L’idea della rappresentanza politica è un’idea della repubblica contemporanea. Le repubbliche antiche non la contemplavano affatto. Ad Atene tutto il popolo si riuniva nell’agorà per prendere le decisioni, ecco la democrazia diretta, quando si conta una cittadinanza di centomila abitanti. Tanto che a Roma, il senatore rappresenta solo se stesso. La Repubblica a Roma era il consesso dei discendenti delle genti che avevano fondato la città. Quando il Senato si apriva ad altri esponenti, italici o barbari che fossero, gli “uomini nuovi”, per meriti prevalentemente militari, costoro erano pur sempre considerati di un rango inferiore. Per aspirare al consolato non erano sufficienti né denari né onori. Caio Mario diventa console solo dopo che si è imparentato con la gens Julia, con la Dea Venere, praticamente. Il popolo di Roma, come quello di Atene dunque non ha rappresentanti. Nemmeno i tribuni della plebe, istituiti inizialmente in numero di due, poi nei secoli arrivarono sino a dieci, aumentando i loro poteri erano dei rappresentanti del popolo in senso stretto. I tribuni sono di fatto una casta autonoma eletta dal popolo per controbilanciare i poteri del Senato, al punto che come gli uomini nuovi cercavano nobili natali, i nobili si imparentavano con i plebei per concorrere alla carica di tribuno. Quello che bisogna notare è che tutte le istituzioni romane al tempo della repubblica, esclusa quella di senatore, che simboleggiava la città erano comunque di tempo limitato per un massimo di due anni. La dittatura si prevedeva sei mesi e Cincinnato la rimette in due settimane. Solo l’Impero cambiò le dimensioni temporali dei mandati di governo e presto anche le capacità di egemonia e di successo di Roma declinarono rapidamente. Questo modello repubblicano che tramontò con Cesare Ottaviano Augusto, non fu mai ripercorribile nelle repubbliche contemporanee dove allo stato della legge si pose il problema del potere popolare. Rousseau lo aveva compreso benissimo, i suoi successori ci sarebbe da dubitarne. L’idea di rappresentanza vera e propria nacque in America perché si trattò di organizzare una nazione dove parte importante della popolazione aveva combattuto per l’indipendenza, quando nelle repubbliche antiche combattevano solo i ceti sociali elevati. In Francia la rappresentanza venne istituita di fatto sulla base di un mandato monarchico, gli Stati generali. Gli eletti non erano rappresentanti del popolo, ma degli ordini che si costituirono in assemblea nazionale. Si vede subito il profilo diverso della repubblica americana da quella francese, la prima si fonda sulla rappresentanza della popolazione, l’altra su quella degli ordini, è la differenza fondamentale che rimarrà tra l’America e l’Europa. Il giacobinismo fu principalmente il tentativo di insediare il popolo al posto degli ordini, allargando questi oltre il proprio mandato. Un tentativo democratico che la repubblica antica non contemplava. Per questo venne odiato il giacobinismo, quasi fosse il predecessore del bolscevismo, quando invece ne era il contrario. Se si cerca un erede politico dell’idea giacobina viene da pensare a Mazzini e a Grillo e non scandalizzatevi dell’accostamento puramente esemplare. Mazzini finì subito in esilio, Grillo sembrerebbe aver sprecato l’occasione, principalmente per mancanza di materiale umano. I giacobini erano come i romani facce e cuori di bronzo, Barras, Bonaparte, Fouchè. I grillini, la Raggi, Conte, Di Maio, fanno più tenerezza.