Sia il governo Bonomi che il governo Facta avrebbero mostrato una predisposizione alla tolleranza nei confronti dello squadrismo fascista, tanto da venir accusati di complicità e di simpatia. In verità entrambi i governi diedero dettagliate disposizioni alle loro forze dell’ordine, esercito incluso, sulla necessità di perseguire i reati commessi dalle milizie fasciste. Furono i risultati ad essere scarsissimi. Il che non dipendeva dalle volontà del governo ma dal cameratismo che si era instaurato fra miliziani e forze dell’ordine poggiato principalmente sul ruolo degli ex combattenti presenti in entrambi i campi. Un fenomeno ampiamente diffuso sul territorio nazionale, come lo squadrismo, trovò comunque di fronte a se anche prefetti e poliziotti integerrimi che eseguirono la legge con scrupolo. In questo caso però i fascisti stessi collaboravano volentieri, denunciando loro appartenenti estranei ai fatti perseguiti. In breve tempo i tribunali del regno erano costretti a rilasciare gli arrestati. I provvedimenti restrittivi erano facilmente aggirabili dalla numerosità degli aderenti ai fasci locali e dalla confusione che sapevano creare. La condizione di impotenza dello Stato regio nel reprimere lo squadrismo fascista fu tale che c’è chi convinto che fosse lo stesso Vittorio Emanuele a dubitare della fedeltà delle forze armate, nonostante le rassicurazioni offerte dai suoi comandi. Resta il fatto che quando Facta propose al re di promulgare lo stato d’assedio per fermare la marcia su Roma, il re rifiuta di firmare. Non c’è modo di avere una controprova sulla fedeltà dell’esercito, per sapere se Vittorio Emanuele fosse paranoide o se davvero rischiasse una sollevazione nei ranghi, per cui gli storici mantengono tutti i loro dubbi.
Ad una situazione tanto complessa dei legami fra la polizia ed il fascismo nella sua epoca, corrisponde la mancanza di relazioni accertate fra le forze dell’ordine ed un movimento come Forza Nuova, tra l’altro dissoltosi da mesi all’interno della galassia no vax. Oltretutto, Forza Nuova non ha un vertice frammentato in decine di comuni di Italia con centinaia di militanti che si interscambiano fra di loro intorno a importanti personalità cittadine. Si riduce ad un pugno di personaggi tutti conosciuti per micro o macro criminalità condotta negli anni. Eppure quando questi galantuomini di Forza Nuova sono stati condotti davanti al giudice che ha chiesto la loro versione dei fatti sui tumulti di sabato scorso, questi hanno dichiarato pacificamente che tutto era stato autorizzato dalla “trattativa” condotta con la polizia. I poliziotti presenti, hanno confermato implicitamente detta trattativa: erano in numero troppo limitato per impedire alcunché ad un gruppetto che si era presentato aggredendo una loro camionetta. In attesa di vedere aperto un fascicolo giudiziario sulla trattativa Polizia – Forza Nuova, la manifestazione dei sindacati, invece che contro il fascismo, dovrebbe essere perché il ministro degli Interni impari a far presidiare adeguatamente una piazza nel centro della Capitale. Anche una signora che passa per caso come la Lamorgese, potrebbe riuscirvi.