La cosa più indecente della pubblicistica repubblicana è stato un fotomontaggio di qualche anno fa, dove i busti di Mazzini e Garibaldi erano inseriti fra i legionari fiumani. Mazzini e Garibaldi combatterono tutta la vita le potenze degli imperi centrali che opprimevano l’Italia, l’impresa fiumana era invece uno schiaffo alle democrazie occidentali.
D’Annunzio rimproverava loro la “vittoria mutilata”, ma gli alleati erano consapevoli della situazione geopolitica dell’Italia e dei rischi di lasciarle il Carnaro, soprattutto alla luce di Caporetto. E anche la sola Fiume non sarebbe stato sufficiente alle ambizioni italiane. E’ interessante notare come l’impresa di Fiume spaventasse persino Mussolini, il quale ammiratore ed amico, diciamo così, di D’Annunzio era contrario ad un espansionismo italiano oltre a Fiume. Tutto il periodo dell’impresa, iniziato il 12 settembre del 1920, con Mussolini direttore del Popolo d’Italia, vive questo contraddittorio con D’Annunzio dove il moderato è Mussolini! D’Annunzio voleva conquistare l’interno dell’Istria e della Dalmazia, quando non c’era un italiano che fosse uno in tutta quella regione.

E’ molto delicato e doloroso discutere oggi delle foibe in cui i soldati titini hanno gettato alcune migliaia di italiani. Il problema è la pulizia etnica iniziata da D’Annunzio con la sua impresa e completata vent’anni dopo da Mussolini che pure era stato contrario. Il quadro degli anni in cui gli slavi sono stati vessati dagli italiani tende a sfuggire all’attenzione dei nostri storici, ma purtroppo in Croazia è molto ben definito e non consente un’immagine particolarmente idilliaca dell’opera di D’annunzio prima e del fascismo poi.

Vi è un altro aspetto da tenere a mente sull’impresa dannunziana. I repubblicani che vi parteciparono lo fecero contro le direttive del partito e sarebbero presto finiti per essere assorbiti dal fascismo oppure a rifluire su posizioni bizzarre ed isolate che si rincorrevano fra il vate ed il duce. Il Pri aveva infatti perfettamente capito che l’avventura Dannunziana non era la rivoluzione vagheggiata dagli idealisti che vi avevano fatto parte, ma un chiaro messaggio alla monarchia di gettarsi alle spalle l’alleanza con le democrazie occidentali, di guardare all’Unione sovietica, e riprendere in mano il disegno imperialista perduto.

Lo comprese anche Giolitti che si mosse energicamente per reprimere il prima possibile l’impresa fiumana in modo da impedire che casa Savoia ne venisse conquistata. Grazie alla determinazione di Giolitti, D’Annunzio si mostrò in tutto il suo velleitarismo da dandy qual era. La monarchia dovette aspettare Mussolini per avere un impero, che rispetto al suo maestro era più concreto.