Che cosa sta avvenendo nel nostro paese dopo i fatti di Roma e di Milano? Cosa sta bollendo in pentola dopo le elezioni amministrative? Questi sono i quesiti cui occorre rispondere se si vuole collocare l’azione politica del PRI in una visione riformatrice del nostro paese. Che cosa è successo col voto amministrativo? I ballottaggi potranno ridurre o meno i successi o le sconfitte ma un significato politico esce chiarissimo dalle urne o meglio dall’astensione del 50% dell’elettorato. Questo vuol dire due cose fondamentali, la prima è che lo schema bipolare è fallito. L’offerta politica imperniata su un bipolarismo o meglio su un bipopulismo è insufficiente ed è considerata dal popolo italiano la vera causa della crisi di sistema. Dopo 8 mesi di governo Draghi l’opinione pubblica è stanca di contrapposizioni, corporative, di sprechi, di lentezze burocratiche. Ha capito che si può governare bene un paese collocarlo con credibilità nel contesto internazionale, che la contrapposizione continua non giova al paese, anzi lo rende debole e incapace di affrontare la crisi economica e sociale.

La pandemia è sotto controllo e con metodo e rigore siamo diventati i primi nel mondo. Questo crea fiducia nel nostro paese e abbiamo ripreso lo sviluppo e l’economia in tempi più brevi e meglio dei nostri concorrenti. E non è un caso che il bipolarismo degli opposti estremismi ha come obiettivo primario il palazzo del governo. Se a Roma avesse prevalso il piano A l’attacco a Palazzo Chigi avrebbe colpito il vero bersaglio Mario Draghi. Nelle manifestazioni di Milano e Bologna la sinistra dei centri sociali, degli anarco insurrezionisti, frange estreme studentesche bruciano l’effigie di Draghi perché rappresenta la governabilità e il significato originale della Repubblica democratica, un patto sociale con regole condivise che persegue e governa l’interesse generale, il bene comune. Le forze eversive di cui si è servito e si serve il bipolarismo ha capito che il vero nemico di questo modo di fare politica è rappresentato dal governo Draghi.

Il ridimensionamento, peraltro, di Salvini e della Meloni o la bocciatura stroncante dei 5S a guida Conte dimostrano che quello schema non funziona. Non funziona per chi un giorno sta con Draghi e il giorno dopo ne contesta vari aspetti, sembrando una forza di lotta e di governo che non ha a cuore le sorti del paese ma la supremazia su un polo quello di destra. D’altronde la determinazione con cui Letta irrigidisce ogni problema in contrapposizione a Salvini non rende né più facile né più credibile l’opera del Presidente del consiglio pur dichiarando che il PD sta con Draghi. Ognuno vuole intestarsi i risultati del governo Draghi, ma essi sono di tutti i componenti del governo, sopratutto di coloro che non si beccano continuamente creando tensioni e distogliendo Draghi dai suoi impegni istituzionali e di governo, impegnato a fare le riforme necessarie per avere i finanziamenti NGUE. Ma i sostenitori del bipolarismo o del bipopulismo non stanno fermi, anzi, cercano di disfarsi di Draghi in modi diversi. La Meloni cercando di spedirlo alla Presidenza della Repubblica, Letta che non capisce nulla di politica invece sogna un governo Draghi fino alla fine della legislatura senza la Lega. È chiaro che se la Lega non facesse più parte del governo, esso perderebbe quelle caratteristiche contenute nell’appello di Mattarella di unità nazionale e perderebbe anche di credibilità rispetto alla Ue.

Letta si dimostra un leaderino cattocomunista che crede che tutto gli sia dovuto per grazia divina e crede che assorbiti i 5S possa assorbire anche i liberaldemocratici di Azione, Etc. D’altronde che garanzie potrebbe dare la Meloni all’Europa dopo che ha fatto opposizione agli impegni presi dal governo Draghi e nel momento in cui la Meloni è la leader di quel fronte sovranista europeo che si oppone all’idea di Europa solidale che ci dà 209 miliardi del NGUE?

L’altra vera novità del turno amministrativo è che a Milano nel centro del potere leghista il centro destra e in particolare Lega e FDI vengono ridimensionati come a Roma. A Milano e sopratutto a Roma due liste facenti capo a candidati a sindaci, non classificabili con destra e sinistra ottengono i più alti consensi. Essere il primo partito della capitale a Roma col 20% dei consensi per la lista Calenda, in cui eravamo presenti con candidati PRI, significa che il paese chiede un’ offerta politica che ha radici profonde nel nostro paese e che non sono
legate a meccanismi di lotta politica di contrapposizione, clientelare, corporativa ed estremista populista o sovranista. Significa che l’elettorato, sopratutto può essere un segnale determinante per il 50% di non votanti che può esserci nel nostro paese un centro repubblicano, liberaldemocratico, azionista, liberale, laico di equilibrio che garantisce la governabilità sull’interesse generale del paese, non sulle promesse corporative e clientelari che hanno distrutto il paese. Una forza che trova nel simbolo della liberaldemocrazia europea il simbolo comune, e si presenta unita alle elezioni autonoma da destra e sinistra. Una forza che ha come programma il proseguimento dell’azione e degli impegni del governo Draghi, e sulla base di quello in Parlamento secondo le regole di una Repubblica Parlamentare ricerca la maggioranza più ampia possibile.

Per fare ciò occorre una legge elettorale proporzionale più compatibile con una Repubblica Parlamentare, introducendo la sfiducia costruttiva. Ogni forza politica è vincolata da una visione di paese, da un programma che espone al paese e il governo è il frutto di un intesa politico programmatica in Parlamento non da un accordo di potere preelettorale. Questo può essere la novità del panorama politico italiano l’unica forza che ha radici nella storia risorgimentale del paese e rappresenta i valori delle grandi democrazie occidentali.
Se invece qualcuno si farà irretire dalle offerte del PD per costruire una costola che sostituisca i 5S, ormai assorbiti dal PD, nella logica del bipolarismo destra sinistra perderemmo un’occasione irripetibile per rafforzare la democrazia nel nostro paese.

Credo che un LDR, simbolo originario della liberaldemocrazia europea, in Italia può essere un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono rafforzare e rappresentare i valori della Repubblica, per chi vuole dare continuità ai successi della politica di Draghi, per tutti coloro che dal clima di fiducia attorno al paese può lavorare con tranquillità, intraprendere con coraggio e serenità, chi può essere giudicato da un giustizia basata sulle prove e non sui teoremi politici. Da tutti coloro che vogliono una politica estera legata ad un Europa più solidale ed unita, possibilmente federale, leali verso i valori della civiltà occidentale. Questa secondo me deve essere il nostro impegno politico a livello nazionale, coordinandoci con tutti i movimenti associazioni o partiti che la pensano allo stesso modo. Iniziando da oggi, con iniziative pubbliche in tutte le città a presentarci uniti e determinati chi è stanco, o pensa a se stesso e non al paese e al futuro del PRI si riposi o faccia altro.