E’ plausibile che, come ha detto il senatore Renzi, Draghi arrivi fino a completare la legislatura, mentre, magari, Conte e Salvini saranno costretti a lasciare la guida dei loro partiti. Il governo Draghi ha le qualità per comportare uno spartiacque nel paese, tale da ripensare daccapo organigrammi e alleanze politiche.
Attenzione solo a non dare per scontato un tale esito sulla base del semplice presupposto delle capacità indubbie e già dimostrate del presidente del consiglio. La realtà del paese è molto complessa, per cui possono sempre verificarsi degli incidenti di percorso e soprattutto Draghi è bravo, ma non è onnipotente.
L’intero governo deve mostrarsi all’altezza dei compiti preposti e fare la sua parte.
Non si era mai visto in Italia un funzionario di polizia mettersi a discutere le leggi dello Stato, è successo a memoria in tutta la storia repubblicana solo in questi giorni con il governo Draghi. Il tipo di intervento a riguardo, un vice questore di Roma sceso in piazza durante una manifestazione di protesta, è stato giudicato “gravissimo”, dal ministro degli Interni Lamorgese. Il ministro ha ragione, ci manca solo che sia la polizia a decidere della legittimità e della costituzionalità della legge. Il vice questore in questione, in attesa dei provvedimenti annunciati, si è poi presentato in una trasmissione televisiva ricordando di aver giurato sulla Costituzione, e che la Costituzione non è sottoposta alla legge, semmai è il contrario. E qui bisogna dare ragione al vice questore, è la coscienza che determina i valori costituzionali, tanto è vero che si contempla l’obiezione di coscienza.
Il rapporto fra la costituzione repubblicana ed il singolo cittadino è regolato solo dalla coscienza individuale, nel 1700 si sarebbe detto dal cuore. Il rapporto fra lo Stato e la Costituzione è invece obbligato e lo era anche nel 1700. Per questo se un pubblico funzionario sente che il suo cuore non può rimettersi alla legge, ha il dovere di dimettersi subito dal suo incarico. Libero dal fardello della sottomissione verso lo Stato, ecco che come comune cittadino potrà dire tutto quello che crede meglio per sé e per il paese, quando il pubblico funzionario è tenuto alla stretta osservanza della legge e magari al silenzio.
Abbiamo due inadempienze. La prima, il pubblico funzionario che continua ad imperversare con le sue teorie, giuste o sbagliate che siano, comunque in contraddizione con il suo stato di servizio, che non dipende dall’indossare la divisa o togliersela. La seconda, il ministro degli interni che dopo aver detto di una situazione gravissima ancora sta a guardarla. Continuiamo così e vedrete che nemmeno Draghi riesce a reggere il ridicolo a cui è sottoposta l’autorità dello Stato, la legge e la Costituzione.