In questi anni ho spesso proposto testi e autori (tra gli altri Martinez de Pasqually, Willermoz, Fournié, Lopukhin, Bricaud, Chevillon, Sedir, Matter, Ambelain, Savoire) relativi a questa grande pagina culturale che diede tra l’altro origine al moderno Martinismo, una corrente di misticismo cristiano a cui hanno aderito a vario titolo personalità importanti del mondo della cultura europea da Joseph de Maistre a Jacques Cazotte, da Gabriele d’Annunzio a Fernando Pessoa. Secondo Franz von Baader, professore onorario di Filosofia all’Università di Monaco di Baviera ed esaltato da Hegel nella prefazione all’Enciclopedia, gli Eletti Cohen furono una ‘filosofia pratica’, ovvero una ‘rappresentazione’ di Concetti filosofici divisa per gradi il cui scopo finale era l’accesso al Sapere Assoluto. Un Hegel della Fenomenologia messo in scena, per così dire. Una tesi poi parzialmente ripresa anche da Adolphe Franck (della corte di Victor Cousin). A fine mese in libreria arriva, a mia cura, un nuovo studio di René Le Forestier (La Sapienzialità degli Eletti Cohen, Gruppo Editoriale Bonanno). 

«Quale Dio può essere il residuo della nostra analisi dell’universo, quale Dio può essere ospite nostro o compagno della nostra vita, quale Dio possiamo opporre alle inoppugnabili evidenze del nulla e della morte? Forse l’inganno dei nostri sensi ci fa credere alla loro positività affermativa, e ci vieta di vedere nell’universo la manifestazione, il fenomeno di un’immensa e universale negatività». Così scriveva, nei suoi Diari, Andrea Emo, il filosofo veneto noto per l’interesse di Massimo Cacciari che venuto a conoscenza del materiale prodotto nell’arco di una vita ne ha disposto la pubblicazione. «Grazie alla nostra negatività possiamo identificarci alla negatività universale; possiamo identificarci alla assoluta diversità dell’universo e dell’infinito».

L’Ordine degli Eletti Cohen di Martinez de Pasqually è stato nel Settecento forse l’unico tentativo, fuori dal mondo massonico, di definire il perimetro della nostra speranza, di quella speranza che ci sopravviverà anche quando non spereremo più.