aumentata nel 2021 al 4,2% contro il 3,4%, mentre nel nel 2022 passa al 2,2% contro il 2,1% precedente. Particolare menzione va fatta per la Core PCE – indicatore preferito dalla Fed – che è stato rivisto al rialzo al 3,7% dalla precedente previsione del 3,0% di giugno. Anche il tasso di disoccupazione è stato rivisto quest’anno, passando al 4,8% dal 4,5%.

Bepi Pezzulli – direttore del think tank Italia Atlantica – ha commentato per Alliance News: “La Federal Reserve ha dato le quattro risposte che i mercati volevano avere. La prima, il tapering comincerà alla fine dell’anno. La seconda, i tassi verranno alzati nel 2022. La terza, l’inflazione è temporanea. La quarta, non c’è esposizione USA ad un possibile crack di Evergrande”.

“Sul primo punto, il Governatore Powell ha segnalato che la banca centrale è pronta a ridurre gradualmente il sostegno straordinario per l’economia USA, anche davanti ad una riduzione delle stime sulla crescita economica, dal 7% al 5,9%, dal momento che le aspettative sulla ripresa del mercato del lavoro sono state soddisfatte”.

“Gli acquisti della Fed – ha detto il Governatore – non sono più così utili come lo erano all’inizio della pandemia l’anno scorso. Questo significa che le immissioni di liquidità della banca hanno ora posto le banche nella scomoda posizione di avere un eccesso d’inventario con mezzi assai superiori agli impieghi. E ciò ha imposto alla Fed di assorbire parte dei depositi”, ha sottolineato Pezzulli.

“Sul secondo punto, l’economia è abbastanza forte da permettere alla banca centrale di iniziare a terminare il suo massiccio sostegno in modo più aggressivo. Se il FOMC ha lasciato i tassi di interesse invariati, nove dei 18 membri hanno indicato un primo rialzo già nel 2022”, evidenzia l’esperto l’italo-britannico.

Sul terzo punto, Pezzulli afferma che “il FOMC prevede che l’inflazione scenda di nuovo al 2% nei prossimi due anni, coerentemente con il messaggio che i fattori che guidano la fiammata dei prezzi sono solo temporanei, e destinati a rientrare con l’uscita dalla pandemia e la stabilizzazione delle supply chains”.

“Infine, la crisi di liquidità del gigante immobiliare cinese Evergrande. Powell ha detto che le istituzioni finanziarie statunitensi non hanno una esposizione significativa alla società, aggiungendo che un crack di Evergrande potrebbe però danneggiare la fiducia degli investitori a livello globale”, ha concluso il direttore del think tank Italia Atlantica.

Emanuele Canegrati – Chief Analyst presso BP Prime – ha commentato per Alliance News: “I mercati forex hanno reagito senza troppi scossoni alle decisioni di politica monetaria prese ieri dal FOMC della Federal Reserve, il quale ha dichiarato che già dal prossimo meeting di novembre ridurrà gli acquisti mensili di bond e che prevede di aumentare i tassi d’interesse entro la fine del 2022”.

“Una revisione della forward guidance in senso restrittivo che i trader avevano evidentemente già scontato. Da novembre, alle dichiarazioni seguiranno, quindi, le azioni vere e proprie. Con una revisione al rialzo delle stime di crescita dell’inflazione, al 4,2% per il 2021, dal precedente 3,4%, era di fatto impossibile per la banca centrale americana procrastinare ulteriormente la stretta monetaria, che per molti analisti avverrà, comunque,
in ritardo”, afferma Canegrati.

“Il rialzo dei tassi di interesse potrebbe essere, per questo motivo, più forte del previsto, se anche nel 2022 il tasso d’inflazione dovesse continuare a salire, dal momento che la previsione formulata ieri dalla Fed del 2,2% sembra troppo ottimistica. Se la stance di politica monetaria dovesse restringersi ulteriormente, è ragionevole attendersi un rafforzamento del dollaro nel medio periodo, soprattutto se nell’Eurozona i tassi
d’interesse dovessero rimanere invariati ancora a lungo, come da intenzioni della Banca Centrale Europea”, ha concluso il capo degli analisti del broker londinese.

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