L’idea del centrodestra, riunitosi in conclave a villa Berlusconi dopo la batosta elettorale, si sorregge principalmente sul mantenimento del sistema elettorale maggioritario e la convinzione di riuscire a fare domani quello che non fa oggi, restare insieme. In questo presupposto si scorge qualcosa di contraddittorio, ovvero che all’indomani del voto passato la Lega ha sciolto l’alleanza politica per andare al governo con il movimento 5 stelle e che poi l’alleanza l’ha sciolta Fratelli d’Italia per restare all’opposizione del governo Draghi. In questi tre anni di legislatura appena trascorsi, solo in uno, il centrodestra è stato unito all’opposizione, ovvero durante il secondo governo Conte, ed è un merito certo. Per il resto è sempre rimasto diviso. Divisione che non si intende colmare nemmeno nel resto della legislatura, ma che sarebbe superata d’incanto nelle intenzioni per la prossima. Come nelle favole si realizzerebbe questa magia, bisogna solo che i cittadini elettori credano alle favole. Al momento guardando i risultati delle amministrative, sembrerebbero non credergli.

Ammettiamo anche che la linea tracciata nella nuova dimora del Cavaliere sia coerente, se non con la realtà, per lo meno con la morale di una coalizione che non guida più il paese dal 2011, più di dieci anni quindi e che vorrebbe riscoprirsi vincente. Resta scoperto un punto debole, che riguarda, ahiloro, lo schema prioritario del centrodestra, ovvero la presidenza del Consiglio. Se si può ritenere ammissibile che il centrodestra ignori lo stato di fatto di una situazione politica che lo mostri politicamente diviso e non certo in maniera insignificante, metà è al governo e metà e all’opposizione, ha addirittura dell’incredibile non prendere in considerazione quella che è stata sempre la sua principale forza propositiva.

Fu il centrodestra ad introdurre, in maniera surrettizia rispetto ad una condotta costituzionale, il nome della guida del governo già sulla scheda elettorale nel 2001. Glielo ricordiamo volentieri, quello di Berlusconi presidente. Il successo del centrodestra dipese in maniera dirimente ancora di più nel 2009 dalla candidatura di Berlusconi alla guida del governo ed appena questa candidatura si è ammaccata, solo due anni dopo, in maniera irrimediabile, le prospettive elettorali del centrodestra sono andate a ramengo. Ci sono state le prospettive di Salvini, adesso della Meloni, ma del centrodestra in quanto tale, vedi proprio le amministrative appena passate, non se ne parla proprio.

Per questo avrebbe del paradossale l’unità del centrodestra nelle prossime elezioni politiche, sulla base di una legge maggioritaria e senza indicare un candidato presidente. Purtroppo è difficile pensare ad un candidato. presidente Salvini o Meloni, perché è stato lo stesso Berlusconi ad aver detto la frase a proposito, “non scherziamo”. Quando il centrodestra si accorgerà di questo impasse e magari si inventerà un nuovo Michetti o un nuovo Bernardo, valuteremo le sue autentiche possibilità di successo.
Nel frattempo, la nostra proposta per le forze politiche che non si riconoscono nel centrodestra è di indicare fin da ora il nome del presidente del Consiglio per la prossima legislatura, indipendentemente dalla legge elettorale che si prepari e di convergere su questo nome. Mario Draghi.