Sarebbe un errore credere che l’obiettivo della contestazione romana di sabato scorso fosse il green pass. Questo era il pretesto.
La manifestazione era invece indirizzata contro la persona del presidente del Consiglio, nemmeno del governo, solo di Mario Draghi, sbeffeggiato e vilipeso fin dalle prime battute della piazza.
Si è criticata l’onorevole Meloni per aver detto di aver dubbi sulla matrice dei disordini registrati, eppure è sicuro solo lo strumento, i neofascisti di Forza nuova, che si sono curiosamente esibiti per le telecamere. Non si possono escludere ancora dei diversi mandanti. I neofascisti sono responsabili delle violenze. Si deve ancora dimostrare che siano anche gli unici ideatori della gazzarra indegna inscenata nella capitale, dove tutti i palazzi delle istituzioni sono stati minacciati e la sede della Cgil all’Augustea era l’unico a non essere adeguatamente protetto.
La prima domanda da porsi è cosa sia avvenuto alla questura di Roma. Un suo vice si è presentato ad una manifestazione precedente per dire che non si deve obbedire alla legge se la si ritiene ingiusta ed ancora non sappiamo se un tale vice questore sia in servizio attivo o sia stato almeno sospeso. Ci manca solo che la gestione della piazza riunitasi contro la legge “ingiusta”, fosse stata affidata a tale vicequestore. In generale, come si fa a concedere una piazza nel centro di Roma, un catino come Piazza del popolo a migliaia di persone che contestano il green pass e che non sono di conseguenza magari nemmeno vaccinate, per non dire che non indossavano mascherine e che non possono tenere la distanza? Tutta la prudenza sanitaria mostrata in questi mesi è svanita di colpo davanti a chi la contesta. E’ possibile? Ha un senso logico? Non era il caso di designare alla manifestazione uno spazio più ampio fuori dalla cinta urbana? Perché consentirle di mischiarsi alla folla dei negozi di via del Corso nel tardo pomeriggio? E soprattutto perché autorizzare o consentire comunque un corteo che puntasse su Palazzo Chigi invece di disperderlo immediatamente? Gli scontri si sarebbero registrati comunque, valeva la pena scegliere il campo di battaglia. C’erano infatti tutte le avvisaglie di quello che stava per accadere fin dalle prima ore della giornata. Alla Questura di Roma dormono? Non hanno avuto un presentimento dai toni di incitamento provenienti dal palco della manifestazione? Non si sono nemmeno ricordati dell’invito alla disobbedienza lanciato dal loro vice questore? E Il ministro degli Interni, aveva una qualche idea della situazione?
Una volta il ministero degli Interni aveva istituito dei canali affidabili per conoscere la composizione delle piazze, forse che oggi si considerano queste premure obsolete, o incostituzionali? Morale il ministro del “coprifuoco”, non è in grado di garantire l’ordine pubblico. Il risultato della gestione della piazza da parte della questura di Roma e del ministero degli interni sono i disordini che si sono registrati e gli insulti al presidente del consiglio gridati a gran voce per tutta la giornata. Era Draghi il bersaglio, non la Cgil e sarebbe bene che al ministero dell’Interno ci fosse qualcuno preoccupato di difendere il ruolo e la funzione del capo del governo invece di lasciarlo in pasto ai facinorosi della peggiore risma, come è avvenuto.
I successi politici di Draghi stanno dando fastidio a più di qualche incompetente che dimostratosi un miserabile incapace nella prova del governo ora è ridotto a mestare nel torbido per screditare il presidente del Consiglio. Anche perché magari si profila qualche problema giudiziario di un qualche rilievo su cui è meglio sviare l’attenzione. I neofascisti si prestano volentieri a questo tentativo di discredito per via extraparlamentare e non c’è da stupirsene, li si arresti, si sciolga Forza nuova, quello che vi pare. Sono quelli che indossano una maschera di indifferenza a doverci preoccupare.