La destra francese sembrerebbe vivere un profondo travaglio. La famiglia Le Pen, che per quante preoccupazioni abbia sollevato al dunque non ha mai procurato particolari problemi. è sul punto di venir surclassata da un intellettuale sartriano dai modi garbati e riflessivi. Poi quello imbraccia un fucile da una finestra e lo punta contro i giornalisti. Fortuna vuole che non abbia sparato! Il sovranismo nazionalista in Italia è persino più scarico. Salvini e Meloni assomigliano più a Bibì e Bibò che ai colleghi d’oltralpe. Il primo, da ministro degli interni, si dimise convinto di andare alle elezioni e finì un anno a girarsi i pollici all’opposizione. Tornato al governo è vero che a Draghi i ministri Ue gli chiedono come fai a stare con Salvini, quello vota i muri di Orban, ma ad Orban i suoi gli chiedono come fai a stare con Salvini che sostiene Draghi. Ecco Bibò.

Bibì insegue invece l’unità del centrodestra e si è accorta che non esiste. Ciononostante, con candore, ha ammesso di non aver un piano b, che non sia quello di restare all’opposizione. Per cui Meloni resterà all’opposizione anche la prossima legislatura. Se poi aggiungiamo che personaggi più inquietanti sono trattenuti in carcere piuttosto agevolmente, la destra italiana nel suo complesso non dovrebbe dare particolari problemi per lo meno al momento. Le cose possono sempre cambiare.
Soltanto una sentenza della Corte costituzionale dovrebbe turbare la tranquillità della sinistra democratica italiana. I signori della Corte hanno pensato bene di richiamare come precedente una legge regia, sicuramente pregevolissima, del 1933, che ovviamente dall’alto della loro dottrina, conoscono soltanto loro. Questo per giustificare in punta di diritto l’operato del governo Conte due, discusso da un giudice di pace a Frosinone, sul rispetto di almeno tre articoli della nostra Costituzione, il 70, il 76, il 77, ovvero quelli riguardanti il potere legislativo della Repubblica italiana. La legge è opera delle due camere, le deleghe al governo sono circoscritte negli argomenti, limitate nel tempo e sottoposte comunque al controllo del Parlamento, si specifica persino, articolo 77, i tempi di conversione in legge. Ammettiamo la nostra profonda ignoranza. Eravamo convinti che un governo della Repubblica non possa svolgere una decretazione amministrativa e che gli articoli sovra citati, lo obblighino necessariamente.

Grazie all’alta dottrina della Corte sappiamo ora che nel caso di una condizione di emergenza il governo può, come ha appunto fatto, surrogare, completamente il parlamento con dei decreti, senza poi tradurli in legge e questo fino a quando il parlamento si stufi dell’andazzo e non congedi un cotale governo. Infatti, grazie a Dio, il parlamento ha congedato il governo Conte e votato un governo Draghi. Cosa ha fatto Draghi? Presentandosi alla Camera ha annunciato “un governo repubblicano”. Evidentemente il governo precedente, non lo era nemmeno ai suoi occhi.

Non conosciamo il pensiero dei dotti giuristi, e ci scusiamo per essere semplici persone comuni, frequentatori del bar dello sport eppure buoni cittadini sensibili ai valori costituzionali che sembrano semplici e trasparenti, o per lo meno. lo erano fino a quando non è arrivato il governo Conte.
Sul piano storiografico, questo abbiamo una sufficiente dottrina per dirlo, i precedenti rappresentano una minaccia. Mai un giorno qualcuno disponesse delle forze sufficienti per presentare un disegno di legge Naz, invece che Zan, volto a cacciare gli immigrati sul nostro territorio, potrà disporre dell’esempio della Consulta che si è già richiamata ad una legge regia. In questo caso basterebbe citare i dispositivi razziali del 1936, magari anche perfettamente esemplari nel parere della Consulta.