Il 2 ottobre del 1821, duecento anni fa esatti nasceva a Genova Nino Bixio, eppure nessuno più lo rammenta. La figura intrepida del militare garibaldino e del fervente mazziniano è stata sepolta dall’inserimento nei ranghi militari dell’esercito regio. Bixio fu tutto ed il contrario di tutto, inclusa la sua precoce visione colonialista, dato che con grande anticipo propose al senato l’occupazione di Massaua appena la lasciarono i turchi. Anche i romantici viaggi per mare con cui si concluse la sua esistenza andrebbero studiati nell’ottica di una prospettiva commerciale se non addirittura già coloniale. La memoria di Bixio fu comunque distrutta dalla cronaca del massacro di Bronte nascosto per anni dalla retorica risorgimentale, sempre che si possa considerare onorevole indossare la divisa regia mentre i propri commilitoni rimasti in camicia rossa venivano fucilati in Aspromonte. Si passava per liberatori d’Italia e si andava a difendere le proprietà del ducato di Nelson in Sicilia, facendo strage di contadini. Bixio era l’uomo d’ordine, il fautore del massacro per il massacro perché doveva dare l’esempio alle masse siciliane su come si sarebbero dovute comportare sotto il nuovo regime. Eliminava i contadini, parlava ai borghesi. Nessuna esitazione nessuna pietà, un colpo tirato dritto in testa all’idealismo rivoluzionario e visto che c’era anche al povero pazzo del villaggio. I suoi soldati si erano rifiutati di fucilare un povero matto con la trombetta che manco aveva capito cosa succedeva ma che compreso di essere stato risparmiato e si getta ai piedi di Bixio. Quello appunto lo trapassò con una pallottola mentre gli si prostrava. Per questo Bixio venne persino paragonato di recente a Kappler, magari qui esagerando. Bronte ricade anche su Garibaldi, è il lascito militare di Casa Savoia. Non fosse che a contrario di Garibaldi, Bixio sposò la causa regia senza le remore, le riserve, i brontolii e le crisi di coscienza del generale. Certo, c’era una volta un Bixio fervente mazziniano, capace di slanci di eroismo fino alla resistenza sul Gianicolo a Roma. Ci mancò poco che facesse la fine di tanti altri giovani spacciati dalle truppe francesi. Quel Bixio si spegne nel 1855, perché l’insuccesso placa gli ardori più formidabili. Il Nino rimasto è tale da seppellire quanto di eroico compiuto in precedenza, e c’è anche di peggio, come seminare dubbi profondi sulla tenuta dello slancio ideale fra i migliori dei patrioti.