Dalla Direzione nazionale del Pri, che approvato venerdì scorso la relazione del segretario nazionale De Rinaldis Saponaro, ha ribadito il suo convinto sostegno al governo Draghi, sono emersi gli spunti di riflessione utili al prossimo Consiglio nazionale.
I risultati ottenuti dal governo Draghi, sia nel contenimento della pandemia che sul fronte della ripresa economica, sono tali da rendere oramai anacronistici sovranismo e populismo. La maggioranza degli italiani, lo dimostra, con il numero delle vaccinazioni, il voto delle amministrative, si riconosce in un modello di governo efficace, integrato saldamente nell’Unione europea. Il fenomeno dell’astensionismo, per quanto possa apparire inquietante, pregiudica al limite il ruolo dei partiti, la loro credibilità amministrativa, i loro uomini, non certo quello del governo. Sotto questo profilo il segretario nazionale, Corrado De Rinaldis Saponaro ha espresso apprezzamento per la linea assunta dal partito democratico di sostenere le scelte del governo Draghi, quando Forza Italia e Lega farebbero invece meglio a chiarirsi al loro interno.
L’onorevole Giorgetti ha detto che bisogna seguire Draghi e non l’onorevole Meloni, posizione che hanno assunto anche i ministri di Forza Italia Brunetta e Gelmini. Tutti loro evidenziano il distacco da una coalizione di centrodestra. La si voleva rilanciare nell’incontro con Berlusconi della settimana appena scorsa ed è subito uscita ammaccata.

Draghi non solo deve restare al suo posto fino alla fine della legislatura. Deve aprire anche la prossima, dove si tratta di consolidare i risultati conseguiti e migliorarli ulteriormente. Il ritorno della crescita italiana ai dati pre covid, non è sufficiente. e domani dovremo concentrarci su aspetti economici ed internazionali particolarmente complessi. Nel recente vertice del G20 si è visto ancora una volta come il prestigio di Draghi sia una risorsa irrinunciabile perché l’Italia riceva la necessaria attenzione per poter tornare competitiva.
Se il presidente Conte poi non vuole collaborare con Calenda ed Italia Viva, cioè con sostenitori pienamente affidabili dell’attuale governo, è libero di farsi la sua coalizione. Vedremo se il movimento 5 stelle lo seguirà su questa posizione visto che ha ottenuto risultati elettorali solo insieme al Pd e restando saldo nel governo. Nel caso in cui il movimento cinque stelle si convincesse di saldare il suo asse politico al partito democratico, questo non significa che non si possa costituire un terso soggetto politico in autonomia.
Oggi possiamo compiacerci di come buona parte delle forze politiche si siano convinte della necessità che sia Draghi a guidare il paese nel momento di massimo rischio. Non possiamo però essere altrettanto certi che queste non cambino registro appena tornati in sicurezza. Certi dissennati costumi sono duri da perdere. E’ quindi vero, come ha detto l’amico Collura nel suo intervento in direzione, che bisogna andare oltre al progetto liberal democratico.

Serve un progetto repubblicano liberal democratico, dove sia l’asse repubblicano il garante della sicurezza, della vita e della forza della Nazione. Non è un’impresa impossibile. I risultati del partito di Ravenna dimostrano come sia stato impossibile azzerare una tradizione politica che sa interpretare correttamente le aspettative dei cittadini.
Ancora un anno fa si riteneva che i cinque stelle avrebbero spazzato via il Pri a Ravenna che ora li guarda dall’alto di due punti percentuali. Questa capacità di resistenza, che per la verità è una capacità di progetto, è la base stessa del rilancio del Pri ed ha alimentato l’impegno dei repubblicani da Milano a Roma, a Napoli. Possiamo essere certi che sapremo ottenere successi migliori se non consentiremo che qualcuno, vecchio o giovane, confonda e disperda il valore di principi che pretendono il progresso materiale e morale dell’Italia.