In questi giorni è emerso il lato più debole della politica euro atlantica, di cui per la verità si ebbe una percezione già abbastanza chiara il 20 agosto scorso. In piena crisi per il ritiro dall’Afghanistan, l’alto commissario per gli affari internazionale della Ue, Borrell disse che non si sarebbe potuto lasciare alla Russia e alla Cina il dominio incontrastato della Regione. Il cancelliere Angela Merkel rese la sua ultima visita di Stato a Mosca per incontrare Vladimir Putin, il giorno dopo quella dichiarazione. Nella stesse ore anche Draghi telefonò al Cremlino per parlare con il presidente russo. L’impressione era che Germania ed Italia dicessero a Putin di non prendere troppo seriamente le dichiarazioni di Borrell che parlava principalmente per compiacere l’alleato statunitense. Il 20 agosto è anche la data in cui l’amministrazione Biden aveva annunciato le sanzioni alla Russia per il gasdotto nord stream 2 che passando dall’Ucraina rischiava di giustificare l’aggressione russa nella Regione.
Con l’approssimarsi dell’inverno l’Europa ha appreso il rischio di rincari del prezzo del gas e di ricadute del trenta per cento di aumento dei costi per le famiglie. Un’apprensione che sembrerebbe essere sciolta nella giornata di ieri, quando è intervenuto direttamente Putin, il quale ha assicurato che la Russia mantiene i suoi impegni. Se poi serve più gas, basta fare contratti migliori e più duraturi di quelli redatti finora dall’Unione europea. Badate solo una tiratina d’orecchi, non uno schiaffone da parte di chi vuole sottolineare lo stato di superiorità di cui gode nei nostri confronti.
In queste condizioni, quanto è credibile l’Unione europea?
Nella questione del gas abbiamo visto protagonisti principalmente Germania e Italia, i paesi più preoccupati di non irrigidire i rapporti con Mosca, come pure vorrebbe l’amministrazione Biden. E la Francia? La Francia dal 2019, almeno vive una particolare apprensione nei confronti dell’Algeria, apprensione che si è rafforzata alla morte del presidente Bouteflika avvenuta, nemmeno a dirlo, il 17 settembre scorso. Bouteflika al governo da più di vent’anni era un partner formidabile per i francesi che hanno un rapporto molto profondo con tutto il Magreb e l’Algeria resta il loro principale punto di riferimento. Pochi giorni fa il presidente Macron ha accusato i nuovi vertici algerini di nostalgia bellica e ne è scaturita una crisi piuttosto grave tra Algeri e Parigi, tale da poter compromettere le azioni della Francia “antiterrorismo” nell’area, in Mali ed in Niger ad esempio, guarda caso, territori ricchi di gas. Draghi ha incontrato Macron ieri, forse, se ne è parlato.
Nel complesso quadro geopolitico, la Francia è quella che è meno preoccupata delle forniture di gas russo, e pure è la Francia che ha sempre sostenuto una dottrina di un’Europa che dall’Atlantico si spinga fino agli Urali, tale da precedere persino la ostpolitik del cancelliere Schmidt.
Un quadro di interessi così contrastanti fra l’America e l’Europa è alla base della crisi che viviamo da anni della Nato. Nello stesso tempo le sensibilità diverse fra i paesi europei, ad esempio se l’Algeria entrasse in crisi con la Francia, non ha ragione di entrarvi con l’Italia, i rapporti sono ottimi, possono davvero rendere possibile una difesa comune, una politica estera comune? Noi rischiamo di vedere dileguarsi la Nato, senza sostituirla con nessuna forza militare adeguata.

E’ chiaro che se l’America decidesse di lasciare l’Europa a se stessa, l’Europa, orba dell’Inghilterra, unica potenza militare ad aver vinto una guerra nella seconda metà del secolo scorso, dovrebbe provare a fare uno sforzo unitario eccezionale per ambire ad un qualche ruolo internazionale. Nella discussione precongressuale del partito repubblicano italiano sulla politica estera, tre anni fa, è stata proposta l’idea di un seggio unico per l’Unione europea al Consiglio di sicurezza alle nazioni unite.
Una proposta che vale la pena di rilanciare ad una presidenza del consiglio italiano capace di recepirla. Il problema sarà se mai la riceperà la Francia, unico membro europeo permanente nel consiglio di sicurezza Onu.