Abbiamo presentato ieri con una diretta Zoom trasmessa dalla pagina Facebook di Azione e + Europa, il documento sul Mondo del Lavoro di “Programma per l’Italia”, presieduto dal professor Cottarelli. Nel documento trovate le linee guida per una riforma del mercato del lavoro ed una semplificazione burocratica indispensabile alle normative di legge che lo regolano. Davanti al vuoto lasciato da una classe politica che di lavoro non si occupa, è stato ricordato, lo ha fatto Oscar Giannino nel dibattito, il formidabile esempio Schroeder. Allora il governo tedesco affrontò con una riforma di sistema molto profonda, il pensionamento dei lavoratori venne spostato a sessantasette anni, una crisi che altrimenti avrebbe fatto collassare l’economia della Germania. Il paese si riprese riducendo drasticamente la quota di disoccupazione che l’affliggeva. Parliamo di vent’anni fa, quando la socialdemocrazia tedesca si pose ancora una volta all’avanguardia dopo i fasti di Bad Godesberg. Questo mentre la socialdemocrazia italiana dormiva. In Germania le forze conservatrici, il partito popolare di Angela Merkel, seppero poi sfruttare gli sforzi socialdemocratici e ci costruirono sopra i loro successi, ma anche i governi di solidarietà nazionale che hanno confermato la tenuta dello Stato. In Italia, le forze cosiddette conservatrici, hanno fatto ancora meno di quelle socialdemocratiche e si è persistito in una sterile contrapposizione.
La situazione del mondo del lavoro e del sistema produttivo in generale si è ulteriormente aggravata. Oggi abbiamo dieci milioni di disoccupati contro i due milioni e mezzo della Germania. Più o meno lo stesso della Francia. La soluzione che si è inseguita, il reddito di cittadinanza, assume, nel caso migliore, il profilo dei pannicelli caldi. E meno male che il governo Draghi ha per lo meno contingentato tanta follia alla richieste di offerte di lavoro passate da tre a due. Purtroppo se si trova il lavoro, se lo prendono i navigator che dovrebbero proporlo ai fruitori del reddito. Questo uno dei paradossi di un sistema completamente ingessato e pericolante in cui servirebbe una rivoluzione ma ci si accontenta anche di una riforma.
E decisivo aver individuata un’area politica in grado di porsi una visione progettuale e programmatica tale da tornare ad indicare al paese una direzione di marcia alternativa. È quanto è mancato da quando il partito repubblicano, solitariamente, si schierò in difesa del nucleare nel referendum del secolo scorso. Come si pensa di rilanciare la produzione quando non si dispone di risorse sufficienti, soprattutto energetiche? Le aziende hanno sempre più lasciato l’Italia, dove con deterrenti come la normativa contrattuale o la spropositata complessità legislativa, si sono aggiunti costi energetici esorbitanti. Se poi si vogliono ridurre le emissioni di Co2, rischiano di divenire insostenibili. Nel nord est della Cina si stanno chiudendo le fabbriche, noi dovremo aspettare di poter aprire quelle verdi.
È vero che l’eccezionale lavoro del nuovo governo è riuscito a riportare il Pil del paese ai livelli di prepandemia, ma è altrettanto vero che quei livelli erano comunque insufficienti due anni fa.
Con Programma per l’Italia iniziamo un percorso difficile, accidentato, eppure indispensabile se si vuole provare la strada del rilancio.