Finite le amministrative, dove il partito repubblicano, vince nella sua zona di tradizione Ravenna, con una campagna elettorale intelligente che ha affrontato i temi del governo della città con capacità, sviscerandoli, e offrendo soluzioni ai problemi. Vince aumentando in percentuale e voti e dimostrando a tutto il partito d’Italia che il PRI può essere l’offerta politica che manca al paese. Abbiamo, come segreteria nazionale, dato una mano giornaliera agli amici di Ravenna nella consapevolezza che il segnale che sarebbe arrivato da quel risultato, avrebbe avuto un impatto simbolico su tutto il partito nazionale. Non tanto come significato di schieramento, perchè gli amici di Ravenna hanno accettato al congresso, che la linea politica nazionale sia quella di creazione di un polo repubblicano, liberal democratico autonomo da destra e da sinistra e che localmente i repubblicani sono autonomi di collocarsi ove le condizioni programmatiche e politiche lo consentono. Uniti e determinati si vince e sopratutto si diventa un modello per chi non è andato a votare. Se si ha visione del paese, della propria città, dell’importanza della politica europea e mondiale si può essere credibili, un punto di riferimento per recuperare la politica vera di qualità del paese. La stessa cosa è avvenuta a Roma dove la lista Calenda diventa il primo partito della città col 20% dopo un anno di proposta in tutta la città di svisceramento dei problemi e di indicazione delle soluzioni. Anche lì, pur con divisioni, il PRI era presente con suoi candidati e come espressione ufficiale di una linea autonoma da destra e da sinistra. Chi ha creduto che la politica potesse dipendere dalla semplificazione, offrendo uno schema destra sinistra ha fallito clamorosamente. Lo schema bipolare di potere è la causa della divisione corporativa del paese, delle tensioni territoriali, di riprese populiste e nazionaliste fino a farle governare insieme, o a renderle egemoni delle politiche bipopuliste e sovraniste in tutti e due gli schieramenti. È bastato modificare questo schema con la politica di solidarietà nazionale, necessaria al paese, guidata, come noi suggerivamo da un anno prima, da Mario Draghi perchè l’Italia diventasse l’esempio mondiale per come ha affrontato la pandemia e perché iniziasse un percorso di riforme e di rilancio economico ben superiore a ciò che tutti gli organismi internazionali prevedessero.

Allora, il problema per il PRI il partito della Repubblica, deve essere quello di come proseguire uniti il più possibile questo quadro e questa politica.  Il polo repubblicano, liberal democratico, laico, azionista, deve presentarsi autonomamente per costituire un’offerta politica seria e sopratutto per battere populisti e sovranisti. Il PRI federatore della destra che al 43% è dominata da populisti e sovranisti è di una politica di una cecità assoluta. Se non si rompe lo schema destra sinistra la politica ruota sulle estreme e sarà sempre peggio. Proporzionale, per liberare i moderati dal bipopulismo di destra e sinistra e dal sovranismo di destra ma anche da frange di 5s e recuperare l’astensionismo che non si ritrova in questo bipolarismo muscolare. Per ridare una funzione nobile alla politica occorre lavorare per una forza repubblicana, liberal democratica che si intesti l’agenda Draghi. Le coalizioni si fanno dopo le elezioni come avviene in tutti i paesi con Repubblica parlamentare. Chi è antieuropeo in un momento in cui l’Europa è solidale come mai nella sua storia, non sta con Orban e co. o con la Le Pen. Così come in Europa la sinistra, vedi Germania, non sta con un movimento populista, come i 5s ma non esita ad allearsi con il PPE, i liberali, nell’interesse del loro paese. Discutono anche mesi, ma alla fine il governo nasce e dura perché hanno la sfiducia costruttiva, come dovrebbe avere il nostro paese. Destra e sinistra sono arnesi vecchi, schemi che dividono la Repubblica che per definizione è un patto sociale con regole condivise e strutturalmente insegue tutti i corporativismi e le promesse, distruggendo il paese per governare. È la visione repubblicana e la concezione della cultura del governo dell’interesse generale ciò che distingue il PRI e il polo liberal democratico da destra e sinistra. Non ci interessa uno schieramento intercettore di un potere di interdizione per una politica di potere. Ci interessa garantire il meglio del governo del paese con la persona che meglio interpreta ciò, Mario Draghi per i risultati che sta ottenendo, per gli impegni futuri. Chi vuole mandarlo al Quirinale vuole ritornare celermente a predare il paese con politiche assistenziali e clientelari. Senza agganci europei solidi e con alleanze internazionali non affidabili. Il PD se rimane prigioniero dei 5S o se la Lega non si caratterizza più per i risultati di qualità di governo delle zone che amministra, cercando un approdo europeista federale e non seguirà Giorgia Meloni nella folle rincorsa dell’estremismo di destra nazionalista, la destra non darà risoluzione ai problemi del paese. Se si sta contro l’Europa non si rilancia l’economia né si ha la garanzia dei finanziamenti europei perché legati a riforme che la destra contesta. Se la sinistra non si dà una visione riformatrice vera e rimane prigioniera della visione populista di Conte o del massimalismo della sinistra estrema, legata a schemi ideologici morti e sepolti nel mondo. Se non la smette di essere strabica verso il fondamentalismo ambientale, verso le alleanze occidentali, senza fare i conti con la visione miope e pericolosa di collaborazione Cinese di Conte e di una parte della sinistra estrema. Se invece di occuparsi dei temi del buongoverno pretende di intestarsi l’agenda Draghi senza avere Draghi, introducendo continui strappi con temi come lo jus soli, la legge Zan, il voto ai 16 anni, le patrimoniali etc. sarà un’offerta scadente, inadeguata a governare il paese.

