La protesta contro il green pass ha assunto via via tratti sempre più inquietanti e paradossali e il governo nella persona del ministro degli Interni ha sbagliato a lasciarle prendere piede con tanta seraficità. Lo abbiamo scritto dal primo momento. Più dell’attacco alla sede alla Cgil a Roma l’ottobre scorso, appariva incredibile una concentrazione di cinque seimila persone nel pieno centro della capitale svolta senza le misure di sicurezza sanitaria che pure si raccomandano e si devono imporre in simili occasioni. Quando abbiamo rivisto ripetersi il tutto nel porto di Trieste e per più giorni non abbiamo avuto nessun dubbio che la situazione dei contagi in quella città sarebbe precipitata, Trieste è molto più piccola di Roma e la pandemia ha ripreso a correre in tutta Europa. In Italia la si è controllata con efficacia solo grazie ai vaccini rifiutati dalle manifestazioni di Trieste.
E’ inutile fingere che la protesta contro il green pass non sia la protesta dei non vaccinati, perché lo strumento del green pass, per quanto possa essere discutibile, è uno strumento utile alle riaperture di tutto ciò che è stato chiuso per più di un anno e che ora vuole restare aperto. Chi gli si oppone preferisce le chiusure.
Coloro che sostengono questa lotta, dal professor Cacciari al professor Ugo Mattei, non sono supportati dai loro studi, quanto dalle loro paure. Mattei in particolare contesta gli scienziati, non il diritto violato. Cacciari che lo imita. è preda di scatti di rabbia inconsulti. Eppure i dati sono incontrovertibili, i paesi che non vaccinano stanno subendo una nuova ecatombe, quelli che hanno vaccinato con successo hanno una epidemia fra i non vaccinati ancora controllabile. I ricoverati in Italia di queste settimane sono al settanta per cento non vaccinati, i restanti sono quelli in cui il vaccino sta perdendo i suoi effetti, da qui il richiamo del governo alla terza dose. Questa è una impostazione coerente.

Un governo democratico, un governo repubblicano, non chiude la gente in casa, non impedisce il lavoro, consente nei limiti della legge il dissenso e soprattutto non inocula un vaccino appena sperimentato per via obbligatoria. Nemmeno si conosce esattamente la durata dell’efficacia del vaccino e questa magari potrebbe persino variare da persona a persona. Ma il vaccino è efficace ed il governo lo raccomanda e si premunisce che tutti possano farlo. E’ solo grazie alla grande percentuale di vaccinati che possiamo uscire dalla pandemia e coloro che ne alimentano il rifiuto invece ci riportano dentro.
Abbiamo l’esempio inglese, caratteristico dei costumi di un popolo che gli italiani fanno davvero fatica a comprendere e non è la prima volta nella storia. L’Inghilterra non ama le restrizioni e detesta gli obblighi. Ha fatto una campagna vaccinale volontaria per una popolazione abituata a viaggiare in tutto il mondo da secoli, assumendo vaccinazioni di tutti i tipi. Dal momento che un quindici per cento della popolazione non intende comunque sottoporsi al vaccino, il governo britannico a sua volta non intende prendere ulteriori provvedimenti. Il green passa ovviamente non mette al sicuro i vaccinati, che già lo sono. Protegge i non vaccinati che il governo inglese considera responsabili delle conseguenze della loro scelta. Lo Stato italiano, più protettivo e paternalista, si considera invece responsabile per degli incoscienti. Ovviamente ci sono le eccezioni, ma questa è la storia e i no vax mostrano sintomi di cedimento. Gli ultimi raduni no green pass sono sempre meno frequentati. Ma i danni che questa Vandea inalberatesi nel paese ha prodotto, li stiamo già scontando tutti.