Vi è una certa sottile ironia nel vedere il principale lavoro legislativo di un intero anno, sappiamo infatti dal parere della Corte costituzionale che la decretazione del governo aveva un mero valore amministrativo, affondato miseramente dal Senato della Repubblica ieri sera.
Il parlamento in piena pandemia si è riservato di occuparsi principalmente di transomofobia e pure questo valoroso tentativo è abortito. Nel caso in cui si decida di tentare l’impresa una seconda volta speriamo vi sia una migliore considerazione della lingua latina. “Omo” si traduce con “uguale”, “simile” e quindi almeno il titolo del testo di legge andrebbe riformulato.
Senza voler poi entrare nel merito del ddl Zan, per comprendere le ragioni del suo fallimento, affrontiamo una questione di metodo.
Dal momento nel quale il segretario del partito democratico, Enrico Letta, aveva offerto un’apertura al dialogo con gli oppositori del testo, sarebbe stato opportuno convocare un tavolo e valutare con la sufficiente calma, le varie obiezioni. Questo se si voleva cercare di smussare i tanti punti di attrito. Altrimenti, non si poteva chiedere che in Senato gli oppositori rinunciassero ad utilizzare le armi di cui pur dispongono. Farsi invece scudo del voto della Camera pensando di poterlo replicare al Senato, è stato un errore.
Un minimo di sensibilità politica avrebbe consentito di comprendere le riserve poste al testo, non solo da parte di chi si era detto contrario, ma anche di quelle provenienti dall’interno dello schieramento che pure lo aveva promosso. Un tema tanto delicato, dove viene evocata “l’identità di genere”, solo questo concetto meriterebbe una sezione a parte, è stato trattato come una bandiera politica da agitare in faccia al nemico.
Con il voto segreto sono emersi i distinguo e le dissociazioni che hanno affondato il provvedimento. Poi si possono accusare il presidente del Senato, i franchi tiratori, il senatore Renzi e tutto ciò che si preferisce. Resta la scelta di un passo di marcia improprio. Pd e Movimento cinque stelle non detengono una maggioranza sufficiente per approvare più alcunché. In questa legislatura nessuno è in grado di imporre qualcosa a qualcun altro e questo avrebbe dovuto essere chiaro sin dal principio, ovvero quando si trovò un accordo di governo fra forze completamente eterogenee. Figurarsi poi se si tratta di diritti civili che bisogna calare in una realtà ancora più articolata e complessa concernente i costumi ed il sentire dell’intero Paese. Il Parlamento non può accettare una forza che si ritenga e si comporti da egemone senza esserlo.
Per quello che concerne il merito del ddl, abbiamo ascoltato un avvilito, ce ne dispiace, onorevole Zan ospite del tg7 dire che in fondo non si trattava altro che di estendere la legge Mancino. Bene, ma se davvero era solo questo, la legge Mancino è sufficientemente severa nei confronti di qualsiasi discriminazione venga commessa. Forse conveniva puntare a correggerne qualche elemento dell’articolato, un qualche emendamento Zan poteva risultare più utile di un disegno di legge.