Seguiamo pochissimo la Sette e mai la trasmissione di Formigli, per cui solo nella serata di ieri abbiamo visto la performance di un un esponente delle cosiddette “sardine” contro il leader di Azione Calenda. Le sardine dopo aver promosso fuoco e fiamme per combattere la minaccia sovranista sono sparite durante la pandemia, chiuse in casa come fossero state messe in scatola. Forse il mare aperto non è il loro elemento, al limite quello di scoglio.
Calenda dal nulla ha preso il venti per cento a Roma, il leader delle sardine con mille voti si è fatto eleggere nelle liste del Pd al consiglio comunale di Bologna. Se al ragazzo danno pure l’assessorato potremo dire che è stato messo direttamente sott’olio. Se questi sono gli eredi della Resistenza, stiamo freschi.
Anche perché nemmeno i maoisti di potere operario esprimevano un dogmatismo ed una presunzione come quello della signora ospite della trasmissione. Parliamo di “signora” perché appena il povero Calenda sopraffatto da tanto concionare ha provato a rispondere per le rime, la sua controparte ha invocato i doveri di galanteria che sono propri ad un gentiluomo. Ti piglio a schiaffi e tu non puoi reagire, questo lo spirito.
Tanto dovrebbe bastare per avere ogni solidarietà politica, morale ed umana. L’errore è andare ospiti di Formigli.
Nel merito una sola cosa.
In democrazia ed in repubblica, il voto è libero e segreto. Così come è libero e segreto scegliere di non recarsi a votare. Si comprende perfettamente l’esitazione di Calenda sul ballottaggio e rispettiamo le sue scelte. Detto francamente fra Michetti e Gualtieri, viene da credere che sia preferibile gettarsi piuttosto da una torre, va bene anche eburnea.