Il sette novembre del 1917 in Russia non ci fu una rivoluzione ma un semplice colpo di Stato. Il soviet operaio di Pietroburgo appoggiato da una brigata dell’esercito conquistò il palazzo del governo armi alla mano. Un governo che non era quello dello Zar, già deposto con tutti i crismi, ma quello eletto dall’assemblea rappresentativa il febbraio precedente.
La ragione per cui l’attuale regime russo ha steso un velo pietoso persino in occasione del centenario dell’Ottobre. L’allora ministro della Cultura, Medinsky disse a denti stretti che tra i bianchi e i rossi non era importante stabilire chi avesse ragione. Pensate se in Francia un ministro dicesse che tanto valeva vincessero i vandeani di La Rochejaquelein o gli emigrati al seguito di Coburgo. Un genio letterario come Alexander Afanasjev scriveva già nell’800 che la Russia era l’unico paese al mondo con “un passato incerto”.
Morale, anche quest’anno sulla Piazza Rossa si sono visti giusto i reduci del partito comunista russo, il venti per cento dell’elettorato. In pratica i militari e la struttura poliziesca del paese che rimpiangono i privilegi perduti.
La storia del comunismo in Russia è quella di una carneficina senza precedenti. Lenin e Trotsky nel 1905 discutevano con grande passione del giacobinismo in Francia dividendosi su Robespierre e la gironda. Lenin, una volta giunto al potere, avrebbe chiamato la principale corazzata sovietica “Robespierre” e Trotsky fece una fine peggiore di quella di Roland. Per la verità nessuno dei due aveva compreso esattamente cosa fosse il giacobinismo. Il club giacobino è innanzitutto un club parlamentare che si pone dalla parte della legge. Quando il partito bolscevico era principalmente una struttura clandestina. Per quanto i giacobini fossero disposti a tutto pur di ridurre il parlamento alla loro mercé vi si rimisero sempre. Robespierre cadde sulla base di un voto della maggioranza dell’aula su proposta del presidente della seduta. Danton venne mandato a processo dopo una discussione fremente su un rapporto presentato dal comitato di salute pubblica.
Lenin comprese solo che per non correre rischi, la Duma andasse sciolta e dal primo momento. Un vecchio professore di storia della Sorbona, Alphonse Aulard, fu tra i primi accademici a giungere nella Russia bolscevica. Tale fu la commozione nel vedere tanti fasti che gli ricordarono la gloriosa Rivoluzione che le lagrime gli appannarono le lenti degli occhiali. Aulard, dantonista com’era, non comprese niente. Eppure fu da quel momento che in occidente, ci si convinse che era nata una seconda rivoluzione nelle steppe a migliaia di chilometri di distanza, per completare la precedente e oltre un secolo dopo! Non ci si accorse nemmeno che c’erano i mujiki al posto dei borghesi.
Solo questo per Marx sarebbe stato sufficiente a porre una differenza incolmabile e tale per la quale le due rivoluzioni si sarebbero mostrate prive di qualsiasi legame. Basta leggere “La Sacra Famiglia” per capirlo. Ma i marxisti, quando mai l’hanno letto Marx?