Théoneste Bagosora era solo uno dei generali che nel Ruanda del 1994 lasciavano scorrazzare i propri soldati liberi di ammazzare chi preferivano, a dire il vero, nemmeno il più conosciuto internazionalmente. Anche per questo fa una certa impressione vederlo etichettarlo come il “boss del genocidio”, quasi si trattasse di archiviare con la sua morte, una delle principali vergogne del mondo occidentale. Nel maggio scorso il presidente Macron si è mosso per riannodare i rapporti con il Ruanda. Una volta sgominati gli huto, quel paese ha rotto via via tutti i rapporti con la Francia, tanto da adottare la lingua inglese e chiedere, unico Stato mai sottomesso all’impero britannico l’adesione, al Commonwhealt. Bisogna riconoscere che Macron ha confermato il silenzio francese sul genocidio, e questo appare come un atto di coraggio rispetto alle precedenti amministrazioni che cadevano dalle nuvole. In compenso il presidente francese ha negato ogni complicità nel massacro. Se stiamo agli atti delle diverse commissioni di inchiesta che si sono svolte negli anni, la presidenza Mitterand avrebbe avuto invece un ruolo dirimente nel colpo di Stato. Non si tratterebbe solo dell’addestramento e della preparazione degli hutu che presero il potere, ma dello stesso attentato al legittimo presidente ruandese, per non dire dei massacri continuati nella zona he avrebbe dovuto essere smilitarizzata di competenza francese. Non si può essere certi delle accuse rivolte ai militari francesi di aver partecipato alle esecuzioni, ma anche questa ipotesi va considerata. Se il presidente Macron è giunto alla conclusione che le truppe francesi non hanno sparato su nessun civile ruandese, può far piacere. Se invece vuole negare il coinvolgimento della Francia nel colpo di Stato è più patetico che ridicolo. La Francia ha continuato a svolgere un ruolo coloniale nell’area per un altro mezzo secolo senza mai preoccuparsi dei metodi con il quale lo perseguisse. Il resto della comunità internazionale non ha avuto una condotta etica migliore della Francia, ma certo la Francia ha saputo condizionarla al punto che le truppe dell’Onu presenti in Ruanda non hanno svolto nessuna funzione utile a salvare delle vite umane. Questa la vergogna comune. Passati altri trent’anni anche Kigali vuole voltare pagina e tornare a dei rapporti normali con l’intera comunità internazionale, Parigi inclusa ed è comprensibile. Una sola osservazione, considerato lo stato dei criminali di guerra ancora ricercati e nascosti in Francia, un atteggiamento più consapevole da parte del presidente Macron sarebbe apprezzabile.