La questione della posizione dell’Anm sui referendum si è posta la prima volta nel giugno scorso quando il Presidente in carica, dott. Santalucia, dichiarò ai giornalisti a chiare lettere la propria contrarietà ai quesiti referendari, “Questi referendum non aiutano le riforme”. E ancora: “Non comprendo il senso di un’iniziativa referendaria che non può avere la tradizionale funzione di stimolo verso un legislatore inerte, se questo legislatore invece sta dimostrando di essere operoso”.

Queste dichiarazioni accesero immediatamente un dibattito dai toni comprensibilmente non moderati nel mondo politico e soprattutto tra le fila dei partiti che sostenevano i referendum sulla Giustizia, compreso il PRI che aveva apertamente aderito alla iniziativa. Pareva, infatti, che il Presidente dell’ANM si arrogasse il diritto di porre in discussione la piena legittimità dell’iniziativa prevista dalla Carta Costituzionale.

Sulla scorta di queste polemiche il sindacato delle toghe approvò, sempre nel giugno scorso  ed a larga maggioranza, un documento in cui  ribadiva scritto:

“Occorre essere consapevoli che l’eventuale approvazione dei quesiti referendari potrebbe comportare gravi ripercussioni sull’assetto costituzionale e sulle guarentigie di autonomia e indipendenza della magistratura”.

Continuava lo stesso documento redatto appunto dalla ANM: “non possiamo esimerci dal rilevare che in un momento di profonde e importanti riforme dell’intero settore giustizia, involgenti tanto la disciplina processuale che ordinamentale, appare scelta non condivisibile quella di concentrare gli sforzi su iniziative caducatorie di singole disposizioni di legge, quasi ignorando che il quadro giuridico entro il quale esse si collocano, sarà destinato inevitabilmente a mutare per effetto del progetto riformatore”.

Il sindacato delle toghe osservava che “anche prescindendo dall’alto tasso di tecnicità di alcuni quesiti proposti e dalla non agevole divulgazione dei loro contenuti, con rischio di effetti ingannevoli sull’elettorato si tratta comunque di iniziative che potrebbero assimilarsi alla condotta di chi si appresta a sostituire un mattone quando il cantiere delle riforme destinato al rifacimento della casa è in procinto di essere aperto”.

Nei giorni scorsi il Presidente Mattarella è sembrato tentare una mediazione ed ha inviato un messaggio all’Anm, che teneva un convegno per discutere di referendum e per presentare la nuova veste della sua rivista ufficiale.

Il Quirinale, forse preoccupato di nuove polemiche in questa delicata fase che sta attraversando il Paese, con una nota ha ribadito che occorre incitare i magistrati a favorire sia le riforme della Giustizia sia una sorta di rigenerazione etica della categoria. Tutte e due le cose – si spiegava nel testo – servono a ricostruire la fiducia del popolo nella magistratura.

Innanzitutto appare chiaro che il Colle con queste parole ha richiamato da un lato l’Associazione ad una presa di coscienza della propria crisi di credibilità dall’altro ha   ribadito la richiesta di una azione autonoma di riforma, tutta interna alla magistratura stessa, una sorta di confessione e pentimento con relativa penitenza che, se da un canto risponde a quel carattere di sistema cattocomunista che questa Repubblica sta sempre più rivelando, ahimè, quale propria natura più profonda, dall’altro pone tuttavia molte domande ed una innanzitutto.  In questi mesi, dal palamaragate in poi, abbiamo saputo con certezza che il livello dell’etica della Magistratura Italiana, nei suoi vertici, è molto basso, e ha influito su inchieste e  sentenze a contenuto politico, probabilmente distorcendole.

Del resto lo stesso Presidente Mattarella nelle Sue parole sopra ricordate, ha posto di fatto e nuovamente una questione morale tutta interna ala magistratura. Possiamo, quindi, affrontare un problema così drammatico, di ripristino dello Stato di diritto affidandoci alla speranza che i magistrati si decidano ad essere persone migliori propria sponte?

Non è, piuttosto, or dunque signor Presidente, che spetta alla politica riformare la magistratura e riformarla riducendo considerevolmente il Suo potere?