Damiano Coletta, sostenuto dal Pd e dal M5S si riconferma sindaco di Latina con il 54,32% delle preferenze. Ha la meglio su Vincenzo Zaccheo, una candidatura forte, che aveva saputo trovare attorno a sé l’unità del centrodestra: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia.

Da dire che Coletta avrebbe potuto fare di meglio, spostando al centro la prua del suo indirizzo di governo, andando a intercettare i delusi dalla politica (l’astensionismo a Latina ha superato il 50%).  La convinta indicazione del Partito Repubblicano dello scorso giugno era rivolta a favore di una forza civica, per la costruzione di un soggetto laico, liberale e democratico che desse il via a una nuova stagione, superando le contrapposizioni e il tifo. Purtroppo la rissa è l’eredità peggiore di una legge elettorale che non ci possiamo più permettere: funziona l’esasperazione delle contrapposizioni e non il superamento dei radicalismi in nome di un bene comune. Si alimenta quotidianamente un clima avvelenato da “meschinerie tribali” come scriveva opportunamente la Fallaci.

E pensare che il partito di Coletta il Bene Comune lo aveva anche nel nome. Invece il sindaco ha virato a sinistra, importando persino il lessico del populismo peggiore. Quello della morale a senso unico. Noi siamo i migliori, gli altri sono tutti cattivi. Una retorica che entusiasma lo zoccolo duro della sinistra radical chic, quella del Ddl Zan e degli sbarchi a tutti i costi, quella che ha preteso la testa di Durigon, ma che ha stufato da tempo l’elettorato moderato che pretende un modo nuovo, serio, maturo di fare politica.

Gli ultimi quindici giorni sono stati poi imbarazzanti. Il clima si è fatto intollerabile per le intelligenze medie, con pericoli fascisti in ogni dove fino all’incredibile manifestazione della Cgil a Roma, una scorrettezza che ha usato una piazza unitaria per fare lotta politica. E l’apparentamento con i 5S, cioè di quanto più distante da una sana cultura politica, ha decisamente ferito la sensibilità dei repubblicani. Salviamo Latina, lo slogan. Addirittura.

Fare politica non è fare baccano, e non è alzare un muro tra noi e loro. Speriamo che Coletta abbandoni presto il lessico da campagna elettorale e torni a rivestire il ruolo dell’amministratore equilibrato le cui intenzioni pure abbiamo apprezzato.  Coletta sindaco di tutti, con i repubblicani amici fedeli per un progetto d’eccellenza a lungo termine che coinvolga le risorse ed isoli estremismi e faziosità interessate e quasi mai interessanti.