Un tempo era la procura granitica che faceva tremare il mondo politico e poteva cancellare un Governo con la semplice firma su un Avviso di Garanzia del suo Procuratore Capo, cosa ne è rimasto oggi?

Il Caso Eni SAI, correlato alle dichiarazioni dell’Avvocato Amara ed alle rivelazioni sulla presunta Loggia Ungheria, spacca gli Uffici della Procura di Milano dove due terzi dei sostituti procuratori firmano un documento di sostegno al sostituto procuratore Paolo Storari, il magistrato che passò al dott. Pier Camillo Davigo in CSM le carte che attestavano le dichiarazioni sull’esistenza proprio della Loggia Ungheria.

Una consorteria che avrebbe pilotato i processi importanti, condizionando la politica e la finanza italiana, insomma una sorta di fabbrica di sentenze fake, secondo un termine molto in voga oggi, ma in grado di colpire ed avvantaggiare con una mira infallibile questo o quel personaggio del mondo della politica ed appunto della finanza.

A pochi chilometri da Milano un’altra Procura, quella di Brescia, si trova tra le mani un altro fascicolo scottante, quello che vede due Sostituti Procuratori di Milano De Pasquale e Spataro, accusati di aver occultato prove favorevoli all’imputati dott. Claudio Discalzi e Paolo Scaroni, amministratori delegato Eni, accusati del grave reato di corruzione internazionale.

Una bufera giudiziaria che coinvolge indirettamente, con il caso Loggia Ungheria e rimozione del sostituto Paolo Storari, anche il Procuratore Capo dott. Greco, probabilmente sul punto di essere pensionato poco prima del deferimento disciplinare al CSM, come già accaduto con il predecessore dott. Bruti Liberati e vede scendere in campo anche una difesa sovranazionale dei due procuratori di Milano, da parte di un non meglio precisato gruppo associativo internazionale di magistrati,“ The Corruption Hunters Network” di cui lo stesso De Pasquale farebbe parte.

Tutto normale vi pare?

Insomma uno scenario da tutti contro tutti che mette in evidenza più di un sospetto sul fatto che la Loggia Ungheria fosse cosa concreta e che la sua rivelazione faccia parte di una complessa trama di azioni e contro reazioni, senza esclusione di colpi, compresa, come rivelano i periti a Brescia, la creazione di prove grossolanamente falsificate. Prove capaci di essere armi risolutive in una battaglia tra consorterie di interessi politici e giudiziari che evidentemente dovevano fare perno sul Palazzo di Giustizia Milanese.

Prove sufficienti a mettere sul graticolo alti dirigenti di una primaria società partecipata e provocare guasti finanziari che, come è ben noto, se danneggiano una parte quasi sempre ne gratificano da un’altra.

Ma tutto ciò non deve forse indurci a guardare con un occhio più sospetto tutta la vicenda storico giudiziaria italiana degli ultimi trent’anni, con i suoi effetti nel mondo politico e, naturalmente finanziario?

Trame da spy story in cui la Repubblica e la speranza di libertà e democrazia del popolo italiano sono state le vittime innocenti. Oltre che innocenti saranno anche silenti, come qual noto titolo di un film horror hollywoodiano o una forza politica sarà in grado di darne voce per una seria riforma dell’Ordine Giudiziario?

Ai posteri, più che ai Giudici, l’ardua sentenza. Noi, nel nostro piccolo, ci proviamo, con il contributo ai referendum e alla riforma Cartabia.