Quindi il PRI fin dal prossimo Consiglio deve promuovere iniziative politiche, dibattiti con tutte le forze liberal democratiche per portare un contributo autonomo di idee e di programmi al paese.
Ci sono due insidie che vanno superate e su cui il PRI deve essere chiaro e deciso. La prima è che Draghi deve rimanere a capo del governo fino a fine legislatura e anche dopo per noi, con la sua politica che ci impegna fino al 2027. L’altra è che i fautori del bipolarismo destra sinistra cercheranno, anzi cercano di sbriciolare la vera novità di qualità nell’offerta politica italiana, cioè il polo repubblicano, liberal democratico, laico azionista.
Qualcuno cercherà di stabilire che il PD è l’asse della governabilità democratica e che quindi il polo liberal democratico, deve sostituire i 5S, e diventare con il modello Ursula lo schieramento di governo dell’Italia. Qualcuno farà l’operazione inversa, cercherà di portare la Lega nel PPE e con Berlusconi federatore dopo l’illusione di diventare il nuovo presidente della Repubblica, cercherà di portare il polo repubblicano, liberal democratico, azionista, laico a sostituire la Meloni come determinante per il governo del centro destra. Se il polo repubblicano, liberal democratico si presterà non a giocare un ruolo autonomo, ma a fare il pendolo fra destra e sinistra per ottenere un po’ di sottopotere in più, avremmo  definitivamente perso l’occasione storica che abbiamo davanti. Quindi al prossimo consiglio nazionale e al prossimo congresso nazionale noi dovremo fissare alcune linee imprescindibili. La prima è che Draghi serve al paese fino alla fine della legislatura e fino a che si conclude la fase del NGUE. Che al Quirinale o rimane Mattarella o si elegge persona di prestigio istituzionale in sintonia con la necessità di continuare la politica di successo del governo Draghi. Che occorre una legge elettorale proporzionale per dare più rappresentanza alle minoranze e recuperare il fenomeno dell’astensionismo giunto a dei livelli di guardia e per liberare la politica vera dal vincolo delle coalizioni prima, che bloccano la dialettica politica e la ingessano a logiche corporative ed assistenziali, non in grado di affrontare le riforme strategiche per lo sviluppo e l’ammodernamento del paese.
Le coalizioni si fanno dopo, in Parlamento, come prevede la Costituzione.
Che occorre introdurre la sfiducia costruttiva per rafforzare la stabilità del sistema di governo del paese. Che per il PRI la scelta di creare un polo repubblicano, liberal democratico, laico, azionista autonomo da destra e da sinistra rimane la scelta strategica per i prossimi anni. Per garantirsi dal rischio di tentazioni diverse tipo un centro che s’offre al miglior offerente, svilupperà nel paese politiche e dibattiti sui temi programmatici e culturali che aggreghino forze nuove e omogenee ai valori del repubblicanesimo, del liberalismo e della liberal democrazia creando un primo nucleo modello LDR, prima maniera, che ha un’unità di azione continuativa fin dal 1979.
A cominciare da Ali fermare il declino, dall’associazione Mille, dall’associazione Guido Carli, da i liberali, Longitude. Vogliamo essere certi che non saremo trascinati a sinistra da un partito cattocomunista o a destra da un disegno a trazione PPE o nazionalista. Naturalmente lavoreremo al tavolo con Calenda, con + Europa, con Cottarelli, cercheremo di portare in questa ottica autonoma IV, il PLI ma vogliamo creare un raggruppamento plurale, la cui leadership sia il frutto dell’intelligenza e dell’impegno.
Partiremo presto con alcune occasioni di dibattito.

Nel PRI ci sono frange di dissenso politico che vanno rispettate, ma non dovranno più essere tollerate tutte quelle manifestazioni che fuori dai vincoli statutari o nelle dichiarazioni di iscritti danneggiassero il partito. Questo sarà determinante per dare una credibilità al nostro ruolo, dialettica politica sì, anarchia nei comportamenti e nelle iniziative no